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Cotugno dimenticato: il silenzio vergognoso delle istituzioni

Eccoli lì, i nostri politici, puntuali come sempre… quando c’è da farsi vedere a una fiera, a un convegno, a un talk show. Ma quando si tratta di commemorare un servitore dello Stato, assassinato in nome dell’odio ideologico, puff! Scompaiono. Evaporano. Silenzio. Imbarazzante. Inaccettabile. Offensivo.

Torino, 11 aprile. Ricordiamo Lorenzo Cotugno, agente di custodia ucciso dalle Brigate Rosse nel 1978. Sparato sotto casa, in Lungo Dora Napoli 60, mentre si recava al lavoro nel “vecchio” carcere delle Nuove. Mentre serviva lo Stato. Il suo Stato. Il nostro Stato. E oggi? Oggi quello Stato lo ha dimenticato.

C’erano i familiari. C’erano agenti in pensione. C’erano volontari. C’era chi, nel silenzio, nella dignità, continua a portare il peso della memoria. E chi non c’era? Le istituzioni. Nessun rappresentante del Comune (vero Lo Russo? Nomen omen…) Nessuno della Regione. Nessuno! Neanche un consigliere di quartiere, per fare finta. Neanche uno straccio di corona. Zero. Come se Cotugno non fosse mai esistito.

Ma sapete qual è la beffa? Il carcere delle Vallette – sì, quello “nuovo” – è intitolato proprio a lui, Lorenzo Cotugno (e al collega Giuseppe Lorusso, pure lui ucciso pochi mesi dopo da un commando di Prima Linea). Capito? Gli hanno messo il nome sulla porta e poi si sono dimenticati di lui. Ipocrisia istituzionale allo stato puro.

E nel frattempo, cosa fa lo Stato? Dà spazio a chi non ha mai chiesto scusa. A chi si è macchiato di sangue. A chi predicava piombo e oggi pontifica in convegni. A chi entra nelle carceri – magari come esperto, magari come ospite – e viene pure ascoltato. Ma Cotugno? Cotugno può aspettare. La sua memoria può restare in un angolo.

Leo Beneduci, segretario del sindacato Osapp, ha usato parole dure. Ma giuste. Perché è ora di dirlo chiaramente: se uno Stato non sa onorare chi è caduto per difenderlo, quello Stato è malato. Se si celebra chi ha premuto il grilletto e si dimentica chi ne è stato vittima, allora c’è qualcosa che non va. Profondamente.

La commemorazione di Cotugno non è solo una cerimonia. È un test. Un termometro morale. E Torino, in quel test, ha fatto una figuraccia. Una vergogna pubblica.

Il silenzio, questa volta, urla. E fa male.

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Pubblicato inTerrorismo

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