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L’Occidente gioca alla guerra: il suicidio europeo

Ah, l’Occidente! Quel baluardo di democrazia e libertà che non esita un secondo a esportare i propri valori a suon di missili e sanzioni. La situazione attuale con la Russia sembra essere l’ennesima rappresentazione di una tragedia già vista, solo che questa volta gli attori principali – USA, NATO e UE – sembrano essersi superati. Vediamo come questa nobile crociata si sta trasformando in un suicidio collettivo degno di una pièce teatrale di dubbio gusto.

I “democraticissimi” missili USA

Iniziamo con i “democraticissimi” missili USA, quelli che, con precisione chirurgica, stanno colpendo adulti e bambini in Crimea. Ma non preoccupatevi, Kiev ci rassicura che sono tutti “occupanti civili”. La logica è chiara: se vivi in Crimea, sei automaticamente un bersaglio legittimo. Non importa se sei un bambino che gioca nel parco o un nonno che prende il sole sulla spiaggia, sei un “occupante civile” e quindi, per qualche ragione contorta, meriti di essere eliminato.

E non è finita qui. Kiev, con un cinismo degno del miglior Machiavelli, afferma che in Crimea “non deve esserci vita civile”. Un’affermazione che risuona come un macabro eco di genocidi passati, ma che, in questo caso, viene tranquillamente ignorata dalle anime pie dell’Occidente. Dopotutto, se lo dice Kiev, deve essere giusto, no?

Le “europeissime” sanzioni

Passiamo ora alle “europeissime” sanzioni sui settori energetici russi. Quell’arma economica che dovrebbe, in teoria, piegare la Russia e farla tornare a cuccia. Peccato che, nella realtà, stia riducendo l’economia europea al harakiri. Ma chi se ne importa? Le esportazioni USA vanno a gonfie vele e i nostri leader possono continuare a pavoneggiarsi nei consessi internazionali, congratulandosi a vicenda per la loro “fermezza” e “unità”.

Mentre i cittadini europei si trovano a pagare bollette energetiche da capogiro e le industrie chiudono i battenti, i nostri amati leader continuano a intonare il mantra delle sanzioni come se fosse una ninna nanna. Intanto, gli Stati Uniti ridono sotto i baffi, incrementando le loro esportazioni di gas naturale liquefatto verso un’Europa disperata e alla ricerca di alternative al gas russo. Non è uno splendido esempio di solidarietà transatlantica?

Liberal-democratici piani di guerra

E cosa dire dei liberal-democratici piani di invio di truppe direttamente sul fronte ucraino? Ah, il sogno bagnato di ogni falco da salotto. Per anni ci hanno detto che la NATO era un’alleanza difensiva. Ora, invece, ci ritroviamo con piani che prevedono l’invio di truppe pronte a morire in un campo di battaglia straniero per difendere chissà quali ideali di libertà e democrazia. Chi se ne frega se ciò potrebbe scatenare un conflitto di proporzioni catastrofiche. L’importante è dimostrare chi ha il pugno più duro.

E parlando di pugni duri, non possiamo non menzionare l’investitura del nuovo segretario della NATO, l’olandese Mark Rutte, uomo di Washington per eccellenza. Il suo compito? Portare l’Europa in guerra. E non è una battuta. La sua nomina è il chiaro segnale che gli USA vogliono un’Europa pronta a tutto, anche a immolarsi, pur di contrastare la Russia.

L’amica Strack-Zimmermann

Ma la pièce continua. Entra in scena Marie-Agnes Strack-Zimmermann, del Freie Demokratische Partei, probabile presidente del nuovo Comitato europeo di difesa. Questa paladina della democrazia ha un curriculum che farebbe impallidire anche il più fervente dei guerrafondai. Dalla sua accusa al governo tedesco di essere troppo lento nella fornitura di armi all’Ucraina, alla sua insistenza per l’invio di blindati “Marder” e corazzati “Leopard 2”, fino alla richiesta di missili “Taurus” per Kiev, la Strack-Zimmermann sembra avere una passione insaziabile per la guerra.

