Signore e signori, è ufficiale: l’Italia è il paese delle vittime. Siamo passati dal “paese del sole” al “paese del piagnisteo”. Ora, persino chi arriva illegalmente sulle nostre coste non solo deve essere accolto, coccolato e riverito, ma deve pure essere risarcito. Così ha deciso la Cassazione, che ha imposto al governo di pagare un risarcimento ai migranti trattenuti per alcuni giorni sulla nave Diciotti. Avete capito bene: non solo sbarcano senza permesso, non solo devono essere accolti, ma se vengono trattenuti qualche giorno per questioni di sicurezza… gli si deve anche dare un assegno!
Sembra uno scherzo, ma non lo è. Questa sentenza non è solo assurda, è pericolosa. Perché non servirà solo a riempire le tasche dei migranti che vorranno fare causa allo Stato italiano, ma darà un segnale chiaro a chiunque stia pensando di partire: venite in Italia, vi accogliamo con tappeti rossi e, se vi tratteniamo per qualsiasi motivo, potreste anche farvi qualche soldo. Un incentivo migliore di questo non lo offre nessuno!
Un precedente pericolosissimo
Ma andiamo con ordine. Cos’è successo? Ai tempi del governo gialloverde, quando al Viminale c’era Matteo Salvini, l’Italia ha trattenuto per alcuni giorni i migranti a bordo della nave Diciotti. Una misura di sicurezza, un atto di prudenza, quello che un paese normale dovrebbe fare per evitare di essere invaso senza controllo. Ma la giustizia italiana – sempre pronta a colpire chi cerca di difendere il paese – ha deciso che quei migranti sono stati “vittime” di un’ingiustizia. Risultato? Risarcimenti a pioggia.
Ora, non c’è bisogno di un genio per capire dove porta questa decisione. La Cassazione ha creato un precedente pericolosissimo: da oggi, chiunque venga fermato per controlli, chiunque venga trattenuto anche solo qualche ora, potrà rivendicare un risarcimento. E non è difficile immaginare cosa accadrà: valanghe di richieste, avvocati pronti a speculare sulla situazione, e milioni di euro dei contribuenti buttati per compensare presunte “sofferenze”. Ma siamo seri: sofferenze di che? Parliamo di persone che sono arrivate illegalmente, spesso a bordo di barconi fatiscenti, mettendo a rischio la propria vita per venire in Europa. E adesso pretendono pure un risarcimento perché hanno dovuto aspettare qualche giorno in una nave con acqua, cibo e cure mediche?
Il business del vittimismo
E così torniamo al punto di partenza: l’Italia è il paese delle vittime. Ma attenzione, perché ci sono vittime e vittime. Ci sono quelle vere, che soffrono davvero, che magari si alzano ogni giorno alle 5 del mattino per lavorare e pagare le tasse, e poi ci sono le vittime di professione. Quelle che sanno come sfruttare il sistema, che conoscono i meccanismi della giustizia, che sanno bene che basta trovare il giudice giusto per ottenere un risarcimento. Ecco, questa sentenza della Cassazione è un regalo a queste ultime.
Perché ormai funziona così: se sei un italiano onesto, devi solo pagare e stare zitto. Se sei un clandestino, hai diritto a tutto. Case popolari, assistenza, avvocati gratis, e adesso pure risarcimenti. È la nuova frontiera del welfare state all’italiana: più sei irregolare, più diritti hai.
E la cosa più incredibile è che tutto questo viene presentato come un atto di “giustizia”. Ma quale giustizia? Qui siamo al rovesciamento totale della realtà. Se un cittadino italiano viene fermato in aeroporto e trattenuto qualche ora per controlli, nessuno gli dà un euro. Se un clandestino viene trattenuto per giorni dopo essere entrato illegalmente, lo Stato deve pagare. Sembra la sceneggiatura di un film comico, e invece è la realtà.
Le conseguenze di una sentenza folle
Questa sentenza non è solo un insulto al buon senso, ma è anche un pericoloso boomerang. Perché il messaggio che manda è chiaro: in Italia non solo puoi entrare illegalmente senza grandi conseguenze, ma puoi anche guadagnarci. E allora, perché non provarci? Perché non tentare la fortuna con un barcone? Peggio che vada, ci scappa un risarcimento. È un incentivo che rischia di aumentare ancora di più gli sbarchi, proprio nel momento in cui il governo sta cercando (con fatica) di gestire l’emergenza migratoria.
Ma non solo: questa decisione avrà effetti devastanti anche sulla gestione dell’ordine pubblico. Quale funzionario, quale politico avrà il coraggio di fermare un’immigrazione senza controllo, se poi rischia di trovarsi in tribunale e di dover risarcire chiunque si senta “danneggiato”? Questa sentenza è un colpo mortale alla capacità dello Stato di difendere i propri confini.
Chi paga? Noi, ovviamente
E alla fine, come sempre, la domanda è la solita: chi paga? Facile: noi. Noi italiani, quelli che lavorano, pagano le tasse e rispettano la legge. Noi che non riceviamo nessun risarcimento se ci troviamo bloccati per ore nel traffico perché una manifestazione ha paralizzato la città. Noi che se sbagliamo una dichiarazione fiscale, veniamo subito sanzionati, ma se entri illegalmente in Italia puoi pure chiedere i danni. Noi che se ci capita un problema in ospedale dobbiamo aspettare mesi per una visita, mentre chi sbarca da un gommone ha subito diritto alle cure e magari pure a un avvocato gratuito per farsi risarcire.
Il trionfo dell’assurdo
Siamo alla follia. Siamo alla giustizia capovolta. Siamo al punto in cui chi dovrebbe essere fermato, accolto con prudenza e controllato, diventa la vittima, e chi cerca di difendere il Paese diventa il colpevole. È il trionfo dell’assurdo, è l’ennesima conferma che in Italia il buon senso è morto e sepolto.
Questa sentenza della Cassazione è solo l’ultimo tassello di un sistema malato, dove la protezione delle vittime vere passa in secondo piano rispetto ai diritti dei furbi. E così, mentre gli italiani fanno sacrifici per arrivare a fine mese, mentre chi lavora paga il doppio di tasse per mantenere un sistema sempre più insostenibile, mentre lo Stato continua a tagliare servizi e aumentare il prelievo fiscale, noi ci permettiamo pure il lusso di risarcire chi entra illegalmente.
Signore e signori, benvenuti in Italia, il paese dove l’assurdo è legge. Dove la giustizia non tutela più chi lavora, chi rispetta le regole, chi contribuisce al bene comune. Dove essere vittima è diventato un mestiere. Dove chi paga è sempre lo stesso. E dove, alla fine, a rimetterci siamo sempre e solo noi.

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