Merz perde consensi, AfD cresce e il modello che aveva fatto grande Berlino mostra profonde crepe
Per molti anni la Germania è stata chiamata la locomotiva d’Europa. Durante l’era di Angela Merkel aveva un’industria potente, esportazioni da record e un peso politico enorme nell’Unione europea. Quando Berlino decideva, Bruxelles ascoltava.
Oggi il quadro è molto diverso. L’economia cresce poco, l’industria soffre, il costo dell’energia pesa sulle imprese e la politica è diventata molto più instabile.
Le ultime elezioni regionali hanno reso evidente questo cambiamento. E a pagare il prezzo più alto, almeno per ora, è il cancelliere Friedrich Merz.
La batosta nelle urne
Il risultato più clamoroso è arrivato dalla Sassonia-Anhalt. Alle elezioni del 6 settembre 2026 Alternative für Deutschland (AfD) ha raggiunto il 43,8%, mentre la CDU si è fermata al 17,2%. Cinque anni prima i rapporti di forza erano quasi opposti.
Pochi giorni dopo è arrivato un altro duro colpo. Nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore, AfD ha ottenuto circa il 38%, mentre la CDU è scesa sotto il 5%, restando fuori dal parlamento regionale. Lo stesso Merz ha parlato di un «disastro».
La situazione non è però uguale in tutta la Germania. A Berlino, per esempio, ha vinto Die Linke, mentre AfD si è fermata al 16,3%. E in Renania-Palatinato la CDU era riuscita a conquistare il primo posto.
Il dato politico è comunque chiaro: AfD è ormai una forza di primo piano, soprattutto nella Germania orientale.
Merz sempre più debole
Per Friedrich Merz il problema non riguarda soltanto le elezioni regionali.
A settembre il DeutschlandTrend registrava appena il 13% di giudizi positivi sul suo operato. AfD veniva indicata al 27% nelle intenzioni di voto nazionali, contro il 21% della CDU/CSU.
Anche il Politbarometer della ZDF ha fotografato una situazione difficile: il 79% degli intervistati giudicava negativamente il lavoro del cancelliere. Nella stessa rilevazione AfD raggiungeva il 28%, mentre CDU e CSU erano al 21%. Sono sondaggi, naturalmente, e non elezioni. Ma indicano una forte perdita di fiducia.
Merz era arrivato alla cancelleria promettendo di rilanciare il centrodestra. Si ritrova invece stretto tra una coalizione difficile con la SPD e un’AfD che raccoglie una parte crescente degli elettori scontenti.
Che fine ha fatto la locomotiva?
Dietro la crisi politica c’è soprattutto un problema economico.
Per anni la formula tedesca aveva funzionato alla perfezione: energia relativamente economica, grande industria, esportazioni e un enorme mercato cinese pronto ad acquistare automobili, macchinari e prodotti tedeschi.
Quel mondo non esiste più.
La Cina non è soltanto un cliente. È diventata anche un concorrente capace di produrre automobili, macchinari e tecnologie che sfidano direttamente le aziende tedesche. Il Fondo monetario internazionale ha sottolineato proprio la crescente pressione cinese sui tradizionali punti di forza dell’industria tedesca.
Anche l’energia è diventata un problema. Dopo l’invasione russa dell’Ucraina e la rottura dei vecchi rapporti con Mosca, Berlino ha dovuto cambiare rapidamente i propri fornitori.
La Germania non dipende più dal gas russo come un tempo, ma l’industria ha dovuto fare i conti con costi energetici più elevati. Il FMI ha evidenziato come i settori che consumano molta energia abbiano sofferto particolarmente dal 2022.
E quando soffrono chimica, acciaio, meccanica e automobile, soffre una parte essenziale dell’economia tedesca.
L’automobile non corre più come prima
Il simbolo della difficoltà è proprio l’industria automobilistica.
Per decenni marchi tedeschi come Volkswagen, Mercedes-Benz e BMW hanno dominato importanti segmenti del mercato mondiale. Oggi devono affrontare la concorrenza cinese, soprattutto nelle auto elettriche, oltre ai costi della trasformazione tecnologica.
Gli ultimi dati industriali mostrano una situazione ancora fragile: nel luglio 2026 la produzione industriale tedesca è diminuita dell’1,1% rispetto al mese precedente. Nell’automotive il calo mensile è stato molto più forte, anche se influenzato da una lunga interruzione della produzione.
Non significa che la Germania sia diventata improvvisamente un Paese povero. Rimane la maggiore economia dell’Unione europea e possiede un apparato industriale enorme.
Ma non cresce più con la forza di una volta. E soprattutto non riesce più a trascinare l’Europa come faceva negli anni migliori.
Perché cresce AfD
È qui che entra in gioco Alternative für Deutschland.
AfD raccoglie il malcontento su immigrazione, costo della vita, energia, guerra in Ucraina e rapporti con la Russia. Ha inoltre trasformato la crisi dell’industria e la sfiducia verso Berlino in temi centrali della propria proposta politica.
Il suo problema resta però quello delle alleanze.
Gli altri grandi partiti tedeschi continuano infatti a rifiutare accordi di governo con AfD. La CDU di Merz mantiene la cosiddetta Brandmauer, il «muro tagliafuoco» che esclude una collaborazione con il partito.
Questo crea una situazione sempre più complicata. Più AfD cresce, più diventa difficile formare maggioranze senza coinvolgerla. E per tenerla fuori possono diventare necessarie coalizioni fra partiti molto diversi tra loro.
Il dopo Merkel è arrivato
Sarebbe troppo facile attribuire tutti i problemi tedeschi a Angela Merkel oppure a Friedrich Merz.
La crisi nasce da molti fattori: il rallentamento dell’industria, la concorrenza cinese, l’aumento dei costi energetici, la guerra in Ucraina, l’immigrazione e la crescente sfiducia verso i partiti tradizionali.
Ma una cosa appare evidente.
La Germania stabile, ricca e sicura di sé che per anni ha guidato l’Europa non esiste più nelle stesse forme.
Merz pensava di poter riportare ordine nel centrodestra tedesco. Per ora sta accadendo il contrario: il suo consenso personale è molto basso e AfD ha ottenuto risultati regionali impensabili soltanto pochi anni fa.
Non sappiamo dove porterà questa trasformazione e sarebbe prematuro anticipare il risultato delle prossime elezioni federali.
Una cosa, però, le urne del 2026 l’hanno già mostrata: la Germania è entrata in una nuova fase politica.
E se la vecchia locomotiva europea rallenta, il problema non riguarda soltanto i tedeschi. Riguarda tutta l’Europa.

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