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Mosca caccia l’ambasciatore estone, Tallinn e Riga quelli russi

Il gruppo dei Paesi baltici, insieme con la Polonia, si conferma come il fronte in prima linea nello scontro con la Russia.

Mosca ha espulso l’ambasciatore dell’Estonia, accusandola di portare avanti una politica di “totale russofobia”.

E all’inevitabile risposta uguale e contraria di Tallinn si è aggiunta quella della Lettonia, che ha anch’essa ordinato all’ambasciatore russo di lasciare il Paese.

La Lituania, invece, aveva espulso l’ambasciatore di Mosca già nell’aprile dell’anno scorso, dopo le accuse rivolte dall’Ucraina alle forze russe per il massacro di civili a Bucha.

“Il regime estone ha avuto quello che meritava”, ha scritto sul suo canale Telegram la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, commentando la decisione di espellere l’ambasciatore di Tallinn, che ha provocato la reazione estone e lettone. Il capo missione dell’Estonia a Mosca, Margus Laidre, dovrà lasciare la Russia entro il 7 febbraio. Entro la stessa data il suo omologo russo a Tallinn dovrà andarsene dall’Estonia.

Le relazioni diplomatiche tra i due Paesi saranno abbassate al livello di incaricati d’affari. La data limite scelta dalla Lettonia per la partenza dell’ambasciatore russo è invece il 24 febbraio, primo anniversario dell’inizio di quella che Mosca chiama l’operazione militare speciale in Ucraina. Ma che il governo di Riga ha definito “una brutale aggressione”, spiegando di avere ridotto le relazioni diplomatiche al livello di plenipotenziario in solidarietà con l’Estonia.

Nell’annunciare l’espulsione dell’ambasciatore estone, il ministero degli Esteri russo ha accusato il governo di Tallinn di aver “elevato la russofobia al rango di politica statale”.

Leggi anche:  Vi seppelliremo: la risposta della Russia a Usa e Ue. Come cambia la guerra

L’ultimo episodio denunciato da Mosca è la decisione dell’Estonia di ridurre la presenza diplomatica russa nel Paese a 8 funzionari e 15 impiegati, motivata dalla necessità di pareggiare la presenza dei propri rappresentanti in Russia.

Ma fin dall’inizio del conflitto in Ucraina i tre Paesi baltici, occupati militarmente dall’Unione Sovietica nel 1940 e fino al 1991 territori dell’Urss, sono stati tra i più decisi nel reclamare una linea dura dell’Occidente contro Mosca.

Lituania, Estonia e