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Paperoni del XXI secolo: l’élite globale cresce

Guardate lassù, in alto, dove l’aria è più rarefatta e si contano i miliardi come fossero noccioline. Sì, sto parlando dei Paperoni mondiali, quei 2.781 miliardari che oggi dominano il mondo con una ricchezza complessiva che ha toccato i 14.200 miliardi di dollari nel 2024. Praticamente il PIL combinato di Italia, Francia, Germania e Giappone. E noi, nel frattempo, litighiamo per capire se possiamo permetterci una pizza in più al mese.

La cavalcata dei miliardari

Negli ultimi dieci anni, il numero dei super ricchi è aumentato del 50%, passando da 1.757 a 2.781. E non solo sono più numerosi: la loro ricchezza è più che raddoppiata (+121%). Un dato che fa venire il capogiro, specialmente se confrontato con i conti correnti di noi comuni mortali, dove un aumento del 2% suona già come una festa.

Negli Stati Uniti e in Cina si concentra la maggior parte dei miliardari. Gli americani dominano con patrimoni che crescono a ritmi inarrestabili, mentre i cinesi, dopo aver raddoppiato le loro ricchezze tra il 2015 e il 2020 (+137,6%), hanno subito una flessione del 16% negli ultimi anni, stabilizzandosi intorno a 1.800 miliardi di dollari.

I Paperoni italiani: piccoli ma resistenti

E l’Italia? Ah, non scherziamo, anche qui i miliardari fanno sentire la loro presenza. Nel 2024 sono 62, sei in più rispetto all’anno precedente. Il loro patrimonio totale ha toccato i 200 miliardi di dollari, con una crescita del 23% in un solo anno. Per intenderci, il patrimonio dei super ricchi italiani rappresenta l’8,4% del PIL nazionale.

In testa alla classifica troviamo Giovanni Ferrero con 43,8 miliardi di dollari, seguito da Andrea Pignataro (27,5 miliardi) e Giorgio Armani (11,3 miliardi). Tra i nuovi ingressi ci sono i figli di Silvio Berlusconi e nomi come Ugo Gussalli Beretta (fabbriche d’armi) e Alessandro Rosano (mocassini HeyDude). Insomma, un mix di tradizione e innovazione che sfida la nozione di “povertà diffusa”.

Tech e lusso: il segreto del successo

Il settore tecnologico è il re indiscusso tra i miliardari. Pensate, la loro ricchezza media nel tech è di 71 miliardi di dollari per persona. E non parliamo solo di software e social media: l’intelligenza artificiale, la stampa 3D, la robotica e il fintech sono i nuovi campi d’oro.

Ma attenzione: non sottovalutiamo il lusso, con Bernard Arnault, il magnate francese dietro LVMH, in cima alla classifica mondiale con un patrimonio di 233 miliardi di dollari. Quando si dice che la moda passa, ma il profitto resta!

E noi, che facciamo?

Mentre il club dei miliardari si allarga, il divario tra loro e il resto del mondo si allunga come un elastico. Ci dicono che investono, diversificano e innovano, ma la verità è che la concentrazione di ricchezza aumenta inesorabilmente. Il famoso “trickle-down effect”? Beh, non sembra funzionare: noi siamo ancora qui ad aspettare la nostra briciola.

Che fare, dunque? Forse, invece di ammirare queste fortune smisurate, sarebbe il caso di interrogarci su un sistema economico che sembra creato per arricchire pochi e lasciare il resto a lottare per le briciole. Perché, alla fine, se la ricchezza è un gioco a somma zero, chi vince sta prendendo molto più di quanto gli spetta.

Fonte: UBS Billionaire Ambitions Report 2024.

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