Proseguo, con cadenza settimanale, a proporvi la mia nuova fatica letteraria “Profondo nero. Terrorismo di estrema destra e stragismo di Stato”. Potete leggermi, pezzo dopo pezzo, come e quando più vi piace. Una sorta di “antipasto” del libro vero e proprio che, nella sua versione completa, sarà naturalmente disponibile in formato cartaceo e digitale. Inoltre, trattandosi di un testo almeno parzialmente “in divenire”, ciascuno di voi può offrire il proprio contributo, inviandomi – tramite il form di contatto o la pagina Facebook dedicata o ancora via e-mail – testimonianze, proposte e suggerimenti, che potranno venire prese in considerazione e citate nella stesura definitiva del volume.
Avanguardia Nazionale (AN) si configurò come un’entità politica italiana di ispirazione neofascista e con accenti golpisti, istituita il 25 aprile 1960 dall’attivista Stefano Delle Chiaie. L’organizzazione perseguì una linea politica radicale e fu al centro di numerose controversie e vicende di rilievo nazionale fino a quando non fu sciolta ufficialmente nel 1976, a seguito dell’applicazione della legge Scelba.
Storia del movimento
I Gruppi Armati Rivoluzionari

Stefano Delle Chiaie si distaccò dal Movimento Sociale Italiano (MSI) nel 1956, marcando una svolta ideologica significativa. La sua ricerca di un nuovo orientamento lo portò ad associarsi al Centro Studi Ordine Nuovo, creato da Pino Rauti, con l’intenzione di approfondire una dimensione più radicale dell’estrema destra.
Al suo interno, nel 1958, in risposta a dissensi con la leadership, Delle Chiaie prese l’iniziativa di costituire i Gruppi Armati Rivoluzionari (GAR). Contrariamente a quanto suggeriva il nome, i GAR non avevano a disposizione armamenti né compivano azioni di violenza militare: la loro lotta era piuttosto ideologica, incentrata su un confronto diretto con le istituzioni democratiche italiane. La strategia adottata fu quella di promuovere un vasto astensionismo elettorale, invitando gli elettori a “votare” scheda bianca. Una tattica insolita, che generò perplessità in una parte, seppur limitata, dell’opinione pubblica, essendo all’epoca una pratica non chiaramente definita in termini di legalità.
Pur formalmente ancora legati al Centro Studi Ordine Nuovo di Rauti, i GAR ne criticavano la direzione strategica, in particolare per la scelta di non partecipare affatto alle elezioni politiche, una mossa percepita come un rigetto sprezzante del sistema democratico.
La posizione intransigente assunta da Delle Chiaie e dai suoi seguaci li pose in un certo senso in conflitto con lo Stato, al punto che furono oggetto di denunce alle autorità giudiziarie. Che alla fine, però, non ebbero corso, in quanto non si riuscì a identificare un’accusa concreta e puntualmente loro attribuibile.
Avanguardia Nazionale Giovanile
Nel panorama dell’estrema destra italiana, il biennio 1958-1959 segnò un’evoluzione significativa con Stefano Delle Chiaie, che sancì il definitivo distacco dal Centro Studi Ordine Nuovo, in contrasto con Pino Rauti, restio alla trasformazione del centro in un movimento politico. In seguito alla rottura, i Gruppi Armati Rivoluzionari (GAR) mutarono la propria denominazione in Avanguardia Nazionale Giovanile (ANG).
Durante i primi anni ‘60, l’ANG si scontrò frequentemente con i giovani comunisti e il nascente movimento studentesco. Il 25 aprile 1964, in un episodio di violenza politica, membri di Avanguardia Nazionale attaccarono la Casa dello Studente di Roma, in coincidenza con le commemorazioni della Liberazione. Al termine si contarono “soltanto” due feriti, ma l’episodio manifestò la propensione dell’organizzazione verso l’azione diretta.

