Nel mondo c’è una guerra in atto, una guerra che non trova spazio nei grandi titoli dei giornali, ma che ogni giorno miete vittime silenziose. Parliamo della persecuzione dei cristiani, che, dati alla mano, non è mai stata così alta. Secondo i recenti rapporti di Aiuto alla Chiesa che Soffre e Open Doors/Porte Aperte, siamo di fronte a un’escalation di violenza e oppressione. Due rapporti che convergono su un punto fondamentale: oggi essere cristiano è un rischio. Parliamo di oltre 365 milioni di cristiani perseguitati in oltre 70 paesi. I numeri sono chiari, ma il mondo sembra sordo, indifferente.
Un nuovo epicentro di violenza: l’Africa occidentale
L’epicentro della persecuzione si è spostato dal Medio Oriente all’Africa occidentale. Se prima l’Isis terrorizzava Iraq e Siria, oggi le organizzazioni estremiste islamiste hanno piantato le loro radici in paesi come Nigeria e Burkina Faso, facendo strage di comunità cristiane, terrorizzando villaggi interi, rapendo, uccidendo, devastando. La migrazione di massa di intere comunità cristiane, costrette a lasciare le proprie terre per salvarsi la vita, sta portando alla destabilizzazione sociale, economica e culturale di interi territori. Le chiese vengono attaccate e bruciate, le famiglie separate, i sacerdoti intimiditi e rapiti.
La situazione è drammatica: i cristiani vengono trattati come cittadini di serie B, anzi come bersagli mobili. L’Africa è sempre più insicura per loro, perché chiunque decida di difendere la propria fede e il proprio diritto di culto si espone a rappresaglie mortali. I terroristi mirano a estirpare qualsiasi comunità cristiana dai territori che considerano propri, imponendo la loro legge e il loro fanatismo a suon di minacce e massacri.
L’India e la persecuzione legalizzata
Se in Africa la violenza si esprime con le armi e il terrore, in India e Pakistan è la legge a diventare strumento di persecuzione. L’India, guidata da un governo nazionalista, sta permettendo agli estremisti indù di perseguitare le minoranze cristiane in un clima di totale impunità. Gli episodi di violenza contro i cristiani sono all’ordine del giorno: donne rapite, costrette a conversioni e matrimoni forzati, chiese attaccate e vandalizzate, fedeli accusati di blasfemia o di proselitismo semplicemente per il loro desiderio di professare la propria fede. È un assalto orchestrato, una strategia mirata a colpire il cristianesimo nelle sue fondamenta, perché chi resta ha paura di esprimere la propria fede.
In Pakistan, invece, è la legge sulla blasfemia il principale strumento di oppressione. Una legge che permette a chiunque, con una semplice accusa, di distruggere la vita di un cristiano. È sufficiente un sospetto, una diceria, per vedere famiglie cristiane intere imprigionate o addirittura linciate dalla folla. Questa violenza, formalmente mascherata da “giustizia religiosa”, è in realtà un’arma per eliminare chiunque non si pieghi al volere della maggioranza.
Corea del Nord: la follia di un regime
In cima alla World Watch List di Open Doors, c’è la Corea del Nord, che da 22 anni detiene il triste primato di essere il paese più pericoloso al mondo per i cristiani. Qui la religione è considerata un crimine. Vivere la fede cristiana è impossibile: chi viene scoperto rischia la tortura, la detenzione nei famigerati campi di concentramento nordcoreani o, peggio, la morte. In Corea del Nord la parola “Dio” non può esistere, perché il regime vuole essere l’unico “dio” a cui i cittadini devono inginocchiarsi. La repressione è totale, brutale, inumana. I pochi cristiani rimasti si riuniscono in segreto, rischiando ogni giorno la vita. È un mondo chiuso, un incubo perpetuo da cui non si può fuggire. Anche chi riesce a scappare, finisce spesso riconsegnato nelle mani del regime dalla Cina, un alleato che non esita a tradire i rifugiati cristiani.
Eritrea: la Corea del Nord dell’Africa
A poca distanza, al quarto posto della lista, troviamo l’Eritrea, spesso definita la “Corea del Nord d’Africa”. Sotto il pugno di ferro del dittatore Isaias Afewerki, i cristiani vengono imprigionati, torturati e lasciati marcire in condizioni disumane. Parliamo di prigionieri costretti a dormire nei container sotto il sole cocente, senza poter stare nemmeno in piedi, in un regime che non permette alcuna libertà religiosa. Afewerki ha distrutto la Chiesa ortodossa eritrea, depredandola di ogni risorsa e libertà. Chiunque osi criticare il regime viene eliminato, come è accaduto al legittimo patriarca Antonios, che ha pagato con gli arresti domiciliari e, infine, con la vita, la sua resistenza morale.
