Vai al contenuto

Nora Bussigny e i nuovi antisemiti dell’ultrasinistra francese

Ci sono libri che fanno rumore, non perché urlano, ma perché svelano verità che troppi fingono di non vedere. Les Nouveaux Antisémites. Enquête d’une infiltrée dans les rangs de l’ultragauche, firmato da Nora Bussigny e pubblicato da Albin Michel, è uno di questi.
La giovane giornalista franco-marocchina di Le Point e Franc-Tireur si è infiltrata per due anni nelle viscere dell’ultrasinistra francese, quella che si definisce “decoloniale”, “femminista” e “antisionista”, ma che nei fatti si rivela il nuovo volto dell’antisemitismo europeo.

Non è la destra xenofoba, non sono i nostalgici dei regimi, ma gli eredi del Sessantotto e i figli della Generazione Z. Studenti, collettivi femministi, ambientalisti radicali, attivisti LGBT e simpatizzanti islamisti. Tutti uniti sotto un’unica bandiera: l’odio per Israele e per l’ebreo, travestito da solidarietà per la Palestina.

La sinistra che odia in nome della libertà

Nora Bussigny racconta scene che hanno dell’incredibile. Durante la manifestazione femminista dell’8 marzo 2024, uomini del Collectif Urgence Palestine lanciarono cocci di bottiglia contro le femministe ebree del gruppo Nous Vivrons. Un anno dopo, lo stesso collettivo, insieme a Samidoun – organizzazione riconosciuta come terroristica in vari Paesi occidentali – impedì alle donne ebree e iraniane di sfilare e aggredì verbalmente il deputato socialista Jérôme Guedj, apostrofato come “sporco sionista”.

La giornalista, nascosta sotto falsa identità, ha ascoltato parole che nessun cronista occidentale si aspetterebbe di sentire in una democrazia europea: richiami al martirio palestinese, esortazioni a sostenere la Repubblica Islamica dell’Iran e la giornata di “Al Quds”, simbolo del jihad contro Israele.

Eppure questi slogan non arrivano da imam o predicatori estremisti, ma da ragazzi cresciuti nelle università francesi, formati con il linguaggio dell’inclusione e della giustizia sociale. L’odio, in Francia, non veste più la svastica: veste l’arcobaleno, si profuma di “diritti umani” e sventola bandiere verdi e rosse.

La saldatura fra La France Insoumise e l’islam politico

Nel suo libro, Bussigny chiama per nome i nuovi idoli della sinistra radicale. Rima Hassan, eurodeputata di La France Insoumise (LFI), è una delle figure più emblematiche di questa nuova ideologia. Giovane, mediatica, di origini palestinesi, è diventata un’icona della Generazione Z “decoloniale”, tanto da essere osannata come un simbolo di emancipazione.

Peccato che, come documenta la giornalista, Hassan abbia più volte citato Alain Soral, personaggio dell’estrema destra francese condannato per antisemitismo. È il paradosso di questa epoca: l’estrema sinistra e l’estrema destra si ritrovano unite contro l’ebreo, sotto la stessa bandiera dell’odio.

Accanto alla Hassan, Bussigny cita anche Houria Bouteldja, la teorica franco-algerina della cosiddetta “prova per la Palestina”. Una formula velenosa che misura il valore morale di una persona in base al suo schieramento: se non sostieni la causa palestinese, sei complice dell’oppressione. È la nuova ortodossia woke, che trasforma la politica in religione e il dissenso in eresia.

Dalle piazze ai social: la guerra culturale del “Block Out”

Ma la nuova sinistra antisemita non si limita alle piazze. Agisce anche nei meandri digitali, dove si combatte una guerra culturale invisibile. Bussigny racconta di sessioni segrete di addestramento per manipolare Wikipedia, dove i militanti imparano a rimuovere il termine “terrorista” associato a Hamas o a etichettare come “islamofobo” qualsiasi giornale o autore non allineato.

Dietro queste operazioni ci sono movimenti come BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni) e il famigerato Block Out, che promuove il boicottaggio mediatico e commerciale di artisti, influencer e personaggi pubblici che non si schierano apertamente “per la Palestina”.
È la ghigliottina digitale: se non ripeti lo slogan del momento, vieni cancellato. Per paura di perdere follower o contratti, molti cedono. Così, il terrore ideologico torna, non con i manganelli, ma con gli hashtag.

L’odio che torna a vestirsi bene

L’ultrasinistra francese è diventata, come scrive Bussigny, “un cavallo di Troia dell’antisemitismo”. In nome della libertà, giustifica il terrorismo. In nome dell’uguaglianza, discrimina gli ebrei. In nome della pace, esalta chi la pace la distrugge.
E lo fa con un linguaggio seducente, colto, raffinato: “decolonizzare”, “resistere”, “smontare i privilegi”. Parole nobili, ma usate per giustificare l’odio più antico del mondo.

Il risultato è un’alleanza innaturale e inquietante tra marxisti, islamisti e attivisti woke, uniti nel disprezzo per l’Occidente, per Israele, per il cristianesimo e per tutto ciò che rappresenta radici e ordine. È la rivolta del caos, la guerra di chi vuole distruggere, non costruire.

L’Italia come specchio: il rischio dell’emulazione

Chi pensa che questo riguarda solo la Francia non conosce la velocità con cui le ideologie attraversano le Alpi. In Italia, le prime avvisaglie si vedono già.
Le manifestazioni “pro-Pal” nelle università, gli slogan che confondono antisionismo e antisemitismo, le pagine social che rilanciano contenuti estremisti sotto l’etichetta dell’“informazione indipendente” sono segnali preoccupanti.

L’ultrasinistra francese è il modello che una certa sinistra antagonista italiana sta provando a copiare: retorica decoloniale, linguaggio inclusivo, odio selettivo. È lo stesso schema, con un ritardo di qualche mese.
Ma se in Francia il processo è già avanzato, in Italia può ancora essere fermato, a patto che qualcuno trovi il coraggio di chiamare le cose col loro nome: antisemitismo, odio, menzogna.

Perché quando si comincia a giustificare l’odio in nome della libertà, si smette di essere liberi e si ricomincia a essere complici.

Difendere la verità, non le narrazioni

Il lavoro di Nora Bussigny è più che un’inchiesta giornalistica: è un atto di coraggio civile. Denunciare la deriva dell’ultrasinistra francese significa difendere la verità da una manipolazione culturale senza precedenti.
In Francia, la Generazione Z voterà presto per la prima volta, e una parte di essa lo farà convinta che Israele sia il male e Hamas la resistenza. È il frutto di una guerra culturale vinta dalla menzogna.

Se non vogliamo che accada lo stesso in Italia, serve una risposta culturale, non ideologica.
E serve adesso.

Hey, ciao 👋
Piacere di conoscerti.

Iscriviti per ricevere le ultime notizie nella tua casella di posta, ogni settimana.

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

Ti è piaciuto questo post? Allora condividilo!
Pubblicato inSocietà

Sii il primo a commentare

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    PHP Code Snippets Powered By : XYZScripts.com