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Sbattezzo, l’ultima follia: cancellare Dio con un colpo di spugna

La Corte di giustizia dell’Unione europea chiamata a pronunciarsi sulla cancellazione dei nomi dai registri battesimali. In nome della privacy si rischia di mettere in discussione persino l’autonomia della Chiesa. Ma un sacramento non è un abbonamento da disdire.

C’era una volta chi perdeva la fede, smetteva di andare a Messa e, magari, trascorreva il resto della vita senza più mettere piede in una chiesa. Oggi, evidentemente, non basta più. C’è chi pretende di cancellare persino il proprio Battesimo, come se fosse un vecchio abbonamento telefonico, un’iscrizione in palestra o una fastidiosa newsletter. Basta una richiesta, una firma, un richiamo alla privacy e via: fuori dal registro parrocchiale. Peccato che Dio non sia un archivio informatico e il Battesimo non sia un contratto con diritto di recesso.

Eppure, proprio questa singolare pretesa è arrivata davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea, chiamata a decidere se una persona possa ottenere la cancellazione dei propri dati dai registri battesimali della Chiesa cattolica. Una questione che, dietro l’apparente tecnicismo giuridico, nasconde un interrogativo ben più importante: fino a che punto la legislazione civile può interferire con la vita e le regole di una confessione religiosa?

Il caso che arriva dal Belgio

Tutto nasce nella diocesi di Gand, in Belgio, dove un uomo, battezzato da bambino, ha chiesto di eliminare ogni riferimento alla propria persona dagli archivi ecclesiastici. La diocesi ha registrato la sua volontà di abbandonare la Chiesa, conservando tuttavia la documentazione del Battesimo. Non soddisfatto, l’interessato si è rivolto all’Autorità belga per la protezione dei dati, che gli ha dato ragione.

La controversia è così approdata alla giustizia europea, con la causa C-12/25, Bisdom Gent. Il 1° ottobre 2026 l’avvocata generale Laila Medina ha presentato le proprie conclusioni, sostenendo che il diritto alla cancellazione previsto dal Regolamento europeo sulla protezione dei dati (GDPR) possa, in linea di principio, applicarsi anche ai registri battesimali.

Attenzione, però: non si tratta ancora di una sentenza. Le conclusioni non vincolano i giudici e, soprattutto, non stabiliscono alcun diritto automatico alla cancellazione. Secondo Medina, occorre valutare ogni caso, bilanciando la tutela dei dati personali con la libertà religiosa e l’autonomia della Chiesa.

Il Battesimo non si cancella

Qui emerge il paradosso. Nessuno può essere obbligato a credere, a frequentare la Messa o a riconoscersi nella Chiesa cattolica. La libertà religiosa comprende anche quella di non credere, di cambiare religione e persino di rifiutare pubblicamente la fede ricevuta nell’infanzia.

Ma la libertà di rinnegare un avvenimento non comporta il diritto di cancellarlo dalla storia.

Il Battesimo è un fatto realmente accaduto, documentato da un registro che ne attesta la celebrazione. Non è un elenco di iscritti a un partito, un’associazione culturale o un circolo ricreativo. È un documento ecclesiastico che conserva la memoria di un sacramento e permette di verificare informazioni indispensabili anche per la celebrazione di altri sacramenti.

Per la dottrina cattolica, inoltre, il Battesimo imprime nell’anima un carattere spirituale indelebile. È quanto insegna il Catechismo della Chiesa cattolica al numero 1272. Si può perdere la fede, si può abbandonare la Chiesa, ma non si può annullare sacramentalmente ciò che è stato ricevuto.

Il Vaticano lo ha ribadito nella nota del 7 aprile 2025 del Dicastero per i Testi Legislativi: le iscrizioni nei registri battesimali non possono essere cancellate, salvo la correzione di errori di trascrizione. È invece possibile annotare formalmente la volontà dell’interessato di abbandonare la Chiesa.

