Vai al contenuto

Cuba e Stati Uniti: ritorno alla linea del fuoco

C’è un’isola nei Caraibi che da oltre mezzo secolo vive sotto pressione, sospesa tra embargo, rivoluzioni, alleanze strategiche e minacce di ritorsioni. La crisi tra Cuba e Stati Uniti non è una semplice disputa diplomatica: è una ferita storica mai rimarginata, un braccio di ferro ideologico ed economico che ha attraversato la Guerra Fredda e oggi riemerge con toni che ricordano i momenti più tesi del Novecento.

La nuova escalation del 2026, con Washington che minaccia dazi e sanzioni contro chi rifornisce L’Avana di petrolio e Mosca che promette sostegno politico e militare all’isola, riporta il mondo a una domanda inquietante: stiamo assistendo a una nuova crisi caraibica in versione contemporanea?

Le radici del gelo: dal 1959 alla crisi dei missili

Per capire l’oggi bisogna tornare al 1959, quando Fidel Castro rovesciò il regime di Batista. Con la rivoluzione, Cuba passò dall’essere sotto forte influenza americana a dichiararsi socialista, stringendo rapporti strettissimi con l’Unione Sovietica.

Washington reagì con durezza: nazionalizzazioni delle imprese americane, rottura diplomatica e, soprattutto, embargo economico. Un embargo nato come misura di pressione temporanea e diventato il più longevo della storia moderna.

Il punto più alto della tensione arrivò nel 1962 con la crisi dei missili. Il presidente americano John F. Kennedy scoprì che Mosca stava installando testate nucleari sull’isola. Per tredici giorni il mondo trattenne il fiato. Il compromesso finale evitò la guerra atomica, ma fissò Cuba come epicentro permanente della rivalità tra Washington e Mosca. Da allora, l’isola non è mai uscita davvero dall’ombra della contrapposizione globale.

Embargo, tentativi di disgelo e nuove strette

Nei decenni successivi, i rapporti tra Stati Uniti e Cuba hanno conosciuto fasi alterne. Dopo il crollo dell’URSS, L’Avana entrò nel cosiddetto “periodo especial”: senza il sostegno sovietico, l’economia crollò. L’embargo, però, non venne revocato.

Ci fu un tentativo serio di normalizzazione durante la presidenza Obama, con la riapertura delle ambasciate e la storica visita all’Avana. Sembrava l’inizio di una nuova era. Ma il processo si arrestò con il ritorno a una linea più dura sotto Donald Trump, che ripristinò restrizioni, inserì Cuba nella lista degli Stati sponsor del terrorismo e rafforzò le sanzioni.

Oggi, con il nuovo mandato di Trump, la tensione è tornata a livelli altissimi. Il dialogo lascia spazio alla pressione economica.

La nuova escalation: petrolio, emergenza nazionale e minaccia di blocco

Il detonatore della crisi attuale è energetico. Per anni Cuba ha ricevuto petrolio dal Venezuela. Ma con il mutato scenario politico a Caracas e l’interruzione del sostegno venezuelano, L’Avana si è ritrovata in piena emergenza carburante. Blackout prolungati, razionamenti, trasporti paralizzati: la crisi energetica ha colpito il cuore della vita quotidiana cubana.

A quel punto Washington ha compiuto un passo ulteriore: dichiarazione di emergenza nazionale nei confronti di Cuba e minaccia di sanzioni contro qualsiasi Paese che continui a fornire petrolio all’isola. Una mossa che equivale a un tentativo di strangolamento economico su scala internazionale.

Il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha respinto le accuse, sostenendo che il suo Paese non minaccia nessuno e che da oltre sessant’anni subisce un’aggressione economica sistematica. L’Avana parla di guerra economica; Washington di sicurezza nazionale.

Mosca rilancia: alleanza strategica e sostegno “fraterno”

Nel pieno di questa tensione, la Russia è tornata protagonista. A Mosca, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha incontrato il suo omologo cubano Bruno Rodríguez, ribadendo che la cooperazione tra i due Paesi non rappresenta alcuna minaccia per gli Stati Uniti.

Lavrov ha parlato di assistenza nella difesa della sovranità cubana, definendo illegittime e disumane le misure americane. Sulla stessa linea la portavoce Maria Zakharova, che ha ricordato come i rapporti tra Mosca e L’Avana affondino le radici in quasi settant’anni di storia comune.

Il messaggio è inequivocabile: la Russia non intende lasciare sola Cuba. E se Washington punta sull’isolamento economico, Mosca punta sulla solidarietà strategica.

Uno scenario da nuova Guerra Fredda?

Il rischio è evidente. Cuba torna ad essere una pedina in uno scontro più ampio tra potenze. Da una parte gli Stati Uniti che evocano minacce alla sicurezza nazionale; dall’altra la Russia che parla di sovranità e legittimità internazionale.

Non siamo nel 1962, ma il clima di contrapposizione ricorda pericolosamente certe dinamiche del passato. Oggi non si parla di missili nucleari, ma di petrolio, sanzioni e blocchi navali evocati. Eppure la sostanza resta: un’isola caraibica al centro di un confronto globale.

La domanda resta aperta: si arriverà a un negoziato oppure la spirale di ritorsioni e contro-mosse trascinerà la regione in una fase ancora più instabile?

Quando Washington e Mosca si confrontano nei Caraibi, il mondo intero finisce per trattenere il respiro.

Hey, ciao 👋
Piacere di conoscerti.

Iscriviti per ricevere le ultime notizie nella tua casella di posta, ogni settimana.

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

Ti è piaciuto questo post? Allora condividilo!
Pubblicato inGeopolitica

Sii il primo a commentare

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    PHP Code Snippets Powered By : XYZScripts.com