La beffa del gas e delle petroliere “ombra”
Non si può fare a meno di sorridere, anche se amaramente, di fronte all’ultimo capitolo della commedia europea: il 18° pacchetto di sanzioni contro la Russia, approvato con l’entusiasmo miope di chi si sente moralmente superiore ma ha le tasche vuote. Per la prima volta si colpisce il gasdotto Nord Stream – quello stesso gas che buona parte del Vecchio Continente importa con il contagocce –, e si punta il dito contro la cosiddetta “flotta ombra” di oltre un centinaio di petroliere russe. Un atto di grande utilità, se non fosse che l’Europa, paralizzata dalle proprie divisioni interne, resta incapace di rimpiazzare quei rifornimenti, e vede le bollette salire al cielo più delle ambizioni di Bruxelles.
Il prezzo del petrolio: da limitare, ma senza alternative
Come chi, di fronte a un carro rotto, cerca di raddrizzare le ruote tirando più forte le redini, così l’UE decide di tagliare il tetto di prezzo del barile russo da 60 a circa 47,60 dollari. Peccato che, nel frattempo, i consumatori europei si ritrovino a sborsare cifre ben superiori, e le economie più fragili – Italia in primis – arrancano tra inflazione galoppante e crescita ai minimi storici. Si tratta di una mossa tanto ideologica quanto inefficace, che ignora la regola aurea della tradizione cattolica: prima il bene comune, poi le manie moralistiche.
La “lotta” alle raffinazioni: colpire anche l’India
Si aggiunge poi la novità di sanzionare la raffineria Rosneft in India: dal 2025 ormai il colosso russo si è trasferito a Oriente, vendendo petrolio a clienti ben più disponibili di quelli europei. L’Unione, nel suo tripudio di comunicati stampa, crede di avere inflitto un colpo mortale a Mosca, quando in realtà ha semplicemente spostato il convoglio verso porti amiche. Mentre Bruxelles pontifica, l’Asia sorseggia petrolio a basso costo, consolidando rapporti che non vedono certo l’Europa come partner imprescindibile.
L’autogol delle tecnologie e la Cina “salvatrice”
Non basta: si promette guerra aperta alle banche cinesi che aiuterebbero la Russia a eludere le misure, e si blocca l’esportazione di tecnologie per droni. Peccato che Pechino, sempre più pragmatica e lungimirante, soddisfi comunque la domanda di Mosca, lasciando l’Europa a parlare da pulpito ma senza cannoni. In un’epoca in cui la supremazia tecnologica si decide in decenni, l’UE si accanisce sulle briciole, mentre la Cina consolida il suo ruolo di fornitore indispensabile.
L’unità a senso unico degli Stati membri
E poi c’è il balletto interno: Slovacchia e Malta opposte, poi rassegnate; Fico che ottiene garanzie sui prezzi del gas; Von der Leyen che media come fosse alla sagra del paese. Un copione già visto mille volte, dove a comandare è l’urgenza di non scontentare nessuno, anziché un disegno strategico coerente. Il risultato? Una vetta di sanzioni che vale più sulla carta che nei fatti, mentre l’Europa si spacca in mille rivoli di particolarismi e rivendicazioni nazionali.
L’effetto boomerang: quando la punizione ricade sul boia
Alla fine, il vero paradosso è che queste sanzioni colpiscono prima di tutto i cittadini europei. Il costo dell’energia resta alle stelle, le imprese lamentano un costo del lavoro che lievita a causa dell’inflazione, e l’industria bellica – tanto menzionata nei discorsi – attende fondi che tardano ad arrivare. Nel frattempo, l’economia russa resiste, riallinea i mercati verso Oriente e rafforza la propria moneta grazie ai surplus energetici. Il boomerang ha già colpito: mentre Mosca sorride sotto i baffi, Bruxelles si interroga sul prossimo pacchetto, come se non avesse già sperperato 17 precedenti tentativi.
Un appello alla sobrietà e alla ragione
In questo caos di decreti e proclami, ci piacerebbe tornare a un approccio più misurato: difendere la nostra libertà e i nostri valori cristiani senza illuderci che un elenco di divieti possa piegare la volontà di un avversario solido e determinato. La tradizione ci insegna che la vera potenza nasce dalla prudenza, dal rispetto delle risorse e dalla capacità di dialogo, non dalla disperata ricerca di colpevoli. Se l’Occidente vuole davvero contare, deve smettere di punirsi da solo e ritrovare quella coesione culturale e spirituale che ha reso grande la civiltà europea.
Invece di continuare a rincorrere sanzioni a getto continuo, forse varrebbe la pena di riflettere: l’unica vittoria duratura non si ottiene mettendo bandiere rosse sui grafici del nemico, ma rafforzando le fondamenta della propria casa. Solo così l’Europa potrà riprendere in mano il timone della storia, invece di subire le correnti avverse che essa stessa ha generato.

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