Ma che bello svegliarsi e scoprire che qualcuno, finalmente, sta usando il cervello! Il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, ha deciso di dichiarare guerra ai cellulari nelle scuole fino alla terza media. E no, non solo durante le lezioni di educazione fisica o nelle ore di ricreazione, ma sempre, anche per scopi didattici! Che meraviglia! Era ora che qualcuno mettesse fine a questa farsa dei dispositivi tecnologici usati in classe come se fossero la panacea di tutti i mali educativi.
Vediamo di mettere qualche puntino sulle “i”, perché il coro di lamentele dei nostalgici del progresso a tutti i costi è già partito. E non c’è da stupirsi, visto che in questo paese si urla al tradimento ogni volta che si prova a far rigare dritto qualcuno.
Gli smartphone: amici dell’istruzione? Ma per favore!
Avete mai visto uno studente “impegnato” a usare lo smartphone per scopi didattici? La maggior parte del tempo, questi ragazzini non fanno altro che chattare su WhatsApp, scorrere Instagram e giocare a Candy Crush, invece di concentrarsi sul verbo di latino o sull’equazione di matematica. E poi, diciamocelo, cosa c’è di educativo nel messaggiare di nascosto durante la lezione? Forse stiamo formando dei futuri esperti in multitasking, ma solo se consideriamo l’abilità di scrivere alla fidanzatina mentre si ascolta la professoressa come una competenza utile.
Valditara, fortunatamente, ha capito che la vera formazione non passa attraverso uno schermo di pochi pollici, e ha deciso di prendere una posizione chiara e netta. Basta con le distrazioni, basta con le scuse. Gli smartphone, nelle scuole, non servono. Punto e basta.
Ma la didattica digitale? Un’altra bufala!
I soliti progressisti digitali gridano allo scandalo: “E la didattica innovativa? E le competenze digitali?”. Ma fatemi il piacere! Vi sembra che i ragazzi oggi abbiano bisogno di più tempo davanti a uno schermo per diventare più intelligenti? Basta vedere i dati dell’Unesco e dell’Ocse: l’uso eccessivo di dispositivi digitali in classe ha effetti devastanti sull’apprendimento. Si riduce la concentrazione, si perde memoria, e persino lo spirito critico va a farsi benedire. Non lo dico io, lo dicono gli studi internazionali.
A proposito, in Italia, il 42% dei giovani ha competenze digitali scarse o nulle, e questo dopo anni di smartphone e tablet. Siamo quart’ultimi in Europa! E quindi, dov’è tutto questo progresso tecnologico? Non sarà che stiamo confondendo l’essere “connessi” con l’essere “competenti”?
L’autonomia si costruisce con carta e penna, non con il touchscreen
Una delle migliori mosse di questo provvedimento è il ritorno al caro vecchio diario cartaceo. Ah, il diario! Lo strumento per eccellenza per imparare l’organizzazione, la gestione del tempo e la responsabilità personale. Lungi dall’essere un oggetto obsoleto, il diario è un alleato prezioso nell’insegnamento dell’autonomia. Perché ricordiamocelo, prima di affidarci alla tecnologia, dovremmo sapere come gestire la nostra vita senza il bisogno di un reminder che ci ricorda ogni singola cosa.
Il ministro ha giustamente sottolineato che affidarsi esclusivamente al registro elettronico ha reso gli studenti dipendenti dai loro genitori per scoprire i compiti assegnati. Basta password, basta consultazioni serali con mamma e papà per vedere cosa fare il giorno dopo. I ragazzi devono crescere e imparare a gestirsi da soli, anche scrivendo su un pezzo di carta. E se qualcuno pensa che questo sia un ritorno al Medioevo, gli consiglio un bel corso intensivo di realismo.
Docenti più autorevoli, studenti più rispettosi
Non possiamo ignorare l’altro grande vantaggio di questa direttiva: il ritorno dell’autorità dei docenti. Gli insegnanti devono essere rispettati, non ignorati mentre gli studenti si perdono nei loro schermi. Un cellulare spento significa meno possibilità di mancanza di rispetto, più attenzione alle lezioni e un ambiente scolastico finalmente serio. E se qualcuno si lamenta che questo limita l’innovazione, beh, preferisco mille volte una lezione tradizionale con un insegnante in carne e ossa che un’aula piena di zombie digitali.
Un passo avanti, non indietro
La decisione del ministro Valditara è una boccata d’aria fresca in un panorama educativo che stava diventando sempre più asfittico. Non si tratta di un ritorno al passato, ma di un passo avanti verso un’educazione che mette al centro la persona, la conoscenza e il rispetto.
Bandire i cellulari dalle scuole non è solo giusto, è doveroso. E che nessuno si azzardi a dire che stiamo tornando indietro. Stiamo, finalmente, guardando avanti.

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