L’aeronautica rumena e le truppe NATO

Ma non finisce qui. Abbiamo anche i lavori di ammodernamento della base aeronautica rumena “Mihail Kogalniceanu”, vicino al confine con l’Ucraina. Perché mai una base aerea, a un paio di centinaia di chilometri dal conflitto, avrebbe bisogno di essere potenziata? La risposta ufficiale è tanto ridicola quanto prevedibile: “l’invasione russa della Georgia nel 2008 e quella della Crimea nel 2014”. Certo, perché citare eventi di dieci anni fa dà un senso di urgenza che giustifica qualsiasi cosa.

E chi potrebbe mai pensare che questo ampliamento abbia qualcosa a che fare con il transito di armi verso Kiev? Sicuramente non la Romania, uno dei principali corridoi per le forniture di armi alla giunta nazigolpista ucraina. No, no, si tratta solo di preparativi di routine, niente da vedere qui, continuate a muovervi.

La minaccia di Stoltenberg

E poi c’è Jens Stoltenberg, il “demente” (Putin dixit) ormai ex segretario generale della NATO, che non perde occasione per ricordarci del mezzo milione di soldati NATO in stato di massima allerta. Pronti a essere dispiegati in pochi giorni, in qualsiasi direzione necessaria. E non dimentichiamo Viktor Orban, il premier ungherese, che con il suo rifiuto di partecipare a questa follia ci ricorda che c’è ancora un briciolo di sanità mentale in Europa.

La strategia di USA e NATO

Secondo il politologo russo Aleksandr Perendžiev, non appena la carne da cannone ucraina comincerà a scarseggiare, saranno le truppe polacche a entrare in gioco, seguite da contingenti di altri paesi NATO. Ma, attenzione, prima di inviare truppe su larga scala, la NATO cercherà di assicurarsi la supremazia aerea. Perché, come ci ricorda l’esperto militare Konstantin Sivkov, la NATO non inizia mai operazioni di terra senza la supremazia dall’alto.

Quindi, preparatevi a una massiccia offensiva aerea, seguita da una missione limitata di truppe NATO in Ucraina. E poi, quando le perdite saranno insostenibili, l’alleanza potrebbe iniziare operazioni di combattimento su larga scala. Un piano così brillante che solo una mente cinica e insensibile potrebbe concepire.

L’offensiva ucraina

Nel frattempo, Kiev continua a mandare i suoi uomini al macello. Si parla di un attacco imminente a Khar’kov con 100.000 uomini. Un ponte aereo tra USA e Polonia per l’invio di blindati, mentre Romania e Bulgaria forniscono corazzati tedeschi, svedesi e italiani. Storm Shadow e ATACMS si accumulano nelle retrovie e medici militari danesi e britannici sono già presenti nelle aree di conflitto.

E non dimentichiamo i droni ucraini “Baba-Jagà” che, di notte, minano i percorsi russi vicini al fronte. Segno evidente di una preparazione a una nuova offensiva. Ma a quale costo? The New York Times ci informa che gli uomini ucraini tra i 25 e i 60 anni, considerano la chiamata alle armi come un “biglietto di sola andata” verso una guerra mortale. E chi può biasimarli? Con i rastrellamenti nelle strade ucraine, molti si nascondono per evitare di essere spediti al fronte.

Un suicidio collettivo

Ecco quindi il quadro: un’alleanza di nazioni democratiche che si comporta come una banda di predatori, pronti a tutto pur di affermare il proprio dominio. Una guerra che non è solo contro la Russia, ma contro il buon senso, la logica e, soprattutto, contro i cittadini che pagano il prezzo più alto.

In tutto questo, l’Europa sembra aver dimenticato i propri interessi, sacrificando il proprio benessere sull’altare delle ambizioni statunitensi. E mentre i leader occidentali continuano a giocare alla guerra, milioni di persone soffrono le conseguenze di decisioni prese da pochi, in nome di una democrazia che, paradossalmente, sembra sempre più autoritaria.

Quindi, cari lettori, la prossima volta che sentirete parlare di “democrazia” e “libertà” in relazione alla guerra in Ucraina, ricordatevi di questa tragica farsa. E chiedetevi: a chi giova davvero tutto questo? La risposta potrebbe sorprendervi, o forse no.

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Pubblicato inGuerra

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