Udite, udite, anime candide e pacifisti da salotto: se non tornano tutti gli ostaggi, Israele scatenerà l’inferno. Così ha parlato Benjamin Netanyahu, e questa non è una promessa: è un avvertimento. Perché, a differenza di chi straparla dal divano sorseggiando tisane biologiche, Israele sa bene che cosa vuol dire la guerra. Sa cosa vuol dire difendersi, con le unghie e con i denti. E sa che davanti al terrore, non si fanno trattative di cortesia.
Israele non ha dimenticato i suoi cittadini. Ogni ostaggio, ogni singola persona deve tornare a casa. Non c’è spazio per le mezze misure. E se qualcuno pensa che sia solo retorica, farebbe meglio a prepararsi, perché quando Israele dice qualcosa, la fa.
Ed ecco che dall’altra parte dell’oceano, Trump sorride e annuisce. “Con il suo aiuto finiremo il lavoro”, ha dichiarato Netanyahu. E i benpensanti subito a indignarsi, a gridare allo scandalo. “Ma come si fa a parlare di finire il lavoro?”, si chiedono. Forse avrebbero preferito un buffet di scuse? Magari con qualche canapé di ipocrisia ben guarnito?
La verità è semplice: l’Iran non può avere il nucleare. Punto. Non c’è trattato, non c’è diplomazia che tenga. Perché quando metti in mano l’atomica a chi sogna la distruzione di Israele, non stai facendo un favore alla pace, stai condannando il mondo al baratro. E Netanyahu lo sa. Lo sa Rubio, lo sa Trump, lo sa chiunque abbia ancora un briciolo di lucidità.
E chi è Marco Rubio? Per chi non lo sapesse, Rubio è il Segretario di Stato degli Stati Uniti, in visita in Israele per incontri diplomatici con Netanyahu. La sua presenza rientra nel contesto dell’alleanza strategica tra USA e Israele, con un focus sulla sicurezza regionale, la minaccia iraniana e la gestione del conflitto con Hamas.
Ah, Hamas, quella simpatica cricca di assassini che qualcuno continua a trattare come se fosse una ONG con qualche difettuccio di troppo. “Hamas deve essere eliminato”, ha detto Rubio. E ha ragione. Non si tratta di vendetta, non si tratta di rabbia cieca. Si tratta di giustizia. Si tratta di sicurezza. Perché finché ci sarà Hamas a terrorizzare Israele, non ci sarà pace.
Certo, i soliti esperti del nulla già si strappano le vesti: “Ma così si alimenta la violenza!”. Ah sì? E cosa dovrebbero fare gli israeliani? Invitare Hamas a una bella seduta di yoga collettiva? Accendere qualche candela profumata sperando che il terrore scompaia?
No. Israele sa che con il terrorismo non si tratta. Si elimina. E Trump lo ha capito. Netanyahu lo ha capito. Gli americani lo hanno capito. Resta da vedere se l’Europa sveglierà mai dal suo torpore moralista.
Nel frattempo, una cosa è chiara: l’inferno, quello vero, lo ha già scatenato chi ha rapito gli ostaggi. Ora tocca a Israele chiudere i conti. E chi ancora non lo capisce, farebbe meglio a cambiare canale.

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