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Ma ora che c’è la Meloni al governo col voto degli scontenti, siete contenti? Ha bucato la Cappa che ci opprime? Sono le domande più frequenti che ricevo alle presentazioni dei miei libri dedicati appunto agli Scontenti che vivono sotto la Cappa. Ma sono pure gli interrogativi che si pone il vasto popolo degli scontenti che confida in segnali di svolta con il nuovo governo di destra.

Già, è cambiato qualcosa? Apprezzo gli sforzi che sta facendo la Meloni, il suo linguaggio schietto e i suoi propositi onesti. E dico, pur nell’attesa di dare col tempo un giudizio maturo: mille volte meglio la Meloni e il suo governo politico piuttosto che governi papocchio o egemonizzati dalla sinistra. Fossero pure solo le parole che accompagnano il governo, le preferisco a quelle dei loro avversari. Poi, come tutti gli italiani, sono in vigile attesa (senza tachipirina), per esprimere un giudizio compiuto.

Ribadito il favore nei confronti della Meloni, e il sostegno per la sua difficile impresa, rispondo alle domande di cui sopra: com’era inevitabile e prevedibile, i motivi dello scontento e la presenza asfissiante di una cappa, incombono ancora. Perché sono legati a uno scenario mondiale, euroatlantico, economico e sociale, morale e culturale, su cui poco incide il governo o la stessa politica.

I motivi che mi spingono a definire la nostra come l’età dello scontento, e a ritenere che viviamo sotto una Cappa ci sono ancora. Basta guardarsi intorno, sopra, dentro di noi per trovarne conferma. Quella bolla di menzogne organizzate, di mezze verità sottaciute, di tesi manipolate e di minacciosi controlli, che hanno accompagnato l’emergenza sanitaria e il regime di sorveglianza, è sempre attiva e in agguato per riprendere a pieno sevizio. La crisi internazionale esplosa in Ucraina e il racconto ufficiale anzi obbligato che se ne fa, la scomparsa delle gravi corresponsabilità atlantiche, la follia dell’Europa al traino della Nato e degli interessi americani, ci sono ancora e il governo Meloni è in prima linea. Le voragini economiche e sociali che si sono aperte, in conseguenza di queste due prime emergenze sono più che mai incombenti, e il tema dei rincari, dovuti a questa imponderabile congiuntura internazionale, resta in piedi. La ritirata demografica e civile della nostra società, italiana ed europea, l’incapacità di governare i flussi migratori, di frenare gli speculatori e gli sciacalli, interni e internazionali, sulla scia dei migranti, è ancora tutta in piedi. Quasi tutti i malesseri che accompagnano il male oscuro dello scontento, e che confermano di vivere sotto una cappa, si presentano invariati.

Leggi anche:  Non essere schiavi del nostro scontento

Peggio ci sentiamo se passiamo dalle emergenze reali ai canoni ideologici per correggerla. La dominazione del politically correct imperversa senza ostacoli, non c’è governo che possa frenare e quantomeno bilanciare l’agenda delle prescrizioni, i suoi totem e tabù. La storia è tabù, la diversità tra il maschile e il femminile è tabù, la natalità è tabù, il crocifisso è tabù, e potrei continuare a lungo. Censure, soppressioni, cancellazioni manichee proseguono senza argini né contrappesi. E tale clima si perpetua nei media, non solo in quelli legati istituzionali, come la tv o la grande stampa, ma anche nei social che dovrebbero costituire l’espressione dell’opinione pubblica libera.

Qui permettetemi che vi racconti un fatto che riguarda me e gli 88.155 followers che seguono la mia pagina su Facebook. Come scrissi qualche settimana fa fui censurato per aver pubblicato sulla pagina Facebook un articolo, apparso su la Verità, che faceva la ricostruzione storica della Decima Mas e denunciava la censura e l’uso distorto che ne stava facendo la Tv di stato. Non era finita: da allora la pagina è ristretta da provvedimenti punitivi, vigilata e minacciata. Quando apro la pagina è scritto: “La tua pagina è a rischio a causa di continue violazioni degli Standard della community. Ulteriori violazioni potrebbero comportare la rimozione permanente della tua pagina”: Se vuoi contestare le decisioni, scrivono, devi “controllare i nostri standard e rimuovere gli amministratori” che si sono resi responsabili della pubblicazione. Cioè non puoi contestarla, in realtà, devi solo adeguarti. “La tua Pagina rischia di essere nascosta. Inoltre presenta una distribuzione ridotta e altre restrizioni”.

Ora, chi scrive non è un hater, un leone da tastiera o un facinoroso. Scrivo da più di quarant’anni su giornali nazionali, ho pubblicato una quarantina di libri, ho diretto riviste e presieduto fondazioni culturali, faccio conferenze in tutta Italia, dialogo con tutti e non ho mai avuto denunce o condanne per diffamazione, calunnia, falso, tantomeno per violenza, aggressioni anche solo verbali e ogni altro tipo d’angheria. Quel che pubblico sui social esce da anni  su quotidiani e settimanali a diffusione nazionale senza conseguenze penali o censure d’altro tipo. Essere trattati come delinquenti dall’Anonima gestione di un social, magari trincerata dietro stupidi algoritmi, significa sentirsi in un regime di illibertà e di conformismo coatto. E avverti l’impotenza di reagire, anzi sai di mettere a repentaglio, come minacciano i gestori, la tua libera opinione espressa su Facebook.

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Ora tutto questo cosa c’entra con la Meloni al governo? Nulla. Ma tutti i motivi di scontento, di dissenso, di preoccupazione, i timori di vivere sotto un regime di sorveglianza e di pesante limitazione della libertà, sotto una Cappa, sussistono ancora, nonostante il governo. Perché in una società complessa, interdipendente e con stratificazioni forti di potere, su livelli sovrastanti la politica o impenetrabili dai governi, ci sono tutti. Per questo, cari amici, nonostante la Meloni al governo, siamo ancora scontenti e continuiamo a denunciare il dominio della Cappa e a rischiare veti e censure. Su quei piani non è cambiato nulla o quasi.

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