Il mondo alla rovescia
Viviamo in un’epoca in cui la realtà è ribaltata, stravolta, manipolata con scientifica perversione. Sui giornali, nei salotti televisivi e nei cortei pseudo-pacifisti, ci viene raccontato che Hamas è la parte buona della storia, la povera vittima oppressa, mentre Israele è il cattivo, l’aggressore, il “genocida”. Una narrazione tossica, costruita ad arte, che trasforma i terroristi in martiri e chi si difende in criminale.
Ma la verità, quella scomoda, quella che nessuno ha più il coraggio di dire, è l’esatto opposto. Hamas non è una forza di liberazione. È una macchina di morte, una setta jihadista, un gruppo paramilitare islamista che ha un solo obiettivo dichiarato: distruggere Israele e instaurare un regime islamico fondamentalista. E Israele, piaccia o no, è l’unico Stato libero e democratico del Medio Oriente, che ha il sacrosanto diritto – e dovere – di difendersi.
Chi è davvero Hamas
Hamas non nasce per costruire uno Stato. Nasce per distruggere uno Stato. Non propone un futuro, vuole cancellare un presente. È un’organizzazione terroristica con un’ideologia chiarissima, scritta nero su bianco nel suo statuto: eliminazione totale di Israele, nessuna coesistenza, nessuna pace, solo guerra santa.
Questa non è una teoria. È un fatto. Eppure, nei salotti della sinistra benpensante, Hamas diventa “resistenza”. Si sorvola sulle migliaia di razzi lanciati contro le città israeliane, si tace sulle armi nascoste nelle scuole, sugli ospedali usati come basi militari, sui bambini mandati al fronte come carne da propaganda. Si preferisce raccontare un’altra favola, quella dei “poveri palestinesi”, sempre e comunque vittime, anche quando a comandare sono fanatici con il Corano in una mano e un razzo Qassam nell’altra.
Gaza, la prigione costruita da Hamas
La Striscia di Gaza viene presentata al mondo come una “prigione a cielo aperto”, una gabbia costruita da Israele per soffocare il popolo palestinese. È l’ennesima menzogna. Gaza è sotto il totale controllo di Hamas dal 2007, quando prese il potere con la violenza, dopo aver cacciato Fatah in una vera e propria guerra civile fra palestinesi.
Da allora, niente elezioni, niente opposizione, niente libertà. Chi parla viene fatto sparire, i cristiani sono perseguitati, le donne oppresse, i giornalisti minacciati. Un regime islamico feroce e oscurantista, che tiene in ostaggio il proprio popolo e lo usa come scudo umano. Ma di questo non si parla. Perché non fa comodo. Perché smonta la narrazione della “resistenza oppressa”. Perché mostra il vero volto del male.
Israele, l’eccezione democratica
Israele non è perfetto. Nessuno lo è. Ma è uno Stato democratico, pluralista, con una stampa libera, un sistema giudiziario indipendente, elezioni regolari e cittadini arabi che votano, siedono in Parlamento, guidano ambulanze e lavorano negli ospedali.
In Israele convivono ebrei, musulmani, cristiani, drusi. Le donne hanno pieni diritti, possono guidare, studiare, fare carriera, diventare generali. Gli omosessuali non vengono impiccati in piazza. Ma questi dettagli, fondamentali, vengono sistematicamente ignorati da chi preferisce ridurre tutto a una caricatura: Israele cattivo, Palestina buona. È il solito schema del progressismo antioccidentale, quello che odia l’Occidente anche quando l’Occidente è sotto attacco.
La sinistra con il passamontagna
La cosa più sconvolgente è vedere l’intellighenzia progressista, quella che si batte per i diritti civili, fare da megafono a un gruppo integralista che reprime le donne, odia gli omosessuali, perseguita i cristiani e predica il martirio dei bambini. Le stesse femministe che gridano allo scandalo se in Italia un politico osa dire “padre” e “madre”, tacciono sul velo obbligatorio e sulle lapidazioni. Gli attivisti LGBTQ+ scompaiono quando i gay vengono giustiziati in nome della sharia. Gli indignati professionisti diventano muti davanti alla tirannia islamista.
Perché Hamas, in fondo, combatte Israele. E per certa sinistra, questo basta e avanza per giustificare tutto. È un odio cieco, ideologico, incurabile. E pericoloso.
Difendersi non è un crimine
Israele non attacca. Si difende. Reagisce a migliaia di razzi, a tunnel scavati per compiere stragi, ad attentati, a campagne d’odio che invocano la sua eliminazione. Lo fa con l’esercito, non con i kamikaze. Lo fa colpendo obiettivi militari, non scuole o mercati. Lo fa cercando di ridurre al minimo i danni collaterali, anche quando il nemico si nasconde tra i civili proprio per aumentare quei danni.
Ma ogni volta che Israele reagisce, parte il solito coro: “massacro”, “genocidio”, “crimini di guerra”. Parole pesanti, irresponsabili, infondate, ma ripetute ossessivamente dai media, dai politici, dai tribunali dell’opinione pubblica. Hamas bombarda? Silenzio. Israele risponde? Titoli a nove colonne. È un copione già scritto, che non cambia mai. E che alimenta l’odio antisemita sotto una patina di buonismo.
La vergogna europea
In tutto questo, l’Europa si dimostra ancora una volta codarda, pavida, prona al politicamente corretto. Le piazze si riempiono di bandiere palestinesi e slogan razzisti contro gli ebrei. Le sinagoghe vengono assaltate. Gli ebrei devono nascondere la kippah per non rischiare la pelle. E i governi balbettano. Parlano di “dialogo”, di “cessate il fuoco”, come se si potesse dialogare con chi ti vuole morto.
Il paradosso è che in nome della tolleranza si giustifica l’intollerabile. In nome della pace si dà voce ai predicatori d’odio. In nome dell’equilibrio si mette sullo stesso piano chi cerca di difendersi e chi cerca di uccidere.
La verità che nessuno vuole dire
Hamas non è la soluzione. È il problema. Non è la vittima. È il carnefice. I civili palestinesi non sono colpiti da Israele. Sono usati da Hamas come scudi, come strumenti, come pedine. E chi oggi difende Hamas, anche solo “per equilibrio”, è complice.
La verità è semplice: Israele è uno Stato che difende la propria esistenza. Hamas è un gruppo terroristico che vuole distruggere quella esistenza. Tutto il resto è nebbia ideologica. Chi oggi tace, chi minimizza, chi capovolge la realtà per motivi ideologici, è corresponsabile di questa gigantesca menzogna.
Ed è proprio per questo che bisogna dirlo. Urlarlo. Scriverlo. Senza paura. Senza censure. Perché la verità, anche quando brucia, è l’unico antidoto al veleno della propaganda.

Sii il primo a commentare