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Bertinotti asfalta il PD: E’ un morto che cammina

«Il Pd è morto». Dieci lettere, quattro parole. Tuttavia assai esaustive, specie per via di chi le ha pronunciate: Fausto Bertinotti. Il fondatore di Rifondazione comunista, che ha abbandonato la politica da tempo ma che è annoverato tra i padri nobili della attuale sinistra italiana, lo ha detto chiaramente, ospite di Myrta Merlino e del suo L’aria che tira, su La7. La stessa Merlino, che forse non si aspettava e, siamo sicuri, non si augurava un’uscita del genere non ha potuto che incassare con uno stupito “Mamma mia!”.

Che il Pd sia “un morto che cammina” è una evidenza confortata dai dati elettorali, ma Bertinotti si spinge più in là e invoca nientemeno che lo scioglimento del partito, per passare a una nuova fase costituente. Oramai, è la sua tesi, questa esperienza politica si è conclusa, e non può esservi alcuna rifondazione.

Dunque, sarebbe solo uno sterile accanimento terapeutico il congresso annunciato dal segretario, Enrico Letta. Congresso che dovrà eleggere, in un derby tutto emiliano, con buona pace di Paola De Micheli (emiliana anche lei), tra Stefano Bonaccini ed Elly Schlein. Quest’ultima è colei che, secondo molti, dovrebbe portare un’aria nuova nel Partito democratico, ed è già incensata da più parti. L’altra sera era ospite di Fabio Fazio. Praticamente un’investitura. Ma Bertinotti non ci sta e il parallelo tra il comunista in cachemire e il nuovo idolo dei cosiddetti radical-chic non gli piace, evidentemente.

Ecco le parole, non proprio tenere, riservate alla giovane vicepresidente dell’Emilia-Romagna: manca di «visione del mondo, di ideologia. Quale politica vuole costruire? Verso quale meta vuole andare?». Anzi, è l’intero dibattito precongressuale ad annunciare la bolla che forse sta per scoppiare, se persino Bertinotti parla di un mero balletto dei candidati, che «nasconde il vuoto programmatico e politico».

L’ex leader della “sinistra-sinistra” non è nuovo alle pesanti critiche verso i progressisti italiani, particolarmente nei confronti del Partito democratico. Solo lo scorso 29 novembre, sempre ospite della medesima trasmissione, in relazione al caso Soumahoro, aveva sostenuto: «L’errore grave della sinistra è quella di essersi sottomessa alla logica di mercato, invece di selezionare il ceto dirigente in base alla formazione e alla cultura».

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Pubblicato inPolitica italiana

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