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Carrefour lascia l’Italia: inizia l’era NewPrinces

Carrefour esce dall’Italia. Dopo vent’anni di presenza, il colosso francese della GDO cede il 100% di Carrefour Italia al gruppo NewPrinces, realtà italiana in rapidissima espansione nel settore agroalimentare. La cifra concordata si aggira attorno a 1 miliardo di euro in termini di Enterprise Value. L’accordo è vincolante ma soggetto alle autorizzazioni delle autorità antitrust e regolatorie competenti. Il closing è previsto entro la fine del terzo trimestre 2025.

È una delle operazioni industriali più rilevanti degli ultimi anni nel settore alimentare italiano, destinata a ridefinire gli equilibri nella grande distribuzione e a ridisegnare il confine – sempre più sottile – tra chi produce e chi vende.

Verticalizzazione e controllo della filiera: la strategia di fondo

NewPrinces non sta semplicemente comprando un’insegna. Sta acquisendo l’accesso diretto a una delle più estese reti di vendita del paese. Con Carrefour Italia – 1.500 punti vendita tra diretti e franchising, 10.000 dipendenti diretti e una presenza capillare – il gruppo guidato da Angelo Mastrolia realizza un passo decisivo verso un modello completamente integrato: dalla produzione alla distribuzione, senza intermediari.

In gioco non c’è solo la quota di mercato, ma la possibilità di unificare sotto un’unica regia l’intera filiera alimentare, generando sinergie logistiche, operative e di branding. Il gruppo ha già annunciato un investimento minimo di 200 milioni di euro per rilanciare Carrefour Italia, con l’obiettivo di trasformarla da centro di costo in leva strategica.

Mastrolia ha parlato di un “modello solido, sostenibile e orientato al lungo periodo”, fondato su responsabilità sociale, valorizzazione dei territori e alleanze industriali. L’ambizione è dichiarata: costruire il primo gruppo italiano pienamente integrato nel food, capace di competere con i giganti europei del retail e con i big americani del largo consumo.

Un gruppo italiano con ambizione globale

Dietro NewPrinces c’è una realtà industriale profondamente italiana, ma con visione e struttura internazionale. Il gruppo nasce nel 2024 dalla fusione tra la già esistente Newlat Food S.p.A., controllata dalla famiglia Mastrolia, e la britannica Princes Group, rilevata per 700 milioni di sterline dal colosso giapponese Mitsubishi. Dalla fusione è nato un player che oggi supera i 2,8 miliardi di euro di fatturato, con l’obiettivo esplicito di raggiungere 5 miliardi entro il 2030.

La sede centrale e il controllo del gruppo restano saldamente in Italia, a Reggio Emilia. Ma l’orizzonte operativo è europeo e oltre: NewPrinces controlla 31 stabilimenti produttivi in Italia, Regno Unito, Francia, Germania, Olanda, Polonia e Mauritius, impiega oltre 8.800 dipendenti e commercializza prodotti in più di 100 paesi.

Il suo portafoglio spazia dalla pasta ai prodotti da forno, dal baby food ai latti UHT, dagli alimenti per intolleranze alla gastronomia pronta, fino a bevande, alcolici e conservati. Tra i marchi più noti: Delverde, Buitoni pasta, Centrale del Latte di Torino, Mukki, Giglio, Plasmon, e dal Regno Unito Napolina, Aqua Pura, Crosse & Blackwell, Princes Tuna.

Una stagione di acquisizioni costruita con metodo

L’acquisizione di Carrefour non arriva a sorpresa. NewPrinces ha messo in fila una serie impressionante di operazioni strategiche, costruendo un modello di crescita per linee esterne che ha pochi precedenti nel panorama italiano.

Nel giugno 2025, ha rilevato lo stabilimento italiano di Diageo a Santa Vittoria d’Alba, specializzato in bevande alcoliche e ready-to-drink, con un organico di quasi 350 persone. Obiettivo: rafforzare la divisione beverage, soprattutto sul mercato UK, dove Princes è già molto forte.

A luglio 2025, ha riportato in Italia uno dei brand storici più amati: Plasmon, acquisendo da Kraft Heinz il comparto baby food italiano, insieme ai marchi Nipiol, Dieterba e Biaglut. Un’operazione da circa 120 milioni di euro, che ha incluso lo stabilimento di Latina.

Nel 2024, il gruppo aveva già fatto il grande salto internazionale con l’acquisizione di Princes Group, trasformando una media impresa italiana in un gruppo multinazionale con peso reale sui mercati europei.

Queste mosse non sono finanziarie, ma industriali: ognuna risponde a una logica precisa di completamento dell’offerta, consolidamento verticale e sinergia operativa.

Carrefour si ritira per rafforzare il core business

Dal canto suo, il gruppo Carrefour continua il suo piano di razionalizzazione internazionale. Dopo aver abbandonato mercati come Taiwan e Belgio, ora esce anche dall’Italia, uno dei paesi meno redditivi per il gruppo francese. L’impatto economico è stimato in -240 milioni di euro, ma l’obiettivo è quello di migliorare la generazione di cassa ricorrente e la marginalità globale, focalizzandosi su mercati ad alta resa come Francia, Spagna e Brasile.

Durante una fase di transizione, NewPrinces potrà continuare a usare il marchio Carrefour grazie a un accordo di licenza e servizi, ma la strategia a medio termine sembra puntare a una nuova insegna italiana, radicata sul territorio e in continuità con la rete ex-GS.

Occupazione sotto i riflettori: il ruolo dei sindacati

Le principali sigle sindacali – Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs – hanno subito chiesto un incontro con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy per affrontare il nodo più urgente: la tutela occupazionale. Carrefour Italia conta 10.000 dipendenti diretti e circa 14.000 nei franchising e appalti. La preoccupazione riguarda non solo la tenuta dei livelli occupazionali, ma anche la qualità del piano industriale.

Lo stato di agitazione è già stato proclamato, in attesa di risposte chiare da parte del nuovo acquirente. NewPrinces ha dichiarato l’intenzione di valorizzare il capitale umano e mantenere una presenza forte sul territorio, ma le sigle vogliono garanzie concrete su contratti, stabilimenti e governance interna.

Un nuovo paradigma per l’alimentare italiano

Con questa operazione, NewPrinces non compra solo una rete di supermercati: costruisce un modello imprenditoriale radicalmente diverso, dove il controllo della filiera è la leva per ridurre costi, aumentare qualità e fidelizzare il consumatore. Si tratta di un passaggio storico: per la prima volta, un gruppo italiano integra una delle maggiori reti di distribuzione del paese, assumendosi la responsabilità di rilanciarla in una logica industriale e non speculativa.

Il settore alimentare italiano è da sempre forte nella produzione, ma debole nella distribuzione. NewPrinces cerca di colmare questa asimmetria, creando un gigante nazionale con radici industriali e ambizione europea.

Ora la vera sfida sarà fare sistema: trasformare le sinergie potenziali in risultati concreti, valorizzare marchi e persone, integrare mondi che finora hanno sempre viaggiato separati. Se ci riuscirà, NewPrinces non sarà solo un caso industriale di successo, ma un modello per un’intera generazione di imprese italiane.

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Pubblicato inEconomia

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