Un partito che governa la città da decenni, che ha negato per anni il problema droga, che ha irriso chi osava denunciarlo, oggi scopre l’acqua calda: a Bologna i pusher comandano. A rivelarlo non sono le destre cattive, non sono i cittadini esasperati, ma il Pd stesso, con un dossier del Comune. Una vicenda che somiglia a una farsa: i colpevoli che denunciano se stessi e pensano pure di farne propaganda politica.
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La scoperta dell’acqua calda
Il dossier presentato dalla giunta Lepore fotografa una Bologna che somiglia sempre più a una piazza di spaccio a cielo aperto. Alla Bolognina, quartiere simbolo della città, i residenti raccontano di vere e proprie estorsioni: per entrare a casa bisogna pagare il “pedaggio” imposto dai pusher, cinque o dieci euro a seconda della giornata. I cassonetti dell’immondizia diventano depositi di droga, i giardini campi base per i trafficanti, le strade terreno di caccia per consumatori e venditori. L’assessore alla sicurezza, Matilde Madrid, definisce questi comportamenti «mafiosi e intimidatori», puntando il dito contro gruppi nigeriani.
E qui casca l’asino: chi governa Bologna da decenni? Chi ha gestito l’ordine pubblico, la sicurezza, l’integrazione? Sempre il Pd. È come se un medico che per anni ha curato male un paziente pubblicasse un dossier per denunciare quanto quel paziente stia male.
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La memoria corta della sinistra
Non è passato poi così tanto da quando Matteo Salvini, citofono alla mano, fece la famosa domanda al Pilastro: «Scusi, lei spaccia?». La sinistra insorse gridando al razzismo, al populismo, alla barbarie mediatica. Peccato che in quella casa davvero si spacciasse, come confermarono le indagini. All’epoca per il Pd contava più condannare la “forma” che affrontare il problema di sostanza. Oggi, con la città in mano ai pusher, sono costretti a dare ragione – tardivamente e malvolentieri – a chi denunciarono come intollerante. È il paradosso della politica a sinistra: negare l’evidenza quando la dice l’avversario, riscoprirla come verità rivelata quando non se ne può più fare a meno.
Il passato che ritorna: la mafia nigeriana
Già nel 2018 Fratelli d’Italia propose di allargare i lavori della Commissione Antimafia anche alle mafie straniere, in particolare quella nigeriana. Il Pd, fedele alla sua linea, votò contro. Troppa realtà per essere accettata: meglio parlare di stereotipi, di paure alimentate ad arte. Oggi, però, la stessa giunta bolognese parla di “stile mafioso nigeriano” per descrivere ciò che succede alla Bolognina. I cittadini, insomma, non erano visionari: il pericolo era reale, ma il Pd non voleva ammetterlo.
Ora che il fenomeno è sotto gli occhi di tutti, la sinistra si arrampica sugli specchi, denunciando ciò che ha contribuito a creare e accusando altri della propria miopia.
Il governo c’è, il Pd no
Il capolavoro politico arriva con l’interrogazione parlamentare presentata dal Pd nazionale: accusano il governo di non fare nulla per la sicurezza a Bologna. Ma i numeri raccontano un’altra storia. Dal solo ottobre scorso le forze dell’ordine hanno controllato quasi 32mila persone, emesso oltre 220 provvedimenti di allontanamento (per l’83% stranieri) e arrestato più di 70 persone, metà per reati di droga. Tutto questo grazie a misure come zone rosse, taser e controlli a tappeto: esattamente quelle che il Pd ha definito liberticide, repressive, da Stato di polizia.
Il risultato è chiaro: il governo c’è, agisce, e ottiene risultati. A mancare è la volontà politica delle amministrazioni locali di sinistra, troppo occupate a distribuire pipette per il crack in nome di una malintesa “riduzione del danno”.
Il clamoroso autogol
Il Pd è riuscito in un’impresa unica: accusare il governo per un degrado che nasce dalle proprie scelte amministrative. È come se un piromane denunciasse la scarsità di estintori. Prima hanno votato contro chi chiedeva di vigilare sulle mafie straniere. Poi hanno insultato chi denunciava lo spaccio nei quartieri. Poi hanno definito “razzista” chi suonava ai citofoni. Infine hanno distribuito pipette ai tossicodipendenti. E oggi, dopo tutto questo, scoprono che Bologna è invasa dai pusher.
Se non fosse tragico, sarebbe comico. Ma è tragico per i residenti, costretti a vivere in una città dove l’illegalità è diventata normalità e la sicurezza un lusso da réclame elettorale.
Una vicenda da manuale
Questa vicenda è il simbolo perfetto della schizofrenia politica del Pd: negare, deridere, accusare, per poi ammettere quando ormai è troppo tardi. A Bologna, il dossier del Comune non è un atto di coraggio: è la confessione di un fallimento. E il tentativo di trasformarlo in propaganda contro il governo è un autogol da cineteca.
In conclusione, la morale è semplice: per capire perché la Bolognina sia oggi ostaggio dei pusher non serve un dossier, basta citofonare Pd.

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