Per anni Giorgia Meloni è stata accusata di voler costruire muri, di avere una visione troppo severa dell’immigrazione e di voler stravolgere il tradizionale approccio europeo all’accoglienza. Oggi, però, lo scenario appare profondamente diverso. Quella che fino a poco tempo fa veniva dipinta come una posizione isolata sta progressivamente diventando il nuovo orientamento di numerosi governi europei.
La politica di Giorgia Meloni sulla gestione dei flussi migratori sembra infatti aver aperto una breccia nel palazzo di Bruxelles. Sempre più Stati membri chiedono infatti una stretta contro l’immigrazione clandestina, procedure accelerate per l’esame delle domande d’asilo e soprattutto un sistema efficace di rimpatri per chi non possiede i requisiti per restare in Europa.
È una trasformazione politica che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata impensabile.
L’Europa scopre il problema dell’immigrazione incontrollata
La crisi migratoria degli ultimi dieci anni ha messo sotto pressione l’intero continente. L’arrivo di centinaia di migliaia di persone attraverso il Mediterraneo e la rotta balcanica ha evidenziato tutte le debolezze del sistema europeo dell’asilo, fondato sul Regolamento di Dublino e su una gestione spesso frammentaria delle frontiere esterne.
L’Italia, per la sua posizione geografica, è stata una delle nazioni più esposte. Per lungo tempo Roma ha denunciato di essere stata lasciata sola nella gestione degli sbarchi, ricevendo solidarietà verbale ma pochi aiuti concreti.
L’esecutivo guidato da Giorgia Meloni ha deciso di cambiare approccio, puntando sul contrasto ai trafficanti di esseri umani, sulla cooperazione con i Paesi di partenza e soprattutto sulla riduzione degli ingressi irregolari.
Il modello Albania diventa un laboratorio europeo
L’accordo sottoscritto tra Italia e Albania ha rappresentato una delle iniziative più innovative e controverse della politica migratoria europea. L’idea di realizzare strutture italiane in territorio albanese per la gestione accelerata delle richieste di asilo e dei rimpatri ha suscitato inizialmente fortissime critiche politiche e giuridiche.
Molti osservatori ritenevano il progetto destinato a fallire. Nel frattempo, però, il dibattito europeo è cambiato profondamente e sempre più governi guardano con interesse a soluzioni analoghe per contenere i flussi irregolari. Anche il Patto europeo sulla migrazione e l’asilo introduce procedure accelerate per i richiedenti provenienti da Paesi sicuri e rafforza il sistema dei rimpatri.
La svolta europea sui rimpatri
Uno dei punti più discussi riguarda proprio il rafforzamento delle espulsioni dei migranti irregolari.
Negli ultimi anni l’Unione Europea ha registrato enormi difficoltà nel dare esecuzione ai decreti di rimpatrio, con percentuali estremamente basse di effettivo ritorno nei Paesi d’origine. Per questo motivo Bruxelles ha iniziato a valutare con maggiore apertura strumenti di cooperazione con Paesi terzi e procedure più rapide.
Anche il recente dibattito sviluppatosi nelle istituzioni europee ha evidenziato una crescente disponibilità a considerare legittime forme innovative di gestione dei flussi migratori, purché rispettose delle convenzioni internazionali.
Meloni rivendica una vittoria politica
Dal punto di vista del governo italiano, il cambiamento di atteggiamento europeo rappresenta una conferma della bontà della strategia perseguita fin dall’inizio della legislatura.
L’esecutivo sostiene infatti di aver anticipato un cambiamento inevitabile: quello di un’Europa sempre meno orientata all’accoglienza indiscriminata e sempre più concentrata sul controllo delle frontiere esterne e sulla lotta all’immigrazione clandestina.
La stessa Giorgia Meloni ha più volte sostenuto che il modello italiano stia diventando un punto di riferimento per molti partner europei e che la cooperazione con Paesi terzi possa rappresentare uno strumento decisivo nella gestione dei flussi.
Una nuova stagione per la politica migratoria europea
Naturalmente il confronto politico rimane acceso.
Organizzazioni umanitarie e opposizioni continuano a contestare il ricorso ai centri esterni all’Unione Europea e chiedono maggiori canali legali di ingresso e un rafforzamento dei programmi di integrazione.
Parallelamente cresce però il numero di governi che ritengono necessario coniugare solidarietà e sicurezza, sostenendo che senza un efficace controllo delle frontiere esterne anche il diritto d’asilo rischia di perdere credibilità.
L’impressione è che l’Europa stia attraversando una fase di profonda revisione delle proprie politiche migratorie.
Se fino a pochi anni fa la linea italiana appariva minoritaria, oggi molte delle proposte avanzate da Roma sembrano trovare crescente spazio nel dibattito continentale, segno di un cambiamento politico che potrebbe incidere profondamente sulla gestione futura dell’immigrazione nell’Unione Europea.

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