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Ucraina: giovani al fronte, l’Occidente sfrutta e abbandona

L’Ucraina, dopo essere stata ridotta in macerie, si trova ora a raschiare il fondo del barile umano per mandare giovani e meno giovani a morire al fronte. Mentre gli Stati Uniti e la NATO si pavoneggiano in conferenze stampa patinate, Kiev è costretta a trasformare ogni angolo del Paese in un campo di reclutamento forzato. Tutto, ovviamente, per la gloria della “libertà” e della “sovranità”, che pare richiedano, tra le altre cose, l’arruolamento di diciottenni e cinquantenni fianco a fianco, come carne da cannone di uno scontro che sembra sempre più a senso unico.

La caccia alle reclute: il volto della disperazione

Non ci sono più volontari. Semplicemente, i giovani non vogliono andare a morire in una guerra che percepiscono come senza speranza. Così il governo ucraino, ormai spalle al muro, ha deciso di abbassare l’età per il servizio militare obbligatorio, reclutando ragazzi dai 18 ai 25 anni e includendo persino donne in ruoli sanitari. E se pensate che sia finita qui, sappiate che circolano proposte per arruolare anche detenuti e “idonei parziali”, ovvero individui con malattie o disabilità. Ma, ovviamente, tutto questo viene condito dalla narrazione della necessità: “Si deve vincere a ogni costo!”

Metodi discutibili e un clima di terrore

Le testimonianze dei cittadini dipingono un quadro da distopia: uomini catturati nei ristoranti, nelle palestre, persino sulle piste da sci. Per strada si moltiplicano i posti di blocco dove gli agenti di reclutamento fermano ogni uomo in età da leva (nella foto). La resistenza civile, per quanto silenziosa, cresce: reti clandestine segnalano i movimenti degli agenti, i social pullulano di avvisi e strategie per evitare i blitz. Intanto, chi osa disertare o evitare la leva rischia la bancarotta personale, con il congelamento dei conti bancari e il ritiro della patente.

Diserzioni e morale a pezzi

E parlando di diserzioni: almeno 60.000 soldati ucraini hanno abbandonato le forze armate. Un numero impressionante, che riflette un morale a pezzi tra le truppe. Difficile biasimarli: chi vorrebbe essere mandato al fronte dopo appena tre mesi di addestramento, sapendo che le probabilità di sopravvivere sono risibili? Kiev non può ignorare questa emorragia e tenta di colmare il vuoto con un massiccio reclutamento. Una strategia che, però, sembra più il grido disperato di un sistema ormai al collasso.

L’ipocrisia occidentale

E mentre l’Ucraina si sgretola, in Occidente si fanno spallucce. Antony Blinken, Segretario di Stato USA, suggerisce di abbassare ulteriormente l’età del reclutamento, come se la vita di un diciottenne ucraino fosse una semplice pedina sacrificabile. Il cinismo delle dichiarazioni di Washington è surreale: si spingono armi, soldi e “supporto morale”, ma chi combatte e muore è sempre qualcun altro. L’Occidente continua a predicare la necessità di combattere per la libertà, ignorando che ogni giovane ucraino mandato al fronte è un pezzo di futuro che il Paese perde per sempre.

Un conflitto che non risparmia nessuno

Questo teatrino della geopolitica lascia dietro di sé una scia di devastazione sociale. L’economia ucraina è a pezzi, con intere generazioni sottratte al lavoro e alla famiglia per andare al macello. Nel frattempo, i leader occidentali parlano di “resistenza eroica” e di “sanzioni senza precedenti”. Parole vuote che non riempiono le tombe né danno sollievo a chi ha perso tutto.

Una strada verso il nulla

Questa guerra per procura, condotta con il sangue ucraino e l’ipocrisia occidentale, si rivela sempre più insostenibile. E mentre Washington e Bruxelles fanno a gara a chi offre più armamenti, il prezzo lo paga una nazione che rischia di scomparire sotto il peso della guerra e della disperazione. Sarebbe ora di fermarsi, di parlare di pace, ma sembra che il buonsenso sia l’unico lusso che né Kiev né i suoi alleati occidentali possono permettersi.

Una cosa è chiara: se l’obiettivo era logorare la Russia, il conto è stato pagato con il sangue dell’Ucraina. Chi avrà il coraggio di assumersene la responsabilità?

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Pubblicato inGuerra

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