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Pacchetto Sicurezza? Sì, grazie

Eccoli. Di nuovo. I soliti noti con la bava alla bocca e la Costituzione brandita come una mazza da baseball, pronti a gridare all’ennesima “deriva autoritaria” appena il governo osa – udite udite! – fare qualcosa per proteggere i cittadini onesti. I magistrati si indignano, gli intellettuali si spellano le mani per applaudire i centri sociali, e la sinistra – com’è tradizione – difende chi blocca le strade, non chi ci resta intrappolato. Ma sapete che c’è? Stavolta il governo ha fatto centro. Con buona pace delle toghe ribelli e dei nostalgici del “vietato vietare”, il pacchetto sicurezza varato dal governo Meloni è una benedizione. E chi lo attacca dovrebbe vergognarsi.

La vera ingiustizia è l’impunità

Partiamo da un dato semplice: la sicurezza non è un capriccio. Non è un privilegio da ricchi né uno slogan da campagna elettorale. È un diritto. Lo ha detto anche Piantedosi, e con una chiarezza che dovrebbe essere scolpita sul marmo: “La sicurezza non è un lusso, è un diritto fondamentale”. Non proprio una frase da brigata nera, diciamocelo. Eppure basta poco: qualche norma contro chi si incolla all’asfalto o occupa abusivamente case altrui, ed ecco che parte il piagnisteo. Golpe! Fascismo! Regime!

Ma fatemi il piacere.

Chiunque abbia messo il naso fuori da un salotto radical chic sa che la vera emergenza non sono i decreti sicurezza. Sono le borseggiatrici seriali che imperversano in metro. Gli anziani raggirati e lasciati a vivere nel panico. Le famiglie che rientrano a casa e la trovano occupata da abusivi col patrocinio gratuito in tasca e lo sguardo da vittima professionale. E allora sì, scusate se lo Stato ha deciso – finalmente – di stare dalla parte delle persone normali.

La rivoluzione degli onesti

Sì, perché in un Paese che si è abituato a difendere sempre chi rompe le regole, questo decreto è rivoluzionario. Fa una cosa tanto semplice quanto straordinaria: restituisce dignità a chi rispetta le leggi. Cose tipo: vai al lavoro, paghi le tasse, non picchi i poliziotti. Roba da matti, eh? Ma evidentemente troppo per chi ha fatto della “resistenza” un mestiere.

Prendete il tema delle occupazioni abusive. Finalmente ci saranno procedure rapide per restituire le case ai legittimi proprietari. E non parliamo di palazzinari multimilionari con la Jaguar: parliamo di vedove con la pensione minima, di impiegati che hanno fatto un mutuo trentennale. Gente che si è fidata dello Stato e dello Stato si aspettava protezione, non cavilli legali e mani alzate al cielo da parte di qualche giudice illuminato.

Eco-geni e bloccastrade: la sinistra li ama, i cittadini li odiano

E poi ci sono loro. Gli eco-attivisti, che di verde hanno solo le vernici lavabili che si portano dietro per colorare le strade. Bloccano il Grande Raccordo Anulare come se fosse casa loro, mentre gente vera – con problemi veri – resta in coda a perdere ore, visite mediche, colloqui di lavoro, appuntamenti importanti. Ma guai a toccarli, poverini. Per i salotti progressisti sono “giovani idealisti”. Per noi, semplicemente: scocciatori seriali con la pretesa di essere al di sopra della legge.

Con il nuovo pacchetto, chi blocca le strade in modo violento o recidivo potrà essere fermato in fretta e senza troppe moine. Non è “repressione del dissenso”. È rispetto della libertà altrui. Perché la libertà non è solo quella di urlare con i megafoni. È anche quella di arrivare in tempo a prendere un treno. Ma provate a spiegarlo a chi vive tra un dibattito su Radio Popolare e un brunch a base di quinoa biologica.

Il pianto delle toghe: una tragedia in più atti

E adesso veniamo al teatrino preferito: quello dell’Associazione Italiana Magistrati. Che sorpresa, vero? Anche stavolta si sono strappati le toghe per urlare contro il governo, accusandolo di “criminalizzare il dissenso”. Chissà dov’erano quando i cittadini venivano derubati, truffati, sfrattati dalla loro stessa casa senza possibilità di reazione. Il loro garantismo, strano a dirsi, funziona sempre in un solo senso: mai per le vittime, sempre per i carnefici. È un talento.

Ma tranquilli: questa volta i cittadini non si fanno fregare. Sanno bene chi sta dalla loro parte e chi si rifugia dietro l’ennesima circolare per lasciare tutto com’è. E no, non funziona più.

Finalmente un governo che fa quello che dice

Galeazzo Bignami l’ha detto chiaro e tondo: “Con noi lo Stato è tornato”. Non è uno slogan, è un fatto. E fa paura. Fa paura a chi ha costruito carriere e prestigio sull’immobilismo, sull’alibi del “non possiamo intervenire”, sul culto dell’illegalità romantica. E invece oggi si può. Oggi si interviene. Oggi ci sono leggi che proteggono chi sale su un autobus per andare a lavorare, non chi lo borseggia. Che difendono chi vive in un quartiere difficile, non chi lo degrada con impunità.

E se tutto questo, per qualcuno, è “inquietante”, allora c’è solo da augurarsi che diventi contagioso.

Il vero nemico del paese: l’ipocrisia

Alla fine, il punto è semplice. Il pacchetto sicurezza non è una stretta repressiva: è una risposta concreta a bisogni reali. A problemi veri. A sofferenze taciute per troppo tempo. Il nemico non è la legalità, ma chi la disprezza. Il nemico non è il governo che interviene, ma chi per anni ha lasciato che l’illegalità si radicasse in nome di un garantismo tossico.

A chi strilla “fascismo!” ogni volta che si applica una regola, ricordiamo una cosa: non è autoritarismo voler far rispettare la legge. È buon senso. È dovere. Ed è anche, se permettete, un atto di civiltà.

Quindi, avanti con questo pacchetto sicurezza. Avanti con un governo che, finalmente, ha il coraggio di dire che la normalità – quella fatta di persone perbene – non è un crimine. E avanti, soprattutto, a testa alta. Perché i cittadini non ne possono più di essere trattati come comparse, mentre sul palcoscenico recitano sempre gli stessi attori stanchi: quelli che amano la legalità solo quando gli conviene.

E allora sì: basta con il lamento. Basta con i sit-in a colpi di bottiglie e slogan da bar. Basta con l’Italia dei furbi. Torniamo all’Italia dei giusti. Quella che lavora, rispetta e – finalmente – si sente protetta.

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