È un colpo basso all’intelligenza civile trasformare il ricordo di via D’Amelio in un comizietto da social network, eppure Elly Schlein non ha perso l’occasione per confermare l’ennesima caduta di stile della sinistra italiana. L’intervista rilasciata a Repubblica, anziché onorare la memoria di Falcone e Borsellino, si è trasformata in un grido di guerra contro Meloni e il governo, riducendo un anniversario drammatico a uno spot di bassa lega.
Ecco la “perla” della segretaria PD
Nell’esternazione a Giovanna, sull’edizione di domenica, Schlein ha parlato delle stragi di Capaci e via D’Amelio cavalcando la ricorrenza per sparare ad alzo zero contro l’esecutivo. Prima la premessa che tra governo e magistratura c’è «un conflitto grave perché indebolisce i cardini della nostra democrazia». Poi l’invettiva: «L’attacco alla magistratura è una costante di questo governo che ha bisogno di un nemico al giorno per nascondere i suoi fallimenti, l’incapacità di affrontare i problemi concreti degli italiani a partire dal caro vita, dai salari più bassi d’Europa, dalle liste d’attesa negli ospedali cosi lunghe che milioni di persone rinunciano a curarsi». E infine la chicca: «Cercano lo scontro con i giudici per distrarre gli italiani da tutto quel che nel Paese non va. E per loro precise responsabilità».
Speculazione politica al posto della memoria
Invece di ricordare l’immane sacrificio dei giudici e degli uomini della scorta, Schlein ha scelto di cavalcare l’onda dell’indignazione per lanciare frecciate sugli stipendi, il caro vita e le liste d’attesa. È uno sconcertante ribaltamento di priorità: quando il dolore di una nazione dovrebbe unire, lei preferisce dividere, trasformando via D’Amelio in un palcoscenico per il proprio marketing politico.
Cinismo da centro sociale
Basti pensare alle parole di Galeazzo Bignami, capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia,che non a caso ha stigmatizzato «il tipico cinismo della sinistra di provare a speculare pure sui momenti più importanti e drammatici della nostra Nazione». Non si tratta di critiche funzionali a un dibattito pubblico, ma di slogan gridati con la stessa intensità di un megafono in un corteo, privi di qualsiasi profondità analitica.
Un conflitto “a comando”
Schlein parla di un «grave conflitto tra governo e magistratura» come se fosse l’ultimo tormentone di una serie Netflix: servono nemici nuovi ogni giorno per coprire l’incapacità di gestire i problemi reali. Peccato che attaccare la magistratura – cui Spagna, Francia e molti altri Paesi non riservano vignette populiste – non risolva il caro bollette né rimpolpi i salari sotto la media europea.
Le semplificazioni demagogiche sull’Open Arms
Il governo Meloni avrebbe sparato a zero sulla Procura di Palermo, sostiene la segretaria dem, come fosse un film d’azione con protagonista il “potere oscuro”. Il paragone con Trump e Orbán è la ciliegina: un gusto per la retorica da bar sport che fa solo ridere i tavoli accanto. È davvero così stupefacente che un esecutivo commenti l’impugnazione di una sentenza? No: è la prassi istituzionale normale.
L’effetto boomerang
Il risultato politico di queste uscite è desolante: più Schlein alza il volume demagogico, più perde credibilità. Gli italiani cercano risposte concrete, non la lista degli “amici dei giudici” o del “nemico di giornata”. Questo teatro dell’assurdo può funzionare sui social, ma in Parlamento e nelle piazze conta la sostanza, non il clamore.
Centrosinistra in bancarotta
Se l’alternativa alla destra è un revival di slogan da rivoluzione mancata, il centrosinistra appare non solo moralmente, ma anche culturalmente e politicamente in bancarotta. L’ennesima caduta di stile di Elly Schlein dimostra che la sinistra ha ormai abdicato al senso delle istituzioni e alla responsabilità storica, preferendo il chiacchiericcio sterile a qualsiasi forma di seria proposta riformista. È ora di abbassare i toni, riconoscere gli errori e tornare a quel rispetto degno delle vittime di mafia – prima che l’oblio sia completo.

Sii il primo a commentare