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Le tante vite di Gina Lollobrigida, scomparsa oggi a 95 anni: da studentessa di Belle Arti di Subiaco diventò Diva in patria e star mondiale. I successi della Bersagliera icona di bellezza. L’abbraccio della politica

Addio alla Bersagliera. Gina Lollobrigida è stata una delle ultime grandissime icone del cinema italiano. Da studentessa di Belle Arti di Subiaco a star mondiale. La “Lollo” morta oggi a 95 anni è una delle nate del 4 luglio, giorno della dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti.

Una coincidenza che ha segnato la sua lunga carriera: proprio a Hollywood recitò in tanti film – affiancando divi di fama mondiale da Rock Hudson a Frank Sinatra, da Anthony Quinn a Sean Connery – tanto da guadagnarsi per sempre un posto tra le Dive.

Sguardo inconfondibile, bellezza abbagliante, curve mozzafiato, l’attrice – che ha fatto girare la testa a registi e attori di ogni età (e non solo) – ha collezionato 7 David di Donatello, 2 nastri d’Argento e un Golden Globe.

Lavorò con grandi registi: Mario Monicelli, Steno, Germi,  Mario Soldati. Nel 1972 fu la Fata Turchina nel fortunato “Le avventure di Pinocchio” di Luigi Comencini.  Così dopo i successi americani divenne Diva in patria. Un tappeto rosso tra Hollywood e Cinecittà.

Carriera in gran spolvero e vita privata turbolenta, il suo temperamento da ‘leonessa’ è stato messo a dura prova negli ultimi anni.

“Ho il diritto di vivere ma anche di morire in pace” confidò a Mara Venier in un’intervista a “Domenica in” nel novembre 2021.  Una frase secca che si lega alla lotta dell’attrice con la famiglia per questioni legate all’eredità e al ruolo del suo manager Andrea Piazzolla a processo con l’accusa di circonvenzione di incapace.

Un anno e mezzo prima sfogò tutta la sua amarezza in una lettera indirizzata al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. “Ho lavorato e rappresentato l’Italia nel mondo per oltre 70 anni, per avere un trattamento ignobile. Credo di meritare un po’ di tranquillità e non di essere trattata come una persona incapace, visto che non lo sono. Ho aspettato per anni perché credevo nella giustizia italiana. Mi sbagliavo e adesso hanno esagerato”. Pazienza finita per la Diva.

Un’altra vita rispetto a soli cinque anni fa quando per i suoi 90 anni la Bersagliera festeggiò nel cuore di Roma: red carpet tra gli abbracci di vip della tv e della politica.

Gina Lollobrigida è stata attrice, scultrice, pittrice, fotografa: abbandonate le scene si trasformò infatti in fotoreporter e negli anni Settanta riuscì a intervistare Fidel Castro. 95 anni e tante vite. Addio Lollo, indimenticata sex symbol.


Luigia Lollobrigida, detta Gina (Subiaco, 4 luglio 1927  Roma, 16 gennaio 2023), è stata un’attrice italiana.

Tra le più importanti attrici del cinema italiano, durante la sua carriera è stata diretta da registi italiani di grande spessore artistico come ad esempio Alberto Lattuada, Vittorio De Sica, Mario Monicelli, Pietro Germi, Alessandro Blasetti e Mario Soldati.

Sul versante americano, è stata diretta, tra gli altri, da Vincent Sherman, John Huston, Carol Reed, King Vidor, Melvin Frank, Robert Z. Leonard affiancando divi di fama mondiale come Rock Hudson, Tony Curtis, Yul Brynner, Anthony Quinn, Sean Connery, Robert Alda, Burt Lancaster, Errol Flynn, Humphrey Bogart e David Niven.

Con il rallentamento della sua carriera cinematografica ne iniziò anche una seconda come fotoreporter, che la portò negli anni settanta a intervistare Fidel Castro. Durante la sua carriera ha ottenuto numerosi riconoscimenti, tra i quali un Golden Globe per il film Torna a settembre, sette David di Donatello, due Nastri d’argento, una stella sulla Hollywood Walk of Fame, oltre a una candidatura ai BAFTA per Pane, amore e fantasia.

