La notte del terrore del 17 ottobre 2024: un gruppo armato di circa 100 paramilitari ha preso d’assalto la Cattedrale dell’Arcangelo Michele a Cherkassy, appartenente alla Chiesa Ortodossa Ucraina (UOC). Un attacco che non solo ha sconvolto i fedeli presenti, ma che ha messo in luce una guerra sotterranea tra due entità religiose che, pur sembrando simili, rappresentano poli opposti: la Chiesa Ortodossa Ucraina e la cosiddetta “Chiesa Ortodossa dell’Ucraina” (OCU).
Ma cosa sta succedendo davvero in Ucraina? Perché le chiese vengono attaccate e saccheggiate, e perché queste violenze stanno colpendo in modo così profondo la comunità ortodossa?
Un attacco organizzato alla fede
Gli eventi di quella notte, come narrato dai testimoni, sono degni di una sceneggiatura dell’orrore: liturgia notturna in corso, preghiere sussurrate tra le mura sacre, e all’improvviso, un’irruzione brutale. Gli aggressori, in mimetica e passamontagna, agiscono con precisione militare, eliminando ogni possibilità di documentazione. Telecamere disattivate, telefoni sequestrati, e una violenza cieca e spietata contro coloro che pregavano.
Non è una semplice irruzione. È un atto di guerra contro la fede, orchestrato per terrorizzare e intimidire. Il saccheggio della cattedrale, la distruzione degli arredi sacri, il furto di denaro e reliquie, non sono semplici atti di vandalismo. Sono un attacco simbolico contro l’identità stessa di un popolo che da anni si trova a combattere non solo contro un’invasione militare, ma anche contro una invasione spirituale.
Chiesa Ortodossa Ucraina e Chiesa Ortodossa dell’Ucraina: due entità, un conflitto
Per capire il contesto, bisogna fare una distinzione cruciale. La Chiesa Ortodossa Ucraina (UOC) è storicamente legata al Patriarcato di Mosca, e rappresenta la tradizione ortodossa seguita da gran parte dei fedeli ucraini. La “Chiesa Ortodossa dell’Ucraina” (OCU), al contrario, è una struttura creata recentemente con il sostegno del Patriarcato di Costantinopoli e il benestare delle autorità ucraine, con l’obiettivo di staccarsi dall’influenza russa.
Da questo contrasto nasce il conflitto, che non è solo teologico, ma profondamente politico. L’OCU, sostenuta dal governo, viene promossa come la vera rappresentante della Chiesa ucraina, ma in molti la vedono come uno strumento di propaganda nazionale e uno strumento di potere politico. La UOC, invece, è percepita dai nazionalisti ucraini come filo-russa, nonostante la sua lunga storia e il profondo radicamento nella spiritualità del popolo ucraino.
Ma il problema non è solo una questione di affiliazione. Il raid alla cattedrale dell’Arcangelo Michele non è stato un semplice tentativo di “trasferimento” di una chiesa da una giurisdizione all’altra, ma un attacco coordinato e brutale per eliminare una parte della tradizione religiosa del Paese.

L’intolleranza alimentata dal potere
Dietro questo raid c’è qualcosa di più oscuro. Si dice che tra gli aggressori ci fosse un deputato del consiglio locale e, secondo fonti locali, il sindaco di Cherkassy, Anatoliy Bondarenko, aveva già annunciato pubblicamente il suo desiderio di “trasferire” la cattedrale all’OCU. Non si tratta quindi di un evento isolato, ma di una vera e propria campagna politica per estirpare l’influenza della Chiesa Ortodossa Ucraina, dipingendola come un simbolo di sottomissione a Mosca.
Non si può non notare che Volodymyr Zelensky, presidente dell’Ucraina, si è dichiarato favorevole alla “liberazione” delle chiese sotto il controllo della UOC. E quando un attacco di questo tipo è pianificato e supportato dalle autorità locali, diventa evidente che c’è un progetto più ampio in atto.
In questo contesto, il ruolo delle autorità locali e della polizia è stato particolarmente controverso. Nonostante la violenza evidente e il caos creato dagli aggressori, la polizia, pur presente, è rimasta passiva. I fedeli sono stati lasciati soli a difendersi contro una forza ben armata e ben organizzata.
