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New York Times: il coinvolgimento diretto degli USA nella guerra in Ucraina

Un coinvolgimento profondo e minuzioso

Gli Stati Uniti non sono mai stati semplici spettatori nel conflitto tra Russia e Ucraina. Secondo un’inchiesta pubblicata dal New York Times, il coinvolgimento dell’amministrazione Biden nella guerra è stato capillare, strategico e determinante. L’articolo, firmato dal giornalista Adam Entous, si basa su oltre 300 interviste a militari, politici e persone direttamente coinvolte nei rapporti tra Washington e Kiev.

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Ciò che emerge è un quadro inedito: molte delle mosse dell’Ucraina, incluse le più importanti, sarebbero state decise in stretta collaborazione con i generali americani. Il cuore di questa alleanza segreta? La Task Force Dragon, un gruppo di lavoro nascosto all’interno della base statunitense di Wiesbaden, in Germania.

La Task Force Dragon: il cervello della guerra

Istituita alcuni mesi dopo l’invasione russa del 24 febbraio 2022, la Task Force Dragon (nella foto) ha rappresentato il centro nevralgico delle operazioni militari ucraine. Secondo il New York Times, gli incontri tra generali ucraini e americani avvenivano ogni mattina. L’obiettivo? Analizzare la posizione delle forze russe, individuare i bersagli strategici e decidere le prossime mosse sul campo.

A capo della task force, dal lato statunitense, c’erano il generale Christopher Donahue e il generale Christopher Cavoli, affiancati da ufficiali europei, per lo più inglesi. Dall’altra parte, il referente ucraino principale era il generale Mykhaylo Zabrodskyi, anche se le figure più influenti erano Valery Zaluzhny e Oleksandr Syrskyi, rispettivamente comandante in capo e suo vice.

Missioni segrete e scontri interni

Il New York Times svela retroscena fino ad ora inediti su alcuni momenti cruciali della guerra. Un esempio? L’affondamento del Moskva, la nave ammiraglia della flotta russa nel Mar Nero, avvenuto nell’aprile 2022. Durante un meeting a Wiesbaden, i radar americani individuarono improvvisamente l’incrociatore russo. Gli ufficiali ucraini, dopo aver ricevuto l’informazione, chiusero bruscamente la riunione e, poco dopo, il Moskva venne colpito e distrutto. Un’operazione di cui gli americani non furono avvertiti.

Ma la collaborazione tra Kiev e Washington non si è limitata alle missioni tattiche. La task force ha avuto un ruolo centrale nella pianificazione delle principali offensive ucraine, come la controffensiva di settembre 2022 che portò alla liberazione di Kherson. Tuttavia, secondo il giornale statunitense, la vittoria non fu sfruttata appieno: gli ucraini si fermarono sulle rive del fiume Dnipro, lasciando ai russi il tempo di riorganizzarsi. Alcune fonti sostengono che sia stata una scelta ucraina, altre che gli Stati Uniti abbiano imposto un freno per evitare una reazione nucleare da parte di Mosca.

Il fallimento della controffensiva del 2023

Il momento chiave della guerra avrebbe dovuto essere la controffensiva della primavera-estate del 2023, che secondo i piani avrebbe dovuto spezzare la linea difensiva russa e segnare una svolta nel conflitto. Ma la realtà fu molto diversa. L’operazione fallì completamente, lasciando l’Ucraina in una situazione di stallo.

Secondo il New York Times, le ragioni principali furono due: le rivalità interne tra i generali ucraini e i ritardi nella consegna delle armi occidentali. Il piano iniziale prevedeva un attacco concentrato su Melitopol, per tagliare il collegamento tra la Russia e la Crimea. Ma la rivalità tra Zaluzhny e Syrskyi portò a una dispersione delle forze su tre fronti diversi: Melitopol, Mariupol e Bakhmut. Il risultato? I russi ebbero il tempo di costruire difese impenetrabili e la controffensiva si trasformò in un disastro.

Le divergenze tra Washington e Kiev

Le tensioni tra gli Stati Uniti e l’Ucraina non sono mancate. L’amministrazione Biden ha più volte imposto “linee rosse”, affermando di non voler fornire certe armi per evitare un’escalation con la Russia. Ma il New York Times sottolinea un dettaglio interessante: ogni volta che le cose si mettevano male per l’Ucraina, Washington cedeva.

Un esempio lampante riguarda la consegna dei sistemi missilistici HIMARS e ATACMS. Inizialmente vietati per paura che venissero usati per colpire il territorio russo, furono poi concessi quando il conflitto si fece più difficile. Lo stesso schema si è ripetuto per gli attacchi ucraini in territorio russo, che prima erano proibiti e poi sostenuti dagli stessi americani.

Cosa succede ora?

L’articolo del New York Times si ferma al gennaio 2025, con la fine della presidenza di Joe Biden. Dopo l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca, il sostegno americano all’Ucraina si è ridotto drasticamente. L’uscita degli Stati Uniti dalla strategia militare ucraina ha lasciato un vuoto enorme, che secondo molti analisti ha contribuito ai recenti rovesci sul campo di battaglia.

Ma il punto centrale rimane uno: la guerra in Ucraina non è mai stata solo tra Kiev e Mosca. Dietro ogni grande decisione militare, dietro ogni successo o fallimento, ci sono stati gli Stati Uniti e il loro ruolo sempre più diretto nella gestione del conflitto. Un coinvolgimento che, ora che Washington ha fatto un passo indietro, lascia l’Ucraina di fronte a una delle fasi più incerte della sua storia recente.

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Pubblicato inGuerra

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