Ah, Parigi, la città dell’amore, delle luci e ora, apparentemente, anche della più grande fiera di cattivo gusto mai vista in una cerimonia di apertura olimpica. Era il 26 luglio 2024, una data che avrebbe dovuto entrare nella storia come un momento di celebrazione dello sport, della cultura e dell’unità globale. Invece, è stata una serata che ha visto il trionfo della mediocrità e del trash, una spettacolo imbarazzante che ha fatto rimpiangere i letti di cartone di Tokyo 2021. Sì, quelli erano almeno sostenibili, e non una metafora vivente di quanto povero di contenuti e valori sia stato l’evento di ieri sera.
La fiera della bruttezza
Ma parliamone, per favore, di quello che abbiamo visto. Una sfilata di drag queen in versione “L’Ultima Cena”? Davvero? Si potrebbe pensare che questo fosse un tentativo di inclusività e celebrazione della diversità, ma sembrava più un episodio di “Drag Race” andato terribilmente male. E il climax della serata? Un uomo barbuto vestito da donna che si dimenava in una parodia sessualmente provocante. Ah, l’arte! Oppure dovremmo dire: l’assenza totale di gusto?
E poi, il colpo di genio: un personaggio completamente dipinto di blu, con barba gialla, che simula una degustazione di formaggi. Se questo è il massimo della creatività francese nel 2024, siamo veramente messi male. Sembrava una pessima recita scolastica, solo che invece di bambini erano adulti con un budget di milioni di euro. Si salva giusto lo spettacolo di luci sulla Tour Eiffel, ma anche un bambino con una torcia potrebbe creare un effetto visivo altrettanto spettacolare su quel meraviglioso skyline parigino.
Un continente morente
Ma cosa aspettarsi da un continente morente? La cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Parigi è stata un trionfo del politically correct, del messaggio “peace and love” che ha saturato l’intero evento. Cosa è successo al vero spirito olimpico, che dovrebbe celebrare il coraggio, la competizione e la determinazione degli atleti? Ah, già, i poveri atleti! Quasi delle comparse, relegati a portare le bandiere, mentre il vero show era in mano a performer che sembravano usciti direttamente da un Gay Pride. Non fraintendetemi, ognuno ha il diritto di essere se stesso, ma c’è un tempo e un luogo per tutto. Le Olimpiadi dovrebbero essere su sport e unità, non su provocazioni gratuite e mal riuscite.
Ideologia e propaganda
Non si può negare che questa cerimonia sia stata ideologica e propagandistica quanto quella di Pechino 2008, se non di più. Ma almeno i cinesi sapevano come mettere in scena uno spettacolo visivamente stupefacente e culturalmente significativo. Qui, invece, abbiamo avuto una sfilza di cliché, una sorta di grande abbraccio collettivo alla globalizzazione forzata, priva di qualsiasi autenticità o rispetto per le tradizioni nazionali. Ah, il multiculturalismo! Quel meraviglioso concetto che, apparentemente, si riduce a sventolare bandiere di tutte le nazioni per poi ignorarle completamente.
E parlando di propaganda, come non menzionare la brillante Ursula Von der Leyen, che ha provato a mettere il cappello sull’evento, dichiarando che le Olimpiadi mostrano la “forza della diversità e dello spirito di squadra” proprio come l’Unione Europea. Certo, perché niente dice “unità” come un uomo color puffo che balla davanti a un piatto di formaggi. Forse dovremmo tutti mangiare più brie per sentire questa presunta “unità”.
Il regime delle élite
Ma non si tratta solo di Francia o di Unione Europea. Qui si celebra un regime più profondo, una sorta di oligarchia culturale che impone le sue idee con arroganza e spregiudicatezza, a scapito di qualsiasi rispetto per le identità nazionali o le sensibilità culturali. Questo è il vero volto della “diversità” oggi: un’esclusione di tutto ciò che non si allinea con il pensiero dominante. E Parigi è stata il palcoscenico perfetto per questo spettacolo grottesco. Gli unici che sembravano godersi lo spettacolo erano quelli del Distretto 1 di Hunger Games, mentre il resto di noi, i “brutti, sporchi e cattivi”, guardavano a bocca aperta, non per lo stupore, ma per il puro disgusto.