Biografia

«Ha le forme più perfette tra tutte le attrici che ho conosciuto»
(Philippe Halsman)

Nacque a Subiaco, in provincia di Roma, il 4 luglio 1927, figlia di Giovanni Lollobrigida, un facoltoso produttore di mobili che perse le sue proprietà a causa di un bombardamento angloamericano, e di Giuseppina Mercuri. Gina Lollobrigida era nipote di Chelidonia Merosi, supercentenaria già decana d’Italia, suo padre era un cugino del nonno del giornalista sportivo Marco Lollobrigida, era nipote del fratello del bisnonno del politico Francesco Lollobrigida ed era sorella del nonno della pattinatrice Francesca Lollobrigida.

Nel 1944, ancor prima dell’arrivo degli Alleati, la famiglia si trasferì a Roma iscrivendo Gina all’Istituto di belle arti. La famiglia non era più benestante, e quindi per mantenersi agli studi lei vendeva delle caricature disegnate col carboncino e posava per i primi fotoromanzi, con lo pseudonimo di Diana Loris.

Nella primavera del 1947 partecipò al concorso di Miss Roma e si classificò seconda, ottenendo un tale successo di pubblico che venne invitata a Stresa per le finali di Miss Italia, dove arrivò al terzo posto dopo Lucia Bosè e Gianna Maria Canale, future stelle del cinema come lei. In quello stesso anno parteciparono alla manifestazione anche Eleonora Rossi Drago, esclusa perché priva dei requisiti (in quanto già sposata), e Silvana Mangano, anche loro in seguito divenute celebri attrici.

Carriera

I primi anni

Appena diciassettenne, la Lollobrigida interpretò il ruolo di Corinna nella commedia Santarellina di Eduardo Scarpetta, in scena venerdì 8 settembre 1944 per la regia di Luigi Tenneroni al Teatro della Concordia di Monte Castello di Vibio, il più piccolo teatro all’italiana del mondo. Nel 1947 fu protagonista (ancora con lo pseudonimo di Diana Loris) in uno dei primi due fotoromanzi italiani: Nel fondo del cuore, pubblicato a puntate sulla rivista Sogno.

L’attrice iniziò la carriera cinematografica prima come comparsa e controfigura, e successivamente ebbe piccoli ruoli di contorno nei popolari film operistici dell’immediato dopoguerra. Silvana Pampanini ricordava con malizia che fu lei a sceglierla per una particina in una pellicola della quale era protagonista.

Nel 1950, dopo i primi successi, Gina Lollobrigida volò sola verso Hollywood, accettando l’invito del miliardario Howard Hughes, produttore e scopritore di dive come Jane Russell. Quando intuì che stava per essere chiusa in una gabbia dorata tornò precipitosamente a Roma. Il contratto in esclusiva che aveva già firmato le impedì fino al 1959 di lavorare negli Stati Uniti, ma non in produzioni statunitensi girate in Europa, come poi in effetti avvenne.

I primi successi

Tra i suoi primi successi, Campane a martello (1949) di Luigi Zampa, Achtung! Banditi! (1951) di Carlo Lizzani, Passaporto per l’oriente, diretto da registi vari, e soprattutto Fanfan la Tulipe (1952) di Christian-Jaque (Orso d’argento al Festival di Berlino), che la consacrò star in Francia; nello stesso anno in Italia conquistò una vasta popolarità con Altri tempi di Alessandro Blasetti, nell’episodio Il processo di Frine con Vittorio De Sica, che coniò per lei il neologismo maggiorata fisica.

Nel 1953 interpretò, ancora al fianco di Vittorio De Sica, il personaggio della Bersagliera, premiato con il Nastro d’argento e candidato al BAFTA, in Pane, amore e fantasia di Luigi Comencini (Orso d’argento al Festival di Berlino), entrando definitivamente nell’immaginario collettivo grazie alla gradevole e spontanea caratterizzazione della bella popolana povera dal cuore d’oro ma al contempo risoluta e determinata. Raggiunti i vertici della notorietà, l’anno dopo girò il sequel, altrettanto riuscito, Pane, amore e gelosia sempre di Comencini, ma nel 1955 rifiutò di recitare in Pane, amore e… di Dino Risi, terzo capitolo della serie, e venne rimpiazzata da Sophia Loren, sua storica “rivale” secondo la stampa dell’epoca.

Negli anni seguenti l’attrice affrontò diversi ruoli che rivelarono il tentativo di approfondimento drammatico e più maturo delle sue interpretazioni, come in La provinciale (1953) di Mario Soldati, La romana (1954) di Luigi Zampa, che le fece vincere la Grolla d’oro a Saint Vincent, Mare matto (1963) di Renato Castellani e Un bellissimo novembre (1968) di Mauro Bolognini, considerate tra le sue prove migliori, almeno come attrice drammatica.

