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Il paradosso della sinistra e la difesa dell’indifendibile

Nell’epoca del “tutto e subito”, dei social media e delle prese di posizione spesso più istintive che riflessive, la sinistra italiana sembra danzare su una melodia incerta, oscillando tra l’adulazione di figure ambigue come Ilaria Salis e Patrick Zaki – passando per Domenico “Mimmo” Lucano, l’ex “sindaco dei migranti” con una condanna ancora appesa al collo come un medaglione perlomeno scomodo – e un silenzio quasi assordante riguardo la violenza contro le forze dell’ordine.

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Ilaria Salis: una “Gramsci in gonnella” o capitana di una nave fantasma?

A guardare Ilaria Salis attraverso gli occhi affascinati di certa stampa, si potrebbe pensare che la nuova reincarnazione di Che Guevara cammini tra noi, con un manganello al posto del sigaro. Descritta quasi come una mistica del moderno antifascismo, Salis diventa l’eroina di un romanzo che la sinistra ama leggere ad alta voce nei caffè chic delle metropoli. Ma, oltre il fumo degli incensi mediatici, ci si chiede: questa narrazione è realmente un tributo alla lotta per la giustizia o piuttosto una commedia satirica non dichiarata? Il fervore con cui alcune figure vengono elevate a simboli mentre le loro azioni discutibili vengono spazzate sotto il tappeto è quasi commovente, se non fosse per il tragico impatto che queste narrazioni possono avere sulla percezione pubblica del vero attivismo.

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Patrick Zaki: il martire preferito della sinistra o un santo patrono con clausole?

Passando a Patrick Zaki, il suo racconto è diventato un vero e proprio serial di successo per una certa politica di sinistra. Martire della libertà di espressione, certo, ma non senza un piccolo asterisco che molti preferirebbero ignorare. Le accuse di simpatie per gruppi controversi come Hamas sono piccoli dettagli che disturbano la narrazione pulita del giovane ingiustamente perseguitato. “Non confondeteci con i fatti”, sembra essere il motto quando si tratta di dipingere il ritratto di Zaki come icona indiscussa del dissenso. Questa narrazione selettiva non solo mina la credibilità degli attori coinvolti, ma solleva una questione più ampia: la sinistra sta lottando per la giustizia, o sta semplicemente raccogliendo like sulla pagina del suo club del libro?

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Le forze dell’ordine: i fantasmi invisibili nel dramma della sinistra

Il vero stravolgimento della trama arriva quando si parla di violenza contro le forze dell’ordine. Qui, il silenzio è assordante. Un vice ispettore accoltellato a Milano diventa una nota a margine nel romanzo della lotta politica. Questa omissione quasi comica se non fosse così dolorosamente reale, mostra la selezione morale della sinistra che sembra decidere chi merita di essere salvato e chi no, basandosi su una sceneggiatura scritta dai registi dei social network e dai produttori delle opinioni pubbliche. La sinistra non perde occasione per esprimere solidarietà, a meno che, apparentemente, non si tratti di qualcuno in divisa.

Un invito a cambiare canale

Forse è giunto il momento per la sinistra di rivedere il suo palinsesto. Il pubblico sta cominciando a notare le incongruenze nella trama e il cast di personaggi non è più convincente come una volta. L’ideale sarebbe un reality show meno roboante, ma con una sceneggiatura che non ignori metà dei suoi personaggi solo perché non si adattano al copione predefinito. In un mondo ideale, ogni forma di ingiustizia e violenza verrebbe affrontata con lo stesso vigore, indipendentemente dal background politico o sociale delle vittime.

In sostanza, la sinistra dovrebbe forse preoccuparsi meno di scrivere fiabe e più di leggere la realtà, che spesso è più complessa e sfaccettata di quanto le sue narrazioni preferite suggerirebbero. Solo allora potrà sperare di riconquistare la credibilità e il rispetto necessari per guidare un dialogo costruttivo e un’azione politica genuina.

Altrimenti, cari lettori, è giunto davvero il momento di cambiare canale!

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Pubblicato inPolitica

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