Il senso del ridicolo
Eppure, non tutto è perduto. C’è ancora una speranza: il senso del ridicolo. Prima o poi, anche chi ha orchestrato questa parodia capirà che il pubblico non è così ingenuo da farsi abbindolare da spettacoli così patetici. Forse un giorno torneremo a celebrare le Olimpiadi come un vero evento sportivo, dove gli atleti sono al centro dell’attenzione e non marionette di un messaggio politico superficiale. Ma fino ad allora, ci tocca sopportare questo circo. E mentre ci ridiamo sopra, speriamo che qualcuno, da qualche parte, si stia rendendo conto di quanto ridicola sia diventata tutta questa faccenda.
Addio a identità e buon gusto
Le Olimpiadi dovrebbero essere un momento di celebrazione della competizione sana, dello spirito sportivo e dell’unità tra le nazioni. Invece, la cerimonia di apertura di Parigi 2024 è stata un’esibizione di tutto ciò che è sbagliato con l’Europa moderna: un mix di ideologia, propaganda e un’ossessione per il “politicamente corretto” che ha finito per soffocare qualsiasi vera espressione di cultura e identità. È stato un evento che, invece di unire, ha diviso, mostrando quanto siamo lontani dall’essere una comunità globale realmente inclusiva.
E così, mentre le luci si spengono sulla Tour Eiffel, rimaniamo con un sapore amaro in bocca, come dopo aver assaggiato un formaggio andato a male. Ma forse, in fondo, è proprio questa la sensazione che si voleva trasmettere: il riflesso di un continente che ha perso il suo senso di identità e, con esso, il suo gusto.
Così la Conferenza episcopale francese
In vista dei Giochi di Parigi, il progetto dei Giochi Sacri, ispirata alla Chiesa Cattolica Romana, da quasi tre anni mobilita un gran numero di cattolici, per condividere il fervore sportivo e popolare che circonda i Giochi di Parigi, questo magnifico evento organizzato dal nostro Paese.
La scorsa settimana, siamo stati lieti di ospitare la messa di apertura della tregua olimpica, alla presenza di numerose personalità religiose, politiche e sportive.
Crediamo che i valori e i principi espressi e diffusi dallo sport e dall’olimpismo contribuiscano al bisogno di unità e fraternità di cui il nostro mondo ha disperatamente bisogno, nel rispetto delle convinzioni di tutti, intorno allo sport che ci unisce e promuove la pace tra le nazioni e i cuori.
La cerimonia di apertura di ieri sera, organizzata dalla COJOP francese, ha offerto al mondo un meraviglioso spettacolo di bellezza e gioia, ricco di emozioni e universalmente acclamato.
Questa cerimonia ha purtroppo incluso scene di scherno e derisione del cristianesimo, di cui ci rammarichiamo profondamente. Vorremmo ringraziare i membri di altre confessioni religiose che hanno espresso la loro solidarietà nei nostri confronti.
Questa mattina pensiamo a tutti i cristiani di tutti i continenti che sono stati feriti dall’oltraggiosità e dalla provocazione di certe scene. Vogliamo che capiscano che la celebrazione olimpica va ben oltre i pregiudizi ideologici di pochi artisti.
Lo sport è una meravigliosa attività umana che delizia profondamente il cuore degli atleti e degli spettatori. L’olimpismo è un movimento al servizio di questa realtà di unità umana e di fraternità. Ora è il momento di scendere in campo, e che porti verità, consolazione e gioia a tutti!