Tra Hollywood e Cinecittà

Dai primi anni cinquanta La Lollo, così soprannominata dalla stampa, diventò protagonista di produzioni internazionali hollywoodiane come Il tesoro dell’Africa (1953) di John Huston, con Humphrey Bogart e Jennifer Jones, Il maestro di Don Giovanni (1954) di Milton Krims, accanto a Errol Flynn, e La donna più bella del mondo (1955) di Robert Z. Leonard, in coppia con Vittorio Gassman, film biografico che romanza la vita del soprano Lina Cavalieri. In questo ruolo la Lollobrigida fornì una buona prova anche come cantante lirica e vinse il David di Donatello alla migliore attrice protagonista, premio che l’Accademia del cinema italiano istituì proprio quell’anno.

Nel 1956 recitò nel film drammatico Trapezio di Carol Reed, accanto a Burt Lancaster e Tony Curtis, che ebbe un grande successo, cui seguirono Il gobbo di Notre Dame (1956) di Jean Delannoy, ove interpretò una splendida e sensuale Esmeralda accanto ad Anthony Quinn nel ruolo di Quasimodo, Sacro e profano (1959) di John Sturges, al fianco di Frank Sinatra e Steve McQueen, Salomone e la regina di Saba (1959) di King Vidor, con Yul Brynner (che dovette sostituire Tyrone Power morto durante le riprese) e George Sanders. In questi anni partecipò anche a due film meno fortunati al botteghino, ma apprezzati dalla critica: Anna di Brooklyn (1958) di Vittorio De Sica e Carlo Lastricati e La legge (1959) di Jules Dassin, ove recitò insieme a Marcello Mastroianni, Yves Montand e Melina Merkouri.

Nel 1961 girò Va nuda per il mondo di Ranald MacDougall, accanto a Ernest Borgnine e Anthony Franciosa; nello stesso anno, con Torna a settembre di Robert Mulligan, in cui fu protagonista insieme a Rock Hudson, Bobby Darin e Sandra Dee, vinse un Golden Globe come miglior attrice del mondo. Presenziò alla cerimonia degli Oscar del 1961, condotta da Bob Hope, consegnando il premio Oscar al miglior regista a Billy Wilder per il film L’appartamento. L’anno seguente recitò con Stephen Boyd nel film in costume Venere imperiale di Jean Delannoy: il ruolo di Paolina Bonaparte le valse un David di Donatello e un Nastro d’argento come migliore attrice protagonista.

Nel 1964 apparve nel drammatico La donna di paglia di Basil Dearden, ove affiancò Ralph Richardson e Sean Connery. L’anno successivo recitò in Strani compagni di letto di Melvin Frank, di nuovo in coppia con Rock Hudson. In quegli anni partecipò sia a film italiani di vario genere, come La bellezza di Ippolita (1962) di Giancarlo Zagni, Io, io, io… e gli altri (1966) di Alessandro Blasetti, Le piacevoli notti (1966) di Armando Crispino e Luciano Lucignani e La morte ha fatto l’uovo (1967) di Giulio Questi, sia a produzioni straniere, quali Hotel Paradiso (1966) di Peter Glenville, ove ebbe come partner Alec Guinness, L’amante italiana (1966) di Jean Delannoy, con Louis Jourdan, e Le avventure e gli amori di Miguel Cervantes (1967) di Vincent Sherman, accanto a Horst Buchholz, José Ferrer e nuovamente Louis Jourdan. Nel 1969 partecipò agli spettacoli televisivi The Dean Martin Show e, in Italia, Stasera Gina, con la regia di Antonello Falqui.