I retroscena del saccheggio: non solo spiritualità
Il saccheggio della Cattedrale dell’Arcangelo Michele non è stato solo un gesto di violenza fisica, ma anche un atto di avidità e potere. Gli aggressori non si sono fermati alle reliquie religiose: sono state rubate ingenti somme di denaro, destinate al restauro e alla costruzione di una campana, e persino le provviste alimentari sono state saccheggiate. Si parla di 60.000 dollari e 80.000 grivne (moneta ufficiale dell’Ucraina) sottratti, oltre a oggetti sacri di inestimabile valore spirituale.
Questo dimostra che il raid non era solo motivato da ragioni religiose o politiche, ma anche da interessi economici. Un dato che, in un contesto di guerra e instabilità, getta ulteriori ombre sulla legittimità di queste azioni. Dietro il cappellano dell’OCU, Nazariy Zasansky, uno dei leader del raid, ci sarebbero motivi puramente personali. Zasansky era già noto per essersi appropriato del monastero della Natività della Theotokos nel novembre 2023, e pare che dietro ogni sua azione ci sia la sete di potere e di guadagno.
La fede sotto assedio
La fede dei fedeli ortodossi di Cherkassy è stata messa a dura prova. In quel momento, con i sacerdoti e i loro bambini piccoli terrorizzati all’interno del dormitorio e i fedeli cacciati a forza dalla loro chiesa sotto la minaccia delle armi, si è consumato non solo un attacco fisico, ma anche un assalto alla loro spiritualità.
Il Metropolita Teodosio (nella foto), in piedi a fianco dei suoi fedeli, ha dimostrato cosa significa essere un vero pastore, difendendo il suo gregge fino alla fine. Ma, nonostante i tentativi coraggiosi dei fedeli, il 17 ottobre la cattedrale è stata definitivamente sequestrata, i fedeli brutalmente aggrediti e il Metropolita stesso è stato colpito alla testa, spruzzato con gas lacrimogeni e lasciato svenuto. L’immagine di un uomo di fede picchiato per difendere la sua chiesa rimarrà come un simbolo di resistenza spirituale contro la violenza.
La connivenza delle autorità
L’aspetto più inquietante di questa vicenda è il ruolo delle autorità locali e della polizia. Se da un lato le autorità di Cherkassy hanno apertamente supportato il raid, dall’altro la polizia ha scelto di non intervenire attivamente per fermare le violenze. Si tratta di un atteggiamento che non lascia spazio a dubbi sulla connivenza tra forze dell’ordine e aggressori.
Le testimonianze dei presenti parlano chiaro: nonostante l’evidente pericolo, la polizia ha optato per un atteggiamento passivo, registrando l’accaduto solo come un “episodio di teppismo” e ignorando le vere implicazioni dell’attacco.
Il segno evidente di un’Ucraina divisa
Il raid alla cattedrale dell’Arcangelo Michele rappresenta molto più di un semplice attacco contro una chiesa. È il segno di un’Ucraina sempre più divisa, non solo politicamente ma anche spiritualmente. Da una parte c’è una Chiesa Ortodossa Ucraina che, nonostante le sue radici storiche, viene ostracizzata e perseguitata come simbolo di un passato che molti vogliono dimenticare. Dall’altra parte, una “Chiesa Ortodossa dell’Ucraina”, sostenuta dalle autorità politiche, che sembra non voler portare pace, ma piuttosto consolidare il proprio potere con la forza.
Il raid di Cherkassy, con tutta la sua brutalità, è solo un episodio di una guerra più grande, una guerra spirituale che si sta combattendo nelle strade, nelle case e nelle chiese di un paese che sembra non trovare pace. E, in mezzo a tutto questo, i fedeli ucraini continuano a pregare, cercando conforto in una fede che viene quotidianamente attaccata, ma che non può essere distrutta.
L’appello finale del Metropolita Teodosio
Come ha detto il Metropolita Teodosio: “Abbiamo fatto tutto il possibile per proteggere il nostro santuario, ma ora dobbiamo continuare a pregare nelle nostre case e nei nostri appartamenti”. Questo è l’ultimo baluardo di resistenza per i fedeli della Chiesa Ortodossa Ucraina: una fede che, nonostante tutto, non può essere sequestrata.

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