Nell’estate dello stesso anno, Stefano Delle Chiaie fu contattato da individui che si professavano inviati del generale Giovanni De Lorenzo, all’epoca a capo dei carabinieri e fautore del cosiddetto “Piano Solo”, un progetto golpista. L’ANG, tuttavia, scettica sulla sincerità e le intenzioni dei contatti, declinò l’invito a partecipare.
Il 1965 vide l’ANG sotto pressione a causa di indagini e perquisizioni, che portarono alla decisione di sciogliere formalmente l’organizzazione. Tuttavia, rimasero forti legami tra i suoi membri, che continuarono a operare sotto nuove etichette all’interno della destra radicale.
L’anno successivo, nel 1966, ex militanti dell’ANG furono coinvolti in un’azione provocatoria e di disinformazione nota come “Operazione manifesti cinesi”, in cui vennero affissi illegalmente cartelloni di propaganda stalinista, firmati da inesistenti gruppi comunisti italiani. Si trattò, secondo quanto affermato da Delle Chiaie anni dopo, di una manovra promossa dall’Ufficio Affari Riservati del ministero dell’Interno, diretto da Federico Umberto D’Amato, orchestrata da settori anticomunisti collegati alla CIA e all’estrema destra italiana con la collaborazione del direttore del periodico Il Borghese, Mario Tedeschi.
Il 1º marzo 1968 Delle Chiaie e altri ex membri di Avanguardia Nazionale parteciparono alla “Battaglia di Valle Giulia” (nella foto principale del post) a Roma, un confronto violento tra studenti e polizia. L’ANG, ancora non ufficialmente riformata, si batté in prima linea negli scontri, rafforzata da esponenti del FUAN e del MSI.
Concludendo questo periodo turbolento, il 16 dicembre 1969 Mario Merlino, militante di AN infiltratosi come provocatore nei movimenti anarchici, fu arrestato insieme ad altri cinque militanti del Circolo anarchico 22 marzo con l’accusa di aver partecipato alla strage di piazza Fontana. Nel 1970 Delle Chiaie lasciò prudenzialmente l’Italia per la Spagna franchista, mentre solo nel 1987 si concluse il lungo processo giudiziario che stabilì la non implicazione di Avanguardia Nazionale e di Merlino nei fatti di piazza Fontana.
La rifondazione del 1970 e il golpe Borghese

Nel corso del 1970, all’indomani dei mutamenti politici che videro un parziale riavvicinamento di Ordine Nuovo al Movimento Sociale Italiano (MSI), Avanguardia Nazionale Giovanile si riformò. Sotto la guida iniziale di Sandro Pisano e successivamente di Adriano Tilgher, riprese il nome di Avanguardia Nazionale. In questo periodo di tensioni politiche e tentativi di sovversione, Stefano Delle Chiaie fu implicato nell’operazione nota come tentato golpe Borghese. Durante la notte del 7 dicembre 1970, fu infatti accusato di aver organizzato l’ingresso di militanti di Avanguardia Nazionale all’interno del ministero dell’Interno. Delle Chiaie dichiarò di trovarsi in quel frangente a Barcellona, ma le indagini suggerirono altrimenti.
Il golpe non ebbe poi luogo a causa di un misterioso contrordine dell’ultimo momento, nonostante alcuni membri di Avanguardia Nazionale fossero già penetrati all’interno del ministero, pronti ad agire. Questi eventi evidenziarono la crescente radicalizzazione e la disponibilità di alcuni gruppi estremisti ad intraprendere azioni dirette contro lo Stato.
Durante il periodo tra il 1970 e il 1971 gli affiliati di Avanguardia Nazionale presero parte attiva nei Moti di Reggio, mostrando segni di interazione con la criminalità organizzata calabrese. Parallelamente, nel nord Italia, molti avanguardisti si collegarono e parteciparono al Movimento di Azione Rivoluzionaria, indipendentemente dalle linee ufficiali di Avanguardia Nazionale.
Un episodio significativo fu quello del 4 novembre 1973, quando membri di Avanguardia Nazionale attaccarono la sede del Partito Socialista Italiano a Brescia, evento che portò ad arresti immediati. In seguito a questi fatti, Adriano Tilgher prese la decisione di chiudere varie sedi di Avanguardia Nazionale in Lombardia, riconoscendo che la situazione era sfuggita al controllo del movimento.
Il processo giudiziario che ne seguì vide, il 5 giugno 1976, il tribunale di Roma condannare diversi dirigenti e attivisti di Avanguardia Nazionale con l’accusa di ricostituzione del disciolto Partito Fascista. Tilgher cercò di difendere gli imputati, sostenendo che molte sedi erano inattive da oltre un anno e i militanti ancora operativi erano ridotti a pochi nomi noti. Di 64 imputati, 31 ricevettero condanne inferiori alle richieste dell’accusa e il resto fu assolto, con molti che furono rilasciati immediatamente.
Infine, il 7 giugno 1976, in una conferenza stampa convocata da Tilgher, fu annunciato lo scioglimento di Avanguardia Nazionale. Questa mossa anticipò la decisione del ministero dell’Interno, che il giorno seguente dichiarò il movimento fuorilegge.
Il simbolo e l’inno
Il filo conduttore della storia di un inno e di un simbolo, che si intrecciano nel contesto di Avanguardia Nazionale (AN), può essere dipanato con chiarezza in una sequenza cronologica che illumina le loro origini e trasformazioni.
Iniziamo con l’inno. L’organizzazione Avanguardia Nazionale adottò come proprio inno un canto intitolato “Sui monti e sui mar”, una melodia che non sorge in un vuoto culturale ma che, a un esame più attento, mostra le sue radici in una composizione precedente, il “Panzerlied”. Il “Panzerlied” è noto per essere stato uno degli inni ufficiali della Wehrmacht, le forze armate della Germania durante il periodo del Terzo Reich, che evoca immagini di potenza e combattimento corazzato. Il “Panzerlied” venne peraltro usato anche dalla Bundeswehr, le forze armate della Repubblica Federale di Germania fino al 2017.


