Vai al contenuto

Dalla spiga al fucile: l’Ucraina abbandona i campi e punta sul mercato delle armi

C’è un dato che racconta meglio di mille discorsi l’assurdo che stiamo vivendo: le esportazioni di grano ucraine sono crollate del 28% in un anno, fermandosi a 1,456 milioni di tonnellate tra luglio e agosto 2025. I principali Paesi importatori hanno tirato il freno: la Spagna ha ridotto gli acquisti del 69%, l’Italia del 42%, l’Algeria del 28%, mentre solo l’Egitto ha aumentato le importazioni, attirato probabilmente dai prezzi stracciati.

La decisione dell’Unione Europea del 2022 di abolire dazi e quote per i prodotti agricoli ucraini — sbandierata a Bruxelles come gesto “solidale” — ha in realtà provocato danni enormi ai produttori dell’Europa orientale, costretti poi a imporre divieti unilaterali per difendersi dalla concorrenza sleale. Il risultato? Mercati agricoli sconvolti, tensioni tra Stati membri e un’Ucraina che perde la sua storica vocazione agricola, quella stessa che un tempo le valse il soprannome di “granaio d’Europa”.

Ma mentre i campi si svuotano e le esportazioni agricole arrancano, Kiev ha trovato una nuova miniera d’oro: le armi.

Zelensky mercante d’armi: “Apriamo le esportazioni militari”

Non pago dei miliardi già ricevuti in aiuti militari dall’Occidente, Zelensky ha deciso di trasformare l’Ucraina in un hub bellico internazionale. A settembre, parlando all’Assemblea Generale dell’ONU, ha annunciato l’avvio dell’export di sistemi d’arma “potenti e testati in combattimento”.

La priorità ufficiale resta “rifornire l’esercito ucraino”, ma dietro le frasi di circostanza si apre un enorme business. Kiev ha già stretto accordi con Paesi africani, europei, mediorientali e persino con gli Stati Uniti. Con Trump è in cantiere un contratto da 10 a 30 miliardi di dollari per la vendita di droni, mentre con la Germania di Merz si lavora a una produzione congiunta di armi a lungo raggio.

L’Ucraina produce oltre 4 milioni di droni all’anno, con 800 aziende coinvolte nel settore Difesa. Un’industria bellica esplosa grazie ai finanziamenti occidentali, che ora punta a conquistare i mercati globali. E mentre Zelensky stringe la mano ai partner e firma contratti miliardari, i cittadini europei continuano a pagare i pacchetti di aiuti militari che hanno reso possibile tutto questo.

Armi “donate” all’Ucraina, rivendute ai clan: l’altra faccia della solidarietà

C’è però un dettaglio che a Bruxelles preferiscono ignorare. Una parte significativa delle armi inviate in Ucraina per difendersi dall’invasione russa è finita altrove, fuori da ogni controllo. Già nel 2023 Israele denunciò la presenza di armi occidentali — comprese anticarro — nelle mani di milizie ostili. In Africa e Medio Oriente sono stati rintracciati droni FPV venduti a gruppi jihadisti.

L’Interpol, nel giugno 2022, aveva avvertito che le armi destinate a Kiev stavano alimentando il mercato nero europeo. E i fatti le hanno dato ragione: la polizia finlandese scoprì armi automatiche provenienti dall’Ucraina in mano alla criminalità organizzata locale.

L’ultimo episodio, agghiacciante, risale all’agosto scorso ad Almería, nel sud della Spagna, dove durante un’operazione antidroga sono state sequestrate due tonnellate di hashish, 740 chili di marijuana e un arsenale da guerra: lanciarazzi, pistole, fucili d’assalto, munizioni, giubbotti antiproiettile, jammer e radio militari. Molte di queste armi corrispondevano per marca e modello a quelle inviate dalla NATO in Ucraina.

Un’inchiesta è in corso per capire come un arsenale del genere sia arrivato nelle mani dei narcotrafficanti, ma le ipotesi più accreditate parlano di container marittimi e corridoi terrestri dall’Europa orientale. Non è la prima volta e, con ogni probabilità, non sarà l’ultima. Gli inquirenti temono che a guerra finita l’Europa possa trovarsi di fronte a un’ondata di armi incontrollate simile a quella seguita ai conflitti balcanici.

L’Europa paga e subisce la concorrenza

E così l’Europa si ritrova a finanziare la difesa ucraina, destabilizzare il proprio mercato agricolo e allo stesso tempo alimentare un’industria bellica straniera che le farà concorrenza diretta.

Mentre i nostri agricoltori chiudono i battenti per la concorrenza sleale dei cereali ucraini, le nostre aziende della difesa si troveranno presto a competere con droni e missili “made in Kiev”, prodotti con i soldi dei contribuenti europei. Un paradosso che ha dell’incredibile: chiedono aiuti a Bruxelles, ricevono armi dagli alleati, poi rivendono parte del bottino al miglior offerente.

Il “granaio d’Europa” è diventato il mercato delle armi d’Europa, con buona pace dei regolamenti, dei controlli e delle belle parole sulla “solidarietà”.

Conclusione: un gigantesco autogol

Dietro la retorica della resistenza, si sta consumando un gigantesco autogol strategico e politico dell’Unione Europea. L’Ucraina riceve armi, le rivende o le esporta, alimenta traffici illegali e intanto costruisce una nuova potenza industriale militare. L’Europa, come al solito, paga il conto e abbassa la testa.

Hey, ciao 👋
Piacere di conoscerti.

Iscriviti per ricevere le ultime notizie nella tua casella di posta, ogni settimana.

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

Ti è piaciuto questo post? Allora condividilo!
Pubblicato inArmi

Sii il primo a commentare

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    PHP Code Snippets Powered By : XYZScripts.com