Nel 1968, grazie alla sua brillante interpretazione in Buonasera, signora Campbell di Melvin Frank, con tra gli altri Telly Savalas, Phil Silvers, Lee Grant e Shelley Winters, ottenne una candidatura al Golden Globe per la migliore attrice in un film commedia o musicale e un terzo David di Donatello alla migliore attrice. Sempre nel 1968 apparve come guest star nel satirico Mash, la guerra privata del sergente O’Farrell di Frank Tashlin, con protagonisti Bob Hope e Phyllis Diller. In seguito si cimentò anche con lo spaghetti-western prendendo parte a E continuavano a fregarsi il milione di dollari (1971) di Eugenio Martín, accanto a James Mason e Lee Van Cleef. Nel 1972 recitò con David Niven in Un ospite gradito… per mia moglie di Jerzy Skolimowski. L’anno successivo, dopo una partecipazione in Peccato mortale di Francisco Rovira Beleta, si allontanò dagli schermi cinematografici, cui farà ritorno solo nel 1995 con il film Cento e una notte di Agnès Varda, ove interpretò la moglie di Jean-Paul Belmondo, seguìto da una breve apparizione in XXL (1997) di Ariel Zeitoun, con protagonista Gérard Depardieu.

Tra i film che rifiutò, a volte all’ultimo momento: La signora senza camelie (1953) di Michelangelo Antonioni, Jovanka e le altre (1960) di Martin Ritt e Lady L, in cui avrebbe dovuto recitare ancora insieme a Tony Curtis e le cui riprese furono interrotte nel 1965 a causa di contrasti con il regista George Cukor. Fu sostituita rispettivamente da Lucia Bosè, Silvana Mangano e Sophia Loren. L’attrice affermò di avere ricevuto un’offerta per recitare anche in La dolce vita (1960) di Federico Fellini, nel ruolo della fidanzata di Marcello Mastroianni, ma sembra che all’epoca il marito le nascose il copione e così quella parte venne assegnata a Yvonne Furneaux.

In numerose interviste la Lollobrigida raccontò vari aneddoti riguardanti i suoi rapporti con alcune delle più grandi star della cinematografia internazionale, e in particolare della sua amicizia con l’attrice Marilyn Monroe, che conobbe nei primi anni della sua carriera negli Stati Uniti.

Televisione, fotografia e scultura

Nel 1972 interpretò la Fata Turchina nel fortunato Le avventure di Pinocchio di Luigi Comencini, che costituì l’esordio dell’attrice in una produzione televisiva e che rimane tuttora nella memoria del pubblico di varie generazioni come un’opera di culto. Pur al culmine della popolarità, dall’anno successivo iniziò a diradare le apparizioni sugli schermi per dedicarsi alla fotografia (ha fotografato, tra gli altri, Paul Newman, Salvador Dalí, Henry Kissinger, David Cassidy, Audrey Hepburn ed Ella Fitzgerald), pubblicando anche alcuni libri di reportage (risale al 1973 l’intervista a Fidel Castro), e soprattutto alla scultura, con esposizioni in tutto il mondo, particolarmente in Cina, Francia, Spagna, Qatar, Stati Uniti d’America, Russia.

Nel 1984 apparve nel celebre serial statunitense Falcon Crest: a quasi 60 anni, ancora in ottima forma e inguainata di rosso, ballò la tarantella guadagnandosi una candidatura al Golden Globe per la miglior attrice non protagonista in una serie. Nel 1985, sempre per la tv americana, recitò nella miniserie televisiva Deceptions e nel 1986 fu la guest star di due episodi di Love Boat.

Del 1988 è il remake televisivo de La romana diretto da Giuseppe Patroni Griffi, ove la Lollobrigida sostenne il ruolo della madre della protagonista, interpretata da Francesca Dellera e con cui litigò apertamente.

Dopodiché si limitò ad apparire saltuariamente in televisione e al cinema, e solo in ruoli cameo, nelle commedie francesi Cento e una notte, diretta da Agnès Varda (1995), e XXL, per la regia di Ariel Zeitoun (1997), e nella fiction Una donna in fuga.

Gli anni 2000

Nel 1996 fu premiata con il David di Donatello alla carriera e nel 2006 ebbe un riconoscimento speciale in occasione del cinquantenario del trofeo di cui era stata la prima vincitrice nel 1956.

Nell’ottobre 2010 fu ospite di Pippo Baudo nella trasmissione Novecento, dove ricostruì la sua lunga e fortunata carriera d’attrice, fotografa e scultrice. Nel 2011, dopo 14 anni di assenza nel cinema, tornò sul grande schermo con una partecipazione straordinaria nel film Box Office 3D – Il film dei film, diretto e interpretato da Ezio Greggio. Alla fine dello stesso anno, per la prima volta insieme sul grande schermo, Gina Lollobrigida e Sophia Loren furono tra le protagoniste del documentario Schuberth – L’atelier della dolce vita di Antonello Sarno.