Muovendo dal terreno della musica al campo dei simboli, ci troviamo di fronte alla runa oþalan, conosciuta anche come “di Odal”. Questo simbolo è stato spesso associato ad AN e si è diffusa la percezione di questo come un rombo con lati inferiori estesi e ritorti. Tuttavia, questo è un malinteso. La vera forma della runa oþalan è più semplice: un rombo con lati inferiori estesi, ma non ritorti, una distinzione importante per comprendere l’autentica iconografia scelta da AN. Questo simbolo differisce significativamente da quello adottato dalla SS-Gebirgs-Division “Prinz Eugen”, una divisione delle Waffen-SS, che effettivamente presenta lati ritorti nel suo design.
La storia di questi elementi distintivi di Avanguardia Nazionale – il loro inno e simbolo – rivela dunque un retaggio che affonda sì le sue radici nel contesto militare tedesco del XX secolo, ma mostran un’evoluzione e un adattamento in un nuovo contesto culturale e politico. Un breve esame che ci consente di discernere tra mito e realtà, tra somiglianza superficiale e significato profondo.
I processi
Nel tessuto della storia italiana degli anni ‘90, un capitolo complesso e oscuro si apre con le indagini condotte dalla Commissione Stragi. Quest’ultima è stata istituita per far luce su atti di terrorismo e violenza politica che hanno insanguinato il paese. Elemento chiave di queste indagini sono le testimonianze di due pentiti della ‘ndrangheta, Giacomo Lauro e Carmine Dominici, che hanno messo in luce le connessioni tra organizzazioni criminali e politiche.

Secondo le deposizioni dei due pentiti, il gruppo – insieme al Comitato d’azione per Reggio Capoluogo, guidato da Ciccio Franco – fu accusato di aver organizzato, con l’aiuto della ‘ndrangheta, atti di violenza tra cui la tragica Strage di Gioia Tauro. Le parole di Lauro gettarono un’ombra inquietante anche su alcuni ex esponenti del Movimento Sociale Italiano (MSI) della regione di Reggio, in particolare su figure come Fortunato Aloi e il senatore Renato Meduri di Alleanza Nazionale. Le accuse implicavano l’esistenza di un piano volto a destabilizzare l’Italia partendo dal Sud, in una sorta di prosecuzione della cosiddetta strategia della tensione, che aveva già colpito il Nord del paese.
Nonostante le gravi imputazioni, nel corso dell’indagine preliminare, tutti i personaggi implicati, ad eccezione di Giacomo Lauro, furono prosciolti per insufficienza di prove o per altri motivi legali. Giacomo Lauro stesso, inizialmente, venne assolto il 27 febbraio 2001, in quanto il tribunale non riscontrò la presenza di dolo, ovvero l’intenzionalità criminale, nelle sue azioni.
Tuttavia, la situazione giuridica di Lauro subì una svolta nel gennaio 2006. In quel momento, il reato di cui fu ritenuto responsabile mutò in “concorso anomalo in omicidio plurimo”. Nonostante la gravità della nuova imputazione, si stabilì che il reato fosse ormai prescritto, precludendo così la possibilità di procedere a un nuovo giudizio.
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