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Adozioni ai single: è la fine della famiglia?

Eccoli qua, sempre loro, i giudici della Corte Costituzionale, che con un tratto di penna decidono di ribaltare decenni di principi, equilibri e buonsenso. La sentenza numero 33 del 2025 sancisce che i single possono adottare minori stranieri in stato di abbandono. Tutto bellissimo, tutto emozionante, tutto commovente… almeno per chi si beve la solita retorica del “diritto alla genitorialità a tutti i costi”. Ma siamo sicuri che questa sia davvero una vittoria? O è l’ennesimo passo verso la distruzione della famiglia naturale?

Il primo mattone è caduto: adesso vien giù il muro

Una cosa è certa: ci raccontano che questa decisione sia a favore dei bambini, ma la verità è che serve solo agli adulti. Il focus non è più il diritto del minore ad avere una famiglia solida, ma il desiderio individuale di chi vuole un figlio ad ogni costo. Oggi apriamo ai single, domani alle coppie LGBT e dopodomani? Chi si metterà in fila per l’adozione? Ci diranno che negare a una coppia poliamorosa il diritto di adottare è discriminazione?

Questa sentenza spiana la strada a qualsiasi scenario, anche il più assurdo. Il modello di famiglia tradizionale, con un padre e una madre, viene messo da parte come un vecchio soprammobile impolverato. “Obsoleto”, dicono. “Discriminatorio”, urlano. Eppure, fino a ieri, tutti sapevano che un bambino ha bisogno di una figura paterna e materna per crescere in modo armonioso. Ma oggi no, oggi basta che ci sia qualcuno con la voglia di adottare e il problema è risolto. E il benessere del minore? Non pervenuto.

L’adozione non è un desiderio, è una responsabilità

Ci raccontano che il problema è la diminuzione delle richieste di adozione e che quindi aprire ai single è un atto di solidarietà verso i bambini abbandonati. Peccato che nessuno ci dica il perché le richieste di adozione siano in calo. Magari, e dico magari, potrebbe dipendere dal fatto che lo Stato non supporta adeguatamente le famiglie che vogliono adottare? Forse perché le procedure sono talmente farraginose che ci vogliono anni prima che un bambino trovi una casa? O forse perché diversi Paesi ne fanno vero e proprio mercimonio a costi esorbitanti? No, molto più semplice dire che la colpa è delle “rigidità del sistema” e che basta buttar giù tutto per risolvere il problema. Un po’ come abbattere una diga per evitare che l’acqua ristagni. Ma poi, quando arriva l’alluvione, chi se ne occupa?

Un minore non è un trofeo da esibire

Ma c’è di più. Il rischio più grande è che questo cambiamento alimenti un mercato della genitorialità basato sul capriccio individuale. Non c’è più l’idea che un bambino abbia bisogno di una famiglia, ma piuttosto il concetto che chiunque voglia essere genitore abbia diritto a diventarlo. Perché fermarsi all’adozione? Perché non dare il via libera anche alla maternità surrogata, ai figli su ordinazione, alla fiera del desiderio assoluto?

Lo abbiamo visto accadere in altri Paesi e ci siamo sempre detti: “Da noi no, in Italia certe cose non accadranno mai”. E invece eccoci qua, con una sentenza che fa da apripista alla distruzione di un modello millenario. Non fraintendetemi: non sto dicendo che i single siano incapaci di crescere un figlio. Ma la domanda vera è: è giusto che lo Stato incentivi questo modello rispetto alla famiglia tradizionale? Davvero vogliamo che l’adozione diventi un supermercato dove chiunque può entrare e scegliere un bambino dallo scaffale?

Dall’adozione per i single alla cancellazione della famiglia naturale

Non ci vuole un genio per capire cosa succederà adesso. Aprire ai single significa creare un precedente giuridico. Prossimo passo? L’adozione alle coppie omosessuali, che adesso si vedranno servito su un piatto d’argento l’argomento perfetto: “Perché un single sì e noi no?” Un’obiezione, purtroppo, più che legittima una volta che si accetta il principio che l’adozione è un diritto individuale e non un’istituzione a tutela del bambino.

E a quel punto, cosa resta della famiglia? Nulla. La si trasforma in un concetto liquido, malleabile, privo di punti fermi. Un padre e una madre non sono più necessari, ma solo un residuo del passato. E chiunque osi anche solo dire che un bambino ha bisogno di entrambi verrà etichettato come “retrò”, “bigotto” o peggio ancora “omofobo”.

E ora chi ferma questa deriva?

Abbiamo spalancato le porte all’ignoto e il peggio deve ancora arrivare. La Consulta ha messo la prima pietra per costruire un sistema in cui il diritto del minore è secondario rispetto ai desideri dell’adulto. Adesso ci diranno che siamo esagerati, che nulla cambierà, che si tratta solo di un piccolo aggiustamento. Ma sappiamo bene come funziona: prima si fa un piccolo passo, poi un altro, poi un altro ancora, fino a quando ci si sveglia in un mondo che non riconosciamo più.

La battaglia è appena iniziata. Se davvero vogliamo difendere la famiglia naturale e i diritti dei bambini, dobbiamo avere il coraggio di dire le cose come stanno: questa sentenza è un errore. E se non si pone un freno adesso, domani potrebbe essere troppo tardi.

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Pubblicato inGiustizia

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