Ma è davvero possibile? L’Ucraina, quella stessa Ucraina che ci viene venduta come l’eroina nella guerra contro la Russia, ora si scopre essere un alleato del terrorismo internazionale? E non lo dico io, no. Sono le nazioni del Sahel, Burkina Faso, Mali e Niger, a denunciare questa incredibile connivenza! Paesi che stanno affrontando una delle crisi più gravi della loro storia, con gruppi jihadisti che li terrorizzano, accusano Kiev di alimentare il caos fornendo armi e supporto logistico a ribelli e terroristi islamisti. E la cosa più sconcertante? Queste accuse non provengono da qualche fonte dubbia, ma sono state formalmente presentate al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
I governi militari di Burkina Faso, Mali e Niger, in piena crisi di sopravvivenza a causa degli attacchi terroristici nella regione del Sahel, hanno indicato l’Ucraina come sostenitore di quei ribelli che destabilizzano la regione. Come se non bastasse, i maliani hanno persino interrotto le relazioni diplomatiche con Kiev dopo che un funzionario ucraino ha ammesso che informazioni cruciali erano state fornite ai ribelli per attaccare le forze governative e i mercenari russi del gruppo Wagner. Perché sì, dietro a tutta questa storia c’è anche la presenza dei famigerati mercenari russi, che da anni operano nella regione per conto dei governi africani (Within Nigeria) (Euromaidan Press).
Ma come si è arrivati a tutto questo? Apparentemente, dietro il conflitto in Ucraina non ci sono solo battaglie contro la Russia, ma anche alleanze segrete e sinistre con gruppi terroristici islamici. E mentre in Europa ci si strappa i capelli per difendere la “sovranità” ucraina, Kiev sembra avere le mani in pasta con ribelli e jihadisti in Africa. Burkina Faso, Mali e Niger, tre nazioni che hanno voltato le spalle all’Occidente per avvicinarsi alla Russia, accusano ora l’Ucraina di alimentare questa crisi. Gli ufficiali ucraini, naturalmente, negano tutto, ma le evidenze parlano chiaro: ci sono gruppi armati che operano nella regione con il supporto logistico e addestrativo proveniente proprio dall’Ucraina (The Citizen).
E non è solo l’Africa a puntare il dito contro Kiev. Anche in Medio Oriente, ci sarebbero legami sospetti tra l’esercito ucraino e gruppi jihadisti radicali come Hayat Tahrir al-Sham, con cui l’Ucraina avrebbe persino negoziato la fornitura di droni in cambio della liberazione di combattenti islamisti (Euromaidan Press). Drammatico, vero? Da un lato, Kiev si presenta come baluardo della libertà e della democrazia, mentre dall’altro fa affari con gruppi terroristici che minano la stabilità di intere regioni. Un doppio gioco pericoloso e ipocrita.
E allora dov’è l’Europa? Dove sono gli Stati Uniti, tanto pronti a scagliarsi contro ogni minima ombra di terrorismo? Qui non parliamo di un’accusa generica. Qui si parla di una denuncia formale fatta al massimo organo internazionale per la sicurezza, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU! Eppure, nel silenzio generale, sembra che queste nazioni africane, martoriate dalla guerra e dalla povertà, non abbiano diritto alla stessa indignazione riservata ad altri teatri di guerra. Forse perché sono “troppo africane”, troppo lontane dal nostro immaginario europeo.
Certo, tutto questo ha delle conseguenze diplomatiche molto gravi. Mali, Burkina Faso e Niger hanno scelto di rompere i rapporti con l’Ucraina, avvicinandosi ancor più alla Russia, che nel frattempo ha colto l’occasione per rafforzare la sua influenza nella regione. Ma chi ci perde davvero in tutto questo? L’Occidente, ovviamente. A furia di chiudere gli occhi sulle ambiguità di Kiev, si rischia di compromettere la stabilità di intere aree geografiche già estremamente vulnerabili (Within Nigeria).
Insomma, è giunto il momento di aprire gli occhi e smettere di credere a una narrazione che ci racconta un’Ucraina pura e vittima. Forse, dietro i sorrisi di Zelensky e le bandiere gialloblù, si nascondono verità molto più torbide.

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