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Via al Mondiale dei record (senza l’Italia)

C’era un tempo in cui il Campionato del Mondo rappresentava la massima espressione del calcio: poche squadre, poche partite, un mese di emozioni e una finale destinata a entrare nella leggenda. Oggi quella dimensione romantica sembra lasciare spazio a qualcosa di completamente diverso.

Il Mondiale che prende il via oggi, ospitato da Stati Uniti, Canada e Messico, segna infatti una svolta epocale. Con 48 nazionali, 104 partite, sedici città coinvolte e milioni di spettatori attesi, la manifestazione assume le dimensioni di un evento planetario che va ben oltre il semplice sport. È il simbolo di un calcio sempre più globale, sempre più commerciale e sempre più intrecciato con la politica internazionale.

La FIFA parla di inclusione e sviluppo del movimento calcistico mondiale; i critici parlano invece di gigantismo, di spettacolarizzazione e di una macchina economica che rischia di sacrificare la tradizione sull’altare del business.

Tre nazioni organizzatrici e un torneo senza precedenti

Per la prima volta nella storia la Coppa del Mondo viene organizzata da tre Paesi contemporaneamente.

Gli Stati Uniti tornano ad ospitare il torneo dopo il successo del 1994, il Messico entra nella storia diventando il primo Paese ad aver organizzato tre edizioni del Mondiale, mentre il Canada debutta assoluto come sede della massima competizione calcistica.

Le partite saranno disputate in sedici città, separate da migliaia di chilometri. Le squadre saranno costrette ad affrontare trasferimenti continui attraverso il continente nordamericano, con spostamenti che in alcuni casi supereranno 4.000 chilometri tra una partita e l’altra.

Una macchina organizzativa senza precedenti.

Quarantotto nazionali e una formula completamente nuova

L’altra grande rivoluzione riguarda il numero delle partecipanti.

Per la prima volta saranno infatti 48 le nazionali qualificate, suddivise in dodici gironi da quattro squadre. Le prime due classificate e le otto migliori terze accederanno ai sedicesimi di finale, dando vita a un lunghissimo tabellone ad eliminazione diretta.

Il numero complessivo delle gare passa così dalle tradizionali 64 a 104 incontri, mentre la durata della manifestazione si estende a quasi quaranta giorni.

Una vera maratona calcistica che consentirà alla FIFA di incrementare ulteriormente gli introiti derivanti dai diritti televisivi e dagli sponsor internazionali.

Più posti per tutti, ma il livello tecnico divide gli esperti

L’ampliamento del torneo ha modificato profondamente anche il sistema delle qualificazioni.

L’Europa dispone ora di 16 posti, l’Africa di 9, l’Asia di 8, il Nord e Centro America di 6, il Sud America di 6 più uno spareggio e perfino l’Oceania ottiene finalmente una qualificazione garantita.

Per la FIFA si tratta di una democratizzazione del calcio mondiale. Per molti osservatori, invece, il rischio è quello di abbassare il livello tecnico medio della competizione e di rendere meno prestigiosa la qualificazione alla fase finale.

L’assenza che fa rumore: l’Italia ancora fuori dal Mondiale

Tra le tante novità di questa edizione ce n’è una che continua a pesare come un macigno: l’assenza dell’Italia, che manca alla fase finale della Coppa del Mondo per la terza edizione consecutiva.

Un fatto che fino a pochi anni fa sarebbe sembrato semplicemente impensabile.

Gli Azzurri rappresentano infatti una delle nazionali più prestigiose della storia del calcio mondiale, avendo conquistato quattro Coppe del Mondo (1934, 1938, 1982 e 2006), risultato che li colloca alle spalle soltanto del Brasile e alla pari della Germania tra le selezioni più vincenti di sempre.

Il loro palmarès comprende inoltre due Campionati Europei, numerose finali internazionali e decenni di protagonismo assoluto.

La maglia azzurra è stata indossata da autentiche leggende come Giuseppe Meazza, Silvio Piola, Gianni Rivera, Dino Zoff, Paolo Rossi, Franco Baresi, Roberto Baggio, Paolo Maldini, Alessandro Del Piero, Fabio Cannavaro, Andrea Pirlo e Gianluigi Buffon, solo per citarne alcuni.

