Il Piano SAFE e il riarmo europeo
Il 6 marzo 2025, il Consiglio Europeo ha approvato il piano “SAFE” – parte della più ampia iniziativa “ReArm EU” – che prevede fino a 150 miliardi di euro in prestiti per l’industria della difesa. Pochi giorni dopo, il 12 marzo, il Parlamento Europeo ha dato il suo via libera con 419 voti favorevoli. Tuttavia, il percorso seguito è stato tutt’altro che trasparente.
L’uso forzato dell’articolo 122 TFUE
Ursula von der Leyen ha deciso di ignorare il processo legislativo ordinario, attivando la procedura d’urgenza prevista dall’articolo 122 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE). Questa norma consente misure straordinarie in caso di gravi difficoltà per gli Stati membri, ma non era mai stata utilizzata per finanziare massicciamente l’industria militare.
Le critiche del servizio giuridico del Parlamento
Il servizio giuridico dell’Eurocamera, supportato all’unanimità dalla commissione giuridica (JURI), ha definito “scarsamente motivato” l’utilizzo dell’articolo 122. I legali sottolineano come il piano SAFE riguardi politiche industriali e non emergenze difensive, violando così i presupposti di legalità della procedura accelerata.
Chi ci guadagna davvero
Le grandi imprese del comparto difesa sono le prime a beneficiare dei fondi pubblici erogati senza ostacoli parlamentari. Tra i principali beneficiari:
- Airbus Defence and Space, multinazionale europea attiva nel settore aerospaziale e militare, ha firmato accordi miliardari per la fornitura di velivoli da trasporto tattico all’UE
- Leonardo S.p.A., gruppo italiano specializzato in difesa e sicurezza, è tra i principali fornitori del programma europeo di difesa aerea
- Thales Group, colosso francese della difesa elettronica, è capofila di vari progetti finanziati dalla European Defence Fund
- Rheinmetall AG, azienda tedesca nota per la produzione di veicoli militari e sistemi d’arma, ha siglato intese per la produzione di nuovi carri armati destinati agli eserciti europei
Molti dirigenti di queste aziende hanno stretti legami con funzionari europei, sollevando dubbi su possibili conflitti di interesse che andrebbero approfonditi da organi di vigilanza indipendenti.
La reazione politica e il silenzio dei media
La delegazione del Movimento 5 Stelle ha denunciato il fatto come un “grave sfregio alla democrazia”, chiedendo un dibattito pubblico nella plenaria di maggio a Strasburgo. Nonostante la gravità della situazione, i media mainstream hanno largamente ignorato la notizia, confermando l’esistenza di un filtro informativo sistematico su questi temi.
Il governo perenne dello stato d’eccezione
Dal Covid-19 alla guerra in Ucraina fino al riarmo, la Commissione guidata da von der Leyen ha agito in uno stato di emergenza permanente, sospendendo di fatto le garanzie democratiche. Un fenomeno già analizzato dal filosofo Giorgio Agamben, che denunciava come l’Unione Europea sia, in realtà, solo un patto tra Stati, privo di vera legittimità costituzionale.
Uno schiaffo ai cittadini europei
La forzatura sul piano SAFE è uno schiaffo ai cittadini europei. Un precedente gravissimo che normalizza l’autoritarismo in Europa, travestendolo da efficienza istituzionale. Il silenzio che circonda questa vicenda è il vero indicatore della crisi democratica che attraversa l’Unione.

Sii il primo a commentare