Ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere. Mentre noi, nel Bel Paese, siamo qui a trastullarci con le solite chiacchiere da bar e le immancabili retoriche vuote, dall’altra parte dell’Atlantico c’è chi fa sul serio. Parlo del procuratore generale repubblicano del Kansas, Kris William Kobach (a sinistra nella foto), che ha avuto l’ardire, l’impertinenza, persino l’insolenza di citare in giudizio nientemeno che la Pfizer. Sì, proprio quella Pfizer, il gigante di Big Pharma che, durante la pandemia, ci ha venduto il vaccino contro il Covid-19 come il nuovo Sacro Graal della scienza moderna.
E mentre qui da noi la notizia passa sotto silenzio, forse per non disturbare i manovratori, Kobach ha gettato il guanto di sfida al colosso farmaceutico con sei capi d’imputazione che farebbero tremare anche il più spregiudicato degli avvocati difensori.
La prima accusa: l’inganno del “sicuro ed efficace”
La prima accusa è un classico: inganno del pubblico. La Pfizer, secondo Kobach, ha affermato che il suo vaccino Covid-19 fosse “sicuro ed efficace”, una dichiarazione che, col senno di poi, suona come una beffa. Miocarditi, pericarditi, gravidanze fallite e persino decessi – tutti effetti avversi nascosti sotto il tappeto con la destrezza di un prestigiatore di quart’ordine.
La seconda accusa: false dichiarazioni
La seconda accusa rincara la dose: dichiarare che il vaccino fosse sicuro pur sapendo degli effetti avversi. E qui non si parla di qualche lieve malessere, ma di problemi gravi, con tanto di numeri a supporto. Quanti di noi hanno sentito parlare dei casi di miocardite solo dopo che ormai il danno era fatto?
La terza accusa: efficacia presunta ma limitata
Ma non finisce qui. Terza accusa: il vaccino, si diceva, era efficace. Ma quanto è durato quell’efficacia? E soprattutto, contro cosa? Le varianti del virus si sono moltiplicate come funghi dopo la pioggia e il vaccino di Pfizer, che doveva proteggerci tutti, si è rivelato poco più che un placebo con effetti collaterali.
La quarta accusa: trasmissione del contagio
Quarta accusa, la più gustosa: Pfizer avrebbe dichiarato che il vaccino impediva la trasmissione del Covid-19. Tutti noi, poveri ingenui, abbiamo creduto a questo mantra, finché non ci siamo trovati con i contagi che salivano e i bollettini dei decessi che facevano altrettanto.
La quinta accusa: censura delle informazioni
E poi c’è la quinta accusa, da manuale del perfetto dittatore: censura delle informazioni. Pfizer avrebbe lavorato alacremente per zittire chiunque mettesse in dubbio le sue affermazioni sui social media. Un bel modo per gestire una crisi: chiudere la bocca a chi osa parlare.
La sesta accusa: fatturato da record
Infine, l’ultima accusa, quella che mette il sale sulla ferita: profitti stellari. Pfizer ha accumulato un fatturato record di circa 75 miliardi di dollari in due anni, grazie alle sue “false dichiarazioni”. E chi paga il conto? Sempre noi, poveri diavoli, che abbiamo creduto alla favoletta del vaccino miracoloso.
Accuse dettagliate e supportate da dati
L’atto di citazione, lungo oltre 174 pagine, è un documento che farebbe arrossire di vergogna anche il più spregiudicato dei burocrati. Il procuratore ha presentato una mole di dati scientifici che inchiodano Pfizer alle sue responsabilità. Tra questi, il rifiuto dei finanziamenti governativi per “liberare” i suoi scienziati dalla supervisione governativa, un trucco degno di un prestigiatore da quattro soldi. E poi, gli accordi di riservatezza, che hanno permesso a Pfizer di nascondere i dati critici sulla sicurezza e l’efficacia del vaccino. Come dire: “Non guardate qui, non c’è niente da vedere”.
La scoperta degli eventi avversi
Ma la chicca finale, quella che ti fa saltare sulla sedia, è la scoperta che Pfizer avrebbe mantenuto un proprio database di eventi avversi, con dati agghiaccianti: al 28 febbraio 2021, conteneva 158.893 eventi avversi e 1.223 decessi. E chi sapeva? Nessuno, perché Pfizer ha assunto un esercito di persone per analizzare i dati, senza mai renderli pubblici.
Un’eredità di silenzio e complicità
In Italia, di tutto questo, non sappiamo nulla o quasi. Le nostre Procure sono imbrigliate, i politici fanno finta di nulla e la tanto decantata commissione d’inchiesta sul Covid è ferma al palo. Il ministro Schillaci, che aveva promesso una commissione scientifica sugli effetti avversi, è scomparso dalla scena. Le associazioni dei danneggiati, come il Comitato Ascoltami, non sono state neanche ricevute. E noi, cittadini italiani, siamo qui a sperare che settembre porti qualche novità. Ma, come sempre, il Kansas sembra molto lontano.
Un sistema marcio da rivoluzionare
Che dire? La storia di Kris William Kobach e della sua causa contro Pfizer è un pugno nello stomaco per tutti noi. È la dimostrazione che, quando c’è volontà politica e giuridica, anche i colossi possono essere messi sotto accusa. Ma qui in Italia, con le nostre istituzioni paralizzate e i politici troppo impegnati a guardarsi l’ombelico, un’azione del genere sembra pura fantascienza. Resta solo da sperare che, prima o poi, qualcuno prenda esempio dal Kansas e cominci a fare sul serio anche da noi. Ma, fino ad allora, non ci resta che osservare e commentare, sperando che la giustizia, quella vera, faccia il suo corso anche nel nostro Paese.

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