Proprio per questo la mancata partecipazione appare ancora più clamorosa. Mentre la FIFA amplia il torneo fino a 48 squadre per favorire l’ingresso di nuove nazioni, una delle rappresentative più gloriose della storia continua incredibilmente a rimanerne esclusa.

Una contraddizione che molti tifosi faticano ancora ad accettare.

Il Mondiale della sicurezza: mai visto nulla di simile

Se il calcio sarà protagonista sul terreno di gioco, fuori dagli stadi sarà la sicurezza ad occupare il centro della scena.

Le tensioni internazionali tra Stati Uniti, Israele e Iran, unite alla persistente minaccia terroristica internazionale, hanno spinto le autorità a predisporre un dispositivo di sicurezza senza precedenti.

Il Dipartimento della Sicurezza Interna, l’FBI, le agenzie di intelligence e le forze di polizia dei tre Paesi collaborano da mesi per prevenire qualsiasi rischio.

Saranno impiegati droni di sorveglianza, sistemi anti-drone, telecamere intelligenti, riconoscimento facciale, controlli biometrici, monitoraggio dei social network e sofisticati strumenti di analisi dei flussi di persone.

Secondo molti analisti questo sarà il Mondiale più blindato della storia.

Il caso Iran e il peso della geopolitica

Tra i dossier più delicati figura quello relativo alla partecipazione della nazionale dell’Iran.

I rapporti estremamente tesi tra Washington e Teheran, aggravati dalle crisi internazionali degli ultimi mesi, hanno trasformato ogni partita della selezione iraniana in un potenziale problema di ordine pubblico.

Le autorità americane temono manifestazioni, proteste politiche, azioni dimostrative e possibili attentati da parte di gruppi estremisti che potrebbero sfruttare la gigantesca visibilità del torneo.

Per questo motivo le partite dell’Iran saranno sottoposte a dispositivi di sicurezza ulteriormente rafforzati, mentre anche il rilascio dei visti ai componenti della delegazione è stato sottoposto a verifiche particolarmente severe.

Perquisizioni rigorose e controlli ai tifosi

Anche gli spettatori dovranno sottoporsi a procedure di accesso molto più severe rispetto al passato.

Metal detector, scanner elettronici, controlli documentali, perquisizioni personali, ispezione di zaini e borse e verifiche biometriche accompagneranno l’ingresso negli impianti.

In diversi stadi verranno sperimentati sistemi di riconoscimento facciale collegati alle banche dati delle forze dell’ordine, mentre gli oggetti ammessi saranno fortemente limitati.

Le autorità hanno predisposto zone di sicurezza concentriche, con controlli anche a centinaia di metri dagli ingressi degli stadi, nella speranza di prevenire qualsiasi minaccia.

Il caldo americano e le difficoltà per atleti e tifosi

A complicare ulteriormente il quadro vi è il fattore climatico.

Molte partite si giocheranno a Miami, Houston e Dallas, città dove le temperature di giugno possono superare abbondantemente i 35 gradi, accompagnate da elevati tassi di umidità.

Le federazioni hanno predisposto protocolli specifici per evitare colpi di calore e disidratazione, mentre la FIFA ha previsto pause supplementari durante le gare per consentire ai giocatori di reidratarsi.

Il Mondiale dei record

Questa edizione entrerà comunque negli annali per una lunga serie di primati.

Sarà il primo Mondiale con 48 nazionali, il primo organizzato da tre Paesi, il primo con 104 partite e probabilmente quello con il maggior numero di spettatori della storia.

Gli incassi commerciali, i diritti televisivi e le sponsorizzazioni raggiungeranno livelli mai toccati prima, confermando come il calcio sia ormai uno dei più grandi fenomeni economici globali.

Dal calcio al grande spettacolo globale

Resta una domanda di fondo.

Il Mondiale continua ad essere la massima espressione del calcio oppure si sta trasformando sempre più in un gigantesco evento commerciale, mediatico e geopolitico?

La risposta arriverà dal campo, ma una cosa appare già evidente: questa Coppa del Mondo sarà ricordata non soltanto per i gol e i campioni, ma anche per la sua imponente macchina organizzativa, per le eccezionali misure di sicurezza e per il delicato contesto internazionale nel quale si svolge.

E, per gli italiani, anche per una clamorosa assenza: quella di una delle nazionali più titolate e prestigiose della storia del calcio mondiale.

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Pubblicato inCalcio

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