Nel maggio 2012 fu ospite d’onore alla cerimonia del David di Donatello, ove raccontò alcuni aneddoti della sua lunga e intensa carriera d’attrice. Il 2 febbraio 2018 le venne dedicata una stella sulla celebre Hollywood Walk of Fame, divenendo così la quattordicesima personalità italiana a ricevere tale prestigioso riconoscimento.

Impegno in politica

Alle elezioni europee del 1999 si candidò al Parlamento europeo in una lista di centro-sinistra, I Democratici, sia nella circoscrizione dell’Italia centrale sia in quella meridionale, ottenendo in tutto oltre 10 000 preferenze, senza risultare eletta.

Nell’agosto 2022 venne diffusa la notizia che in vista delle imminenti elezioni politiche l’attrice sarebbe stata candidata a Latina al collegio uninominale del Senato, e in altre circoscrizioni nel plurinominale proporzionale come quella della Sicilia Orientale, per la lista Italia Sovrana e Popolare, raggruppamento che riunisce varie formazioni politiche, compreso il movimento “Azione Civile” guidato dal suo avvocato personale Antonio Ingroia. Non venne eletta a causa del mancato raggiungimento della soglia di sbarramento da parte della lista.

Vita privata

Nel gennaio 1949 sposò sul monte Terminillo di Rieti il medico sloveno Milko Škofič, che prestava servizio fra i profughi temporaneamente alloggiati a Cinecittà. Nel luglio 1957 ebbero un figlio, Andrea Milko Škofič, che darà loro un nipote, Dimitri, nato nel 1994. Nel 1971 divorziò dal marito, da cui viveva separata da almeno cinque anni, che aveva già iniziato una relazione con la cantante lirica austriaca Ute de Vargas.

Dagli anni cinquanta la sua dimora fu una grande villa sull’Appia antica a Roma, sebbene da alcuni anni avesse spostato la propria residenza ufficiale nel Principato di Monaco.

Nell’ottobre 2006 dichiarò alla rivista spagnola ¡Hola! l’intenzione di sposarsi, dopo una relazione tenuta segreta per più di vent’anni, con l’imprenditore spagnolo Javier Rigau: lei aveva 79 anni, lui 45. In un’intervista pubblicata il 2 febbraio 2019, Rigau dichiarò che si frequentavano già dal 1976, quando lui era quindicenne; tante persone di Barcellona e Roma sapevano della relazione del ragazzo con la diva, che era inizialmente solo di natura sessuale: anche se non era illegale avere una relazione con un minorenne, Rigau voleva evitare uno scandalo e proteggere Lollobrigida, che aveva paura dei media. Il loro matrimonio però non fu celebrato: l’imprenditore infatti ruppe il fidanzamento con l’attrice attraverso un comunicato del suo avvocato, pur precisando che «la amerà e la rispetterà sempre». Il 26 marzo 2011 il quotidiano spagnolo El Mundo diffuse la notizia che la diva si era segretamente sposata con Rigau a Barcellona nel novembre del 2010, sebbene nel registro civile della città catalana non vi sia riscontro del matrimonio. In seguito, l’attrice dichiarò di essere stata sposata con l’inganno attraverso una falsa procura da lei firmata e la vicenda arrivò fino in tribunale: il processo contro Rigau, poi assolto, fu trasmesso dal programma Un giorno in pretura su Rai 3, puntata poi cancellata dai palinsesti per volere della stessa Lollobrigida; successivamente tale matrimonio fu dichiarato nullo dalla Sacra Rota.

Dal 2007 era cittadina onoraria di Pietrasanta, dove organizzò la sua prima mostra di scultura. Nel luglio del 2013 mise all’asta 22 gioielli della sua collezione, firmati Bulgari, presso Sotheby’s a Ginevra; l’asta per beneficenza fruttò 3 800 000 euro: il pezzo più prezioso fu un paio di orecchini con perle e diamanti venduto per 1 850 000 euro.

Nel maggio 2018, a quasi novantuno anni di età, l’artista rivelò al giornale Libero che fu vittima di stupro quando era diciottenne e vergine, ossia nel 1945: il colpevole del reato fu un noto calciatore della Società Sportiva Lazio, che l’attrice non volle denunciare né volle nemmeno divulgarne l’identità, ma tale tragico evento segnò inesorabilmente la sua vita poiché la decisione di sposarsi, con un medico sloveno nel 1949, fu presa per quella violenza subìta e non per sentimento di amore.

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