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Le carte segrete degli Usa sui biolaboratori in Ucraina

Per oltre quattro anni il tema era stato liquidato come propaganda di guerra, teoria del complotto o disinformazione. Oggi, invece, la pubblicazione di una nuova documentazione declassificata dall’intelligence americana riporta al centro del dibattito internazionale una questione che sembrava ormai archiviata: la rete dei laboratori biologici finanziati dagli Stati Uniti in Ucraina e in numerosi altri Paesi del mondo.

Il materiale reso pubblico dall’ufficio della Direzione dell’Intelligence Nazionale americana, guidato fino a fine giugno da Tulsi Gabbard, ricostruisce infatti una vasta rete di programmi biologici sostenuti da Washington attraverso appaltatori privati e fondi federali, riaccendendo interrogativi che affondano le radici ben prima dell’invasione russa del 2022.

Una rete mondiale di oltre 120 laboratori

Secondo il rapporto, il governo americano avrebbe finanziato oltre 120 laboratori biologici distribuiti in più di trenta Paesi, molti dei quali destinati ufficialmente alla sorveglianza epidemiologica, allo studio delle zoonosi e al contrasto delle pandemie.

Tra queste strutture figurerebbero oltre quaranta laboratori situati in Ucraina, alcuni dei quali realizzati o gestiti da contractor statunitensi specializzati nella biosicurezza.

Il dossier sostiene che tali programmi siano stati finanziati per anni attraverso il Dipartimento della Difesa americano e altre agenzie governative, nell’ambito delle iniziative di cooperazione internazionale contro le minacce biologiche.

Secondo i documenti resi pubblici, la guerra avrebbe aumentato il rischio che alcuni agenti patogeni conservati nei laboratori potessero essere compromessi o dispersi accidentalmente a causa dei bombardamenti o del caos bellico.

Antrace, brucella e altri agenti patogeni

Tra gli elementi più discussi emergono i riferimenti a campioni di antrace, brucella e altri microrganismi potenzialmente pericolosi utilizzati nella ricerca scientifica.

La presenza di tali agenti, di per sé, non costituisce necessariamente prova di programmi militari: numerosi laboratori di sanità pubblica nel mondo conservano infatti campioni per fini diagnostici e di ricerca.

Il dossier, tuttavia, sottolinea che alcuni di questi centri operavano con limitata supervisione pubblica e attraverso società private incaricate della loro gestione, circostanza che alimenta nuovi interrogativi sulla trasparenza dell’intero sistema.

Ritorna il nome di Hunter Biden

L’aspetto politicamente più esplosivo riguarda però Hunter Biden, figlio dell’ex presidente americano Joe.

Secondo la documentazione richiamata dal rapporto, una delle società coinvolte nella gestione di programmi biologici internazionali avrebbe avuto rapporti con Metabiota, azienda di ricerca sanitaria che negli anni passati ricevette investimenti da un fondo collegato a Hunter Biden.

Il nome del figlio dell’ex presidente era già emerso nel 2022 durante le accuse lanciate da Mosca contro i laboratori biologici ucraini, ma allora gran parte della stampa occidentale liquidò la vicenda come propaganda russa.

Oggi la nuova documentazione riporta inevitabilmente sotto i riflettori quei collegamenti finanziari, pur senza fornire prove pubbliche che Hunter Biden abbia avuto un ruolo operativo nelle attività dei laboratori.

La posizione dell’intelligence americana

Tulsi Gabbard sostiene che molte informazioni sui programmi biologici finanziati all’estero sarebbero state volutamente nascoste all’opinione pubblica americana, impedendo un adeguato controllo democratico sull’utilizzo dei fondi federali.

Nel rapporto si afferma che l’esistenza, la localizzazione e le modalità di finanziamento di tali strutture sarebbero rimaste per lungo tempo poco conosciute anche all’interno delle istituzioni.

Le accuse riguardano soprattutto la mancanza di trasparenza amministrativa e politica più che l’esistenza accertata di programmi offensivi di guerra biologica.

Una polemica nata con la guerra

Fin dai primi mesi dell’invasione russa, il Cremlino sostenne che in Ucraina operassero laboratori biologici finanziati dagli Stati Uniti.

Washington rispose spiegando che si trattava di programmi di cooperazione scientifica destinati alla prevenzione delle epidemie e alla sicurezza sanitaria internazionale, negando categoricamente qualsiasi finalità militare.

Organismi internazionali, governi occidentali e numerosi esperti hanno più volte affermato di non avere trovato prove pubbliche dell’esistenza di un programma ucraino di armi biologiche gestito dagli Stati Uniti, pur riconoscendo l’esistenza dei programmi di cooperazione biologica e dei laboratori di ricerca.

Un caso destinato a far discutere

La declassificazione dei documenti arriva in un momento particolarmente delicato per la politica americana e per il conflitto ucraino.

Le nuove rivelazioni rischiano infatti di riaprire un dibattito che sembrava chiuso, alimentando richieste di nuove commissioni parlamentari e verifiche indipendenti sui programmi biologici finanziati dagli Stati Uniti all’estero.

Al tempo stesso, resta fondamentale distinguere tra l’esistenza documentata dei laboratori, ormai ampiamente riconosciuta, e l’ipotesi di un loro utilizzo per programmi offensivi di guerra biologica, che continua a non essere dimostrata da prove pubbliche condivise.

Le carte declassificate aggiungono nuovi tasselli a una vicenda complessa, ma difficilmente rappresentano, almeno allo stato attuale, la parola definitiva su uno dei dossier più controversi degli ultimi anni.

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Pubblicato inGeopolitica

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