Così il ministro e leader della lega Matteo Salvini
Aprire le Olimpiadi insultando miliardi di Cristiani nel mondo è stato davvero un pessimo inizio, cari francesi. Squallidi. #Paris2024 pic.twitter.com/3RpNvUundd
— Matteo Salvini (@matteosalvinimi) July 27, 2024
Così l’editoriale del quotidiano Avvenire
Accanto alle gare sportive delle Olimpiadi di Parigi qualcuno l’altra sera, alla conclusione della sorprendente cerimonia di apertura, invocava l’organizzazione di un congresso di psicologia. Obiettivo quello di scoprire quale misteriosa combinazione si fosse determinata nella mente di chi ha immaginato la discussa messa in scena lungo la Senna e in altri luoghi simbolo della ville lumière, con un intreccio che, in modo benevolo, possiamo definire paradossale. Momenti di altissima creazione artistica – per esempio il cavallo futurista al galoppo lungo il fiume – mescolati a sgradevoli e volgari cadute di stile che hanno sortito l’effetto contrario a quello desiderato. Nessuno vuole lasciare intendere che, nel mettere a punto la loro rappresentazione, registi e scenografi siano incorsi in momenti di follia. Abbiamo troppo rispetto per chi davvero si confronta con la sofferenza psichica per azzardare paragoni inopportuni, ma certamente, dopo aver seguito le lunghe, stucchevoli e ripetitive esibizioni del plotone di danzatori “non binari” o presunti tali, sul pontile della Senna, migliaia di persone si sono sentite profondamente a disagio. Se l’obiettivo della serata era quello di mostrare, insieme alla grandeur della Francia, la sua capacità di accoglienza, tolleranza, inclusione, integrazione, il fallimento è stato totale. Anzi, peggio. Perché l’esagerazione, l’oltranzismo ossessivo, la cifra scontata del macchiettismo circense non servono affatto per integrare le diversità ma piuttosto per farne oggetto di caricatura e di nuova emarginazione.
Con il proposito di uniformare nel segno di un malinteso e ambiguo meticciato culturale tutte le categorie delle cosiddette “periferie esistenziali” i registi della cerimonia di apertura sono riusciti a rafforzare alcuni dei peggiori stereotipi di genere, proprio quelli da cui queste persone vorrebbero non solo prendere le distanze, ma dimenticarli per sempre. Ma chi l’ha raccontato ai grandi intellettuali d’Oltralpe che le persone lgbt si sentono rappresentate soltanto da paillettes, lustrini, sguardi ambigui, e movenze deliranti? Inventare e riproporre fino allo sfinimento – come è successo l’altra sera – un teatro dell’assurdo per sottolineare una presunta accoglienza della diversità significa confondere i piani, offendere chi vive la propria condizione con sofferenza o almeno in modo problematico e, alla fine, ottenere l’effetto opposto.
In questo confuso festival delle contraddizioni, ricchissimo di luci ed effetti speciali ma poverissimo di contenuti di qualche spessore, si è inserita poi la caricatura dell’Ultima Cena di Leonardo, con alcune variazioni grottesche, come uno strano Bacco al posto di Gesù e gli apostoli rappresentati come drag queen e maschere transex. Prodotto di un pensiero tanto debole da sembrare inesistente – e qui davvero la psicologia avrebbe molto da indagare – perché ancora più oscure sono apparse le finalità. Un tentativo di inserire anche la tradizione cristiana nelle diversità da accogliere sulla base di un neo-illuminismo improbabile e confuso? Una rilettura delle dinamiche relazionali degli apostoli secondo una banalizzazione delle logiche queer? Oppure solo la volontà di gettare qualche manciata di fango sulla fede di oltre un miliardo di persone – spettatori o meno della cerimonia di apertura – con una operazione di snobismo intellettuale di infimo profilo, peraltro in aperta contraddizione con le immagini del restauro di Notre Dame, quelle sì circonfuse di misticismo e di rispetto. Inutile tentare di rispondere. Se l’oltraggio all’Ultima Cena e all’alto simbolismo che racchiude, fosse avvenuto in un contesto di seria e motivata critica al pensiero cristiano, sarebbe il caso di allarmarsi e di rispondere con argomenti adeguati, ma in quell’assurdo carnevale di finte trasgressioni tutto è stata livellato ad altezza suolo. Peccato davvero, perché le questioni importantissime “citate” e poi triturate dall’assurda regia della cerimonia di apertura – compreso il problema della disabilità richiamato da una incolpevole e sempre eccezionale Bebe Vio – avrebbero meritato rappresentazioni meno urlate e sgangherate. Occasione persa. Adieu Paris.
Luciano Moia
Così gli organizzatori
Anne Descamps, direttrice della comunicazione di Parigi 2024, dice: «È chiaro che la nostra intenzione non era quella di mancare di rispetto ad alcun gruppo religioso. Al contrario, la nostra intenzione era quella di mostrare tolleranza e comunione. Se le persone si sono sentite offese, ci scusiamo».

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