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Gli ossessionati anti-Meloni: la sinistra che non sa più che inventarsi

Da Schlein a Saviano, da Landini a Fazio, fino agli opinionisti d’ordinanza dei salotti Rai: è in corso la solita fiera dell’ipocrisia. Un concentrato di odio travestito da “critica democratica”.
L’obiettivo è sempre lo stesso: distruggere Giorgia Meloni, la prima donna che ha osato arrivare a Palazzo Chigi senza il lasciapassare del Partito, delle lobby, dei giornaloni e delle conventicole europee.
Il peccato originale? Essere di destra. Peggio ancora: una donna di destra, cattolica e madre. Una bestemmia per il progressismo da ZTL.

Elly Schlein, la profetessa del nulla

Ogni settimana ne inventa una nuova.
Prima “Meloni minaccia la democrazia”, poi “Meloni taglia la sanità”, poi ancora “Meloni affama i lavoratori e odia i diritti civili”.
La segretaria del PD sembra un disco rotto programmato da qualche spin doctor americano: cambia il tono, ma non l’aria fritta.
La sua unica idea di opposizione è urlare “fascismo!” davanti a qualsiasi decisione del governo, anche se si tratta di aumentare le pensioni minime o mettere ordine all’immigrazione.
Elly Schlein è il simbolo di una sinistra che non sa più cosa dire, quindi grida.
Grida al fascismo, alla repressione, alla censura — tutto purché non si parli di ciò che ha distrutto lei: scuola, lavoro, famiglia e identità nazionale.

Maurizio Landini, il sindacalista in cerca d’autore

Il segretario della CGIL (nella foto), invece di occuparsi di contratti, fabbriche e operai (quelli veri, non quelli in felpa da centro sociale), preferisce insultare il premier.
“Cortigiana di Trump”, ha detto. Cortigiana! Un linguaggio da osteria travestito da battaglia di civiltà.
Lo stesso Landini che, quando al governo c’era la sinistra, si faceva fotografare al fianco dei ministri come un barboncino obbediente, oggi scopre il femminismo.
Predica rispetto per i lavoratori, ma non lo usa per una donna.
E poi la coerenza: accusa Meloni di stare con Trump e Putin, ma lui dov’era quando i sindacati firmavano contratti capestro sotto dettatura di Bruxelles e Berlino?
Forse a tagliare nastri, o a distribuire volantini rossi davanti alle telecamere.

Roberto Saviano, l’intellettuale in servizio permanente effettivo

Il suo mestiere ormai non è più scrivere, ma insultare.
Per lui tutto è “mafioso”: il governo, l’Italia, chi non la pensa come lui. Se potesse, definirebbe “camorristi” pure i nonni che recitano il rosario.
Dice che il governo ha una “mentalità mafiosa”.
Eccolo l’intellettuale da festival, quello che campa da anni sputando veleno contro la destra e facendosi pagare per la sua indignazione.
Il problema è che la mafia l’ha trasformata in un brand personale, e adesso la usa come clava contro chiunque non voti PD.
La sua è una crociata personale, non civile. E la differenza, caro Saviano, si chiama onestà intellettuale.

I soliti comprimari

A completare il quadro, ci sono i comprimari da talk-show.
Luciana Littizzetto che fa la morale dai divani RAI tra una battuta e un bonifico;
Fabio Fazio che si presenta come paladino del pensiero libero, ma invita solo chi la pensa come lui;
Marco Travaglio, che riesce nell’impresa di attaccare Meloni e contemporaneamente rimpiangere Conte;
Concita De Gregorio e Michele Santoro, eterni censori, pronti a parlare di libertà di stampa purché non si tocchi la loro.
Una corte dei miracoli che, capitanata dalla sempre più faziosa e rancorosa Lilli Gruber, vive di Meloni come i funghi vivono dell’umidità: senza di lei, non saprebbero di cosa parlare.

Il copione è sempre lo stesso

Attaccano Meloni su tutto. Se va all’estero, “fa la cameriera di Trump”. Se difende i confini, “è xenofoba”. Se difende la famiglia, “è oscurantista”. Se difende Israele, “è guerrafondaia”. Se chiede all’Europa di rispettare i patti, “è sovranista pericolosa”.
Insomma: qualsiasi cosa faccia è sbagliata, perché la sinistra — dopo aver perso il potere — non sopporta che qualcuno governi senza il loro permesso.

La verità è che Giorgia Meloni dà fastidio

Dà fastidio perché non è addomesticabile. Dà fastidio perché parla chiaro, perché non chiede il placet dei giornali e non si inchina al politicamente corretto. Dà fastidio perché è una donna che non deve nulla a nessuno, che non si vergogna della fede, della patria, della maternità. Dà fastidio perché rappresenta tutto ciò che la sinistra ha perso: identità, coraggio e radici.
E allora l’unico modo per attaccarla è sputarle addosso, sperando che qualcosa resti.
Ma la verità, caro lettore, è che il fango scivola via quando il terreno è solido. E Meloni, con tutti i suoi difetti, ha un terreno granitico: la fiducia del popolo.

Allarmi son fascisti!

Alla fine resta solo l’immagine patetica di una sinistra che recita lo stesso copione da trent’anni: “Arrivano i fascisti!”.
Solo che, guarda caso, ogni volta che la destra governa, la libertà d’opinione cresce, le piazze si riempiono, e nessuno finisce in galera per un tweet.
Il problema, forse, è un altro: non è Meloni a far paura, ma il fatto che il popolo non abbia più paura di votarla.

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Pubblicato inPolitica

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