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Giuseppe Insalaco: luci e ombre nella Palermo degli Anni ’80

Giuseppe Insalaco, nato il 12 ottobre 1941 a San Giuseppe Jato, si distinse come una figura emblematica nella politica italiana degli anni ’80, specialmente per il suo ruolo come sindaco di Palermo. La sua vita, contrassegnata da coraggio e controversie, si concluse tragicamente il 12 gennaio 1988, quando cadde vittima di un assassinio di mafia.

Biografia di Insalaco: un percorso politico travagliato

Figlio di un sottufficiale dei Carabinieri, Insalaco si avvicinò alla politica attraverso la Democrazia Cristiana, influenzato inizialmente da Franco Restivo e poi dalla corrente di Amintore Fanfani. Eletto nel consiglio comunale di Palermo nel 1970 e successivamente nominato deputato per due volte, Insalaco si distinse per la sua dedizione alla politica locale.

La sua carriera raggiunse un punto di svolta quando fu eletto sindaco di Palermo nel 1984. Il suo mandato, durato solamente tre mesi, fu segnato da decisioni audaci, in particolare la scelta di abbandonare il sistema di licitazione privata per l’aggiudicazione degli appalti comunali. Questa mossa gli attirò l’ostilità di figure influenti, tra cui Salvatore Midolo, esponente della corrente politica di Vito Ciancimino, e portò alla sua precoce dimissione.

La sua sindacatura fu ulteriormente oscurata da accuse di corruzione, basate su tre lettere anonime che lo implicavano in attività illecite legate alla vendita di terreni. Queste accuse lo costrinsero a dimettersi e lo portarono a essere ascoltato dalla Commissione antimafia nel 1984. Durante l’audizione, Insalaco espresse la sua critica verso la DC palermitana e denunciò le pressioni e le manovre di Vito Ciancimino e del suo entourage, che gestivano i grandi appalti al comune di Palermo per conto della mafia.

La crescita delle minacce e la fuga dalla giustizia

Dopo aver espresso queste dichiarazioni, Insalaco divenne bersaglio di intimidazioni, culminate nell’incendio della sua automobile davanti alla sua abitazione. Questo atto di violenza avvenne nonostante la presenza degli agenti di scorta che vigilavano sul giudice Giovanni Falcone, suo vicino di casa.

In seguito, Insalaco entrò all’Assemblea Regionale Siciliana, ma le accuse contro di lui non si placarono. Un mandato di cattura fu emesso nei suoi confronti nel febbraio 1985, portandolo alla latitanza per circa un mese. Successivamente si consegnò ai giudici Antonino Caponnetto e Giovanni Falcone, riaffermando le sue denunce contro il sistema di appalti comunali controllati da Ciancimino e Cassina.

L’assassinio: un epilogo tragico

Il 12 gennaio 1988, Giuseppe Insalaco fu brutalmente assassinato a colpi di pistola mentre si trovava in auto. Gli assassini lasciarono sul luogo del delitto un casco e l’arma utilizzata nell’omicidio. In seguito a questo tragico evento, Insalaco fu riconosciuto come “Vittima della Mafia”. Dopo la sua morte, fu scoperto un memoriale di 17 pagine in cui accusava vari esponenti della DC palermitana e denunciava il ruolo occulto della confraternita dei Cavalieri del Santo Sepolcro.

Memoria e eredità di Insalaco

La memoria di Giuseppe Insalaco è stata onorata nel corso degli anni. Ogni 21 marzo, nella Giornata della Memoria e dell’Impegno di Libera, il suo nome viene ricordato tra le vittime di mafia. Nel 2021, il Comune di Palermo ha intitolato il nuovo presidio sanitario veterinario all’ex Sindaco Insalaco, riconoscendo il suo impegno contro la soppressione dei cani randagi e la sperimentazione animale.

La storia di Giuseppe Insalaco rappresenta un capitolo importante nella lotta contro la mafia e nella storia politica italiana. La sua vita e il suo tragico destino mettono in luce le complesse dinamiche di potere e le sfide affrontate da coloro che hanno osato opporsi alla corruzione e alla criminalità organizzata.

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Pubblicato inMafia

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