Il caso Nicaragua: la crociata comunista contro la Chiesa
Non solo Islam estremo e dittature totalitarie, ma anche regimi comunisti come quello di Daniel Ortega in Nicaragua, dove la situazione è sempre più drammatica. La campagna di odio e repressione contro la Chiesa cattolica nicaraguense è feroce: vescovi, sacerdoti e laici vengono arrestati, le chiese confiscate, i religiosi espulsi. Il governo di Ortega ha scatenato una vera e propria caccia ai cristiani, utilizzando ogni mezzo possibile per ridurre al silenzio chi si oppone alla sua ideologia.
Nel solo 2022-2024, i rapporti parlano di un balzo in avanti della repressione contro i cristiani. Questo perché il regime considera la fede cristiana un ostacolo al controllo totale. La Chiesa rappresenta una voce libera che Ortega non può permettersi di ascoltare. E così, chiunque osi parlare, chiunque osi resistere, finisce dietro le sbarre o costretto all’esilio. Questa persecuzione si colloca perfettamente in un disegno globale di intolleranza e repressione, un fenomeno che sembra contagiare tutte le aree in cui il potere vuole soffocare la libertà e imporre un pensiero unico.
Cina e la persecuzione digitale: il modello di controllo
Non meno preoccupante è la situazione in Cina, dove la persecuzione religiosa ha assunto forme nuove e, se possibile, ancora più inquietanti. Oltre alla chiusura e alla distruzione di migliaia di chiese, il governo cinese utilizza tecnologie avanzate per monitorare e limitare la libertà religiosa. I cristiani sono sorvegliati, tracciati, i loro movimenti analizzati. Con il pretesto della sicurezza nazionale, il governo utilizza un sistema di sorveglianza digitale che permette di identificare e reprimere chiunque venga considerato una minaccia. E in Cina, essere cristiano è già una minaccia.
Nigeria: il regno della violenza e del terrore
La Nigeria è uno dei paesi più pericolosi per i cristiani, colpiti da bande islamiche che li aggrediscono, rapiscono e uccidono. Gli attacchi sono quotidiani, soprattutto contro donne e bambini, vittime di abusi e matrimoni forzati. È una vera e propria strategia del terrore che punta a svuotare il paese dalla presenza cristiana. In questo contesto di violenza, il silenzio del governo nigeriano è assordante. Le autorità sembrano incapaci – o forse semplicemente disinteressate – a fermare il massacro. La situazione peggiora di giorno in giorno, con migliaia di persone costrette a fuggire dalle loro case, lasciando tutto alle spalle per sfuggire alla furia dei terroristi.
Il silenzio assordante dell’Occidente
Eppure, di fronte a questa carneficina silenziosa, l’Occidente rimane in gran parte inerte. Le grandi organizzazioni internazionali, le stesse che si fanno portavoce dei diritti umani in altre questioni, sembrano dimenticare i cristiani perseguitati. C’è quasi un timore a parlare di questa tragedia, quasi fosse un tema scomodo, imbarazzante. Le stesse politiche di immigrazione e sicurezza europea, che in teoria dovrebbero proteggere le vittime di persecuzioni, finiscono per chiudere le porte in faccia ai cristiani in fuga da paesi come la Libia. Il diritto d’asilo, tanto decantato, sembra valere solo per chi ha la fortuna di non professare la fede cristiana. È una realtà amara e ingiusta, che meriterebbe di essere denunciata ad alta voce.
Una chiamata all’azione
Siamo di fronte a un fenomeno globale che colpisce milioni di persone. Una persecuzione su larga scala, sistematica, che utilizza metodi diversi ma tutti finalizzati a cancellare la fede cristiana dal panorama mondiale. Non possiamo più permetterci di restare in silenzio. È necessario sensibilizzare, informare, gridare al mondo ciò che sta accadendo. La sofferenza di milioni di cristiani perseguitati è una ferita aperta, una ferita che riguarda tutti noi. Il mondo deve prendere coscienza di questa tragedia e agire, prima che sia troppo tardi.
Ai governi, alle istituzioni internazionali, alla società civile: è il momento di svegliarsi. Non possiamo più chiudere gli occhi, perché ogni volta che lo facciamo, lasciamo che l’oscurità della violenza e dell’odio inghiotta un’altra comunità cristiana, un’altra vita.

Sii il primo a commentare