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La flotta fantasma di Putin «prepara sabotaggi nel Mare del Nord»

Una serie di navi russe sarebbe pronta a colpire obiettivi sottomarini secondo un’inchiesta svedese, norvegese, danese e finlandese. I cavi sottomarini tagliati alle isole Shetland, quelli danneggiati alle Svalbard, le esplosioni che hanno colpito il Nord Stream hanno dimostrato la fragilità del sistema: Ora si temono nuovi colpi

In attesa dell’offensiva terrestre, tra cortine fumogene e preparativi, torna in primo piano il fronte marittimo. A riproporlo «in chiaro» — perché di fatto non è mai scomparso — sono sviluppi recenti e altri più lontani.

Cavi sottomarini tagliati alle Shetland, altri danneggiati con un’azione dolosa vicino alle isole Svalbard, in Norvegia, infine l’evento più clamoroso e misterioso che ha coinvolto il gasdotto Nord Stream, colpito dalle esplosioni. La serie di episodi, diluiti nel tempo, ha dimostrato la fragilità del sistema, esposto ad incursioni con conseguenze economiche. E una parte della minaccia, come racconta un’inchiesta giornalistica di emittenti svedesi, norvegesi, danesi e finlandesi, viene dalla Russia. Per mesi sono stati tracciati i movimenti di «pescherecci» e della nave per ricerche «Admiral Vladimirsky» nell’Atlantico settentrionale, al largo della Scozia, in quadranti ritenuti strategici.

Secondo l’indagine, i russi vogliono creare una banca dati di bersagli: nella lista impianti ci sarebbero per l’energia eolica, infrastrutture per le comunicazioni e il petrolio. La Marina di Putin, in caso di un aggravamento della crisi in corso e uno scontro con la Nato, potrebbe lanciare operazioni «coperte» — comprese quelle subacquee — per mettere fuori uso snodi importanti. La ricognizione è condotta con una flottiglia «fantasma» — definita così perché spegne il trasmettitore – ma anche in modo più evidente, sotto gli «occhi» dei ricognitori. Difficile celare scafi di grandi dimensioni.ì

Negli ultimi giorni è stata poi segnalata la presenza del rimorchiatore d’altura russo Chiker sempre tra le Shetland e la Norvegia. Si tratta di un «battello» non comune: in passato ha effettuato missioni davanti a basi statunitensi (costa Est) e nei Caraibi, può condurre attività di assistenza a uomini rana/palombari e non di rado accompagna i sommergibili nucleari. A bordo apparati e un equipaggio di 50 uomini più il personale tecnico. È stato osservato che il Chiker ha incrociato a nord di Unst, località che deve ospitare un nuovo centro spaziale britannico costruito dalla Lockheed, ma anche in parallelo a pipeline.

Nella medesima area stanno operando 4 grandi pescherecci ancora russi, questa è però una presenza legittima in virtù di accordi ma che naturalmente può sollevare dei sospetti. O comunque è usata per sottolineare quanto avviene in acque sempre affollate. Gli esperti vicini alla Royal Navy britannica, in simultanea con i segnali d’allerta, hanno diffuso nuove analisi sui pattugliamenti da parte degli «squali» sottomarini della Flotta del Nord. Filano silenziosi sul versante europeo dell’Atlantico ma si spingono anche dall’altro «lato», provando a sottrarsi al setaccio dell’Alleanza, portando avanti compiti di lungo raggio.

Grande attenzione è dedicata al sub della classe Yasen, dotato anche di missili ipersonici Zircon, una delle armi sbandierate ripetutamente da Vladimir Putin come la prova di un arsenale moderno. Fino al settembre di un anno fa l’ipotesi di manovre «sotto» il mare apparteneva agli scenari, invece l’attacco a Nord Stream l’ha trasformato in pericolo concreto. Con una variabile: a oggi abbiamo molte versioni, tanti sospetti e nessuna certezza su chi sia il responsabile. Ogni schieramento, oltre ad accusare l’altra parte, protegge i propri segreti e studia sorprese.

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Pubblicato inSabotaggio

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