Insomma, chi vuole dichiararsi non cattolico può farlo. Chi pretende che la Chiesa faccia sparire la testimonianza di un sacramento realmente celebrato chiede qualcosa di ben diverso.

Quando la privacy entra in sacrestia

La COMECE, la Commissione degli episcopati dell’Unione europea, ha espresso le proprie preoccupazioni in un documento pubblicato nel settembre 2026. Cancellare i dati battesimali, osservano i vescovi, potrebbe compromettere non soltanto l’amministrazione dei sacramenti, ma anche gli interessi di genitori, padrini, madrine e altre persone menzionate nei registri.

Questi documenti, inoltre, possiedono un valore storico e genealogico che va ben oltre la vita religiosa. Per secoli hanno rappresentato una fonte essenziale per ricostruire la storia delle famiglie e delle comunità.

E allora viene spontanea una domanda: se una persona domani pretendesse di cancellare il proprio nome da un antico registro parrocchiale, dovremmo forse riscrivere la storia per assecondarne le convinzioni attuali?

Il problema non è negare la tutela dei dati personali, che rimane un diritto fondamentale. È impedire che un diritto legittimo diventi lo strumento per imporre alla Chiesa una concezione puramente burocratica della propria identità.

Perché oggi si discute dei registri battesimali, ma il principio in gioco è più ampio: chi stabilisce la natura di un documento religioso? La Chiesa, secondo le proprie norme e la propria dottrina, oppure un’autorità civile che lo considera alla stregua di qualsiasi archivio amministrativo?

L’apostasia elevata a diritto di cancellazione

Lo chiamano sbattezzo, un neologismo che sembra uscito da una commedia dell’assurdo. Nella pratica indica la richiesta di registrare il proprio distacco dalla Chiesa cattolica. Ma qualcuno vorrebbe andare oltre, pretendendo la cancellazione materiale della propria iscrizione battesimale.

Ed è proprio qui che la questione assume contorni grotteschi. Non basta più dire di non credere in Dio: si vorrebbe obbligare la Chiesa a comportarsi come se quel Battesimo non fosse mai avvenuto.

La differenza è sostanziale. Il diritto di abbandonare una religione appartiene alla libertà individuale. La pretesa di modificare un documento storico-sacramentale coinvolge invece anche la libertà dell’istituzione religiosa.

Il rischio è quello di ridurre il rapporto tra l’uomo e il sacro a una questione di moduli, protocolli e cancellazioni, come se la fede fosse una semplice pratica amministrativa.

La fede non è una pratica da archiviare

Naturalmente, una persona può scegliere di vivere lontano da Dio. Può dichiararsi atea, agnostica, anticlericale. Può contestare la Chiesa, rifiutarne gli insegnamenti e non riconoscersi più nella comunità cattolica. Nessuno ha il diritto di costringerla a fare diversamente.

Ma la Chiesa non può essere obbligata a negare un fatto storico né a modificare la propria dottrina per soddisfare una richiesta di cancellazione.

La Corte europea dovrà pronunciarsi su un delicato equilibrio tra diritti individuali e libertà religiosa. Non spetterà certamente ai giudici stabilire se un Battesimo sia valido davanti a Dio. Potranno decidere come debbano essere trattati determinati dati personali, non cancellare il significato spirituale di un sacramento.

Resta una considerazione, forse la più semplice. In un’epoca che pretende di poter scegliere, modificare e cancellare quasi tutto, persino il passato, il Battesimo ricorda una verità scomoda per la mentalità contemporanea: non tutto ciò che esiste dipende dalla nostra volontà.

Si può strappare un certificato, cancellare un nome, eliminare una riga da un archivio. Ma, per la fede cattolica, quel segno ricevuto nell’anima rimane.

Perché lo sbattezzo può forse cancellare una registrazione. Non può cancellare un sacramento.

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Pubblicato inReligione

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