Cari lettori, un nuovo capitolo della saga “Davos contro il resto del mondo” si è appena chiuso, e questa volta il protagonista è il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez, con una proposta che è un mix tra Orwell e Kafka. Ma andiamo con ordine: il World Economic Forum, quella sorta di raduno annuale dove miliardari e politici senza mandato divino si autoproclamano custodi del destino dell’umanità, ci ha regalato un’altra perla.
Non contenti di aver già predetto pandemie misteriose (ricordate la fantomatica “malattia X” annunciata dall’OMS e AstraZeneca nel 2024?) e promosso l’idea di una “Coalizione globale per la sicurezza digitale” per controllare i contenuti online, quest’anno i luminari di Davos hanno deciso che la libertà d’espressione è troppo pericolosa per essere lasciata nelle mani dei comuni mortali.
La patente per Internet: un’idea geniale o il colpo di grazia alla libertà?
E qui entra in scena Pedro Sanchez, che probabilmente ha pensato: “Perché non proporre qualcosa di così assurdo da sembrare innovativo?” Il nostro eroe spagnolo ha dunque avanzato l’idea di obbligare ogni cittadino europeo a collegare il proprio profilo social al cosiddetto portafoglio digitale europeo. Avete capito bene: niente più anonimato online, niente più nickname ironici, niente più libertà di navigare senza che il Grande Fratello Europeo sappia chi siete, cosa fate e forse anche cosa pensate.
“Nei nostri Paesi nessuno può guidare senza patente”, ha dichiarato Sanchez con un tono da professore che rimprovera la classe. Ma attenzione, qui non si parla di guidare una macchina, ma di muoversi su Internet, cioè in uno spazio che dovrebbe essere libero per definizione. Sanchez, nel suo illuminato discorso, ha poi citato la Russia come principale colpevole della disinformazione online, un’accusa che è ormai il passe-partout per giustificare qualsiasi restrizione.
Fake news e ipocrisie: il vaso di Pandora
Però c’è un piccolo problema. Sanchez ha dimenticato di dire che molte delle presunte interferenze russe si sono rivelate delle bufale, o peggio, coperture per magheggi interni. L’ultimo caso? Le elezioni in Romania, annullate per una fantomatica campagna di disinformazione su TikTok attribuita al Cremlino. E invece? A finanziare tutto è stato un partito europeo filo-UE. Chi controlla i controllori, caro Sanchez?
E non dimentichiamo che gli stessi governi occidentali, quelli che si riempiono la bocca di parole come “democrazia” e “trasparenza”, sono già maestri nello spiare i propri cittadini. Snowden ve lo ricordate, vero? Quel ragazzo americano che ha avuto il coraggio di denunciare il dossieraggio di massa perpetrato dalla NSA e dalla CIA. Ora, con la scusa di combattere le fake news e proteggere i cittadini, vogliono aggiungere un altro tassello a questo mosaico inquietante.
Sanchez, Davos e la democrazia in pericolo
Ma la vera chicca è un’altra: Pedro Sanchez è l’uomo che propone di mettere il bavaglio digitale agli europei mentre rappresenta un governo che è il risultato di un inciucio post-elettorale. Ricordiamolo, alle ultime elezioni generali in Spagna del 2023, Sanchez non ha nemmeno vinto. Il suo esecutivo è nato grazie a una serie di accordi politici che farebbero arrossire anche i protagonisti di una soap opera, eccezion fatta per Macron. E con un’astensione sopra il 30%, si direbbe che gli spagnoli abbiano già espresso un giudizio piuttosto chiaro sulla sua leadership.
Allora viene da chiedersi: chi dà a questi signori il diritto di decidere il nostro futuro? Perché un forum di oligarchi e politici impopolari dovrebbe avere la legittimità di imporre un sistema di controllo digitale che somiglia sempre più a una dittatura moderna, a un bavaglio elettronico?
Difendiamo la libertà, prima che sia troppo tardi
La proposta di Sanchez è solo l’ultimo tassello di un puzzle inquietante che punta a trasformare Internet da spazio di libertà a gabbia di sorveglianza. E non è un caso che tutto questo arrivi da Davos, il tempio del capitalismo globale mascherato da filantropia.
Cari lettori, la libertà non è un lusso, è un diritto. E quando ci propongono di rinunciarvi in nome della sicurezza o della trasparenza, è proprio allora che dobbiamo alzare la voce. Perché, come diceva Benjamin Franklin, “Chi rinuncia alla libertà per ottenere sicurezza non merita né l’una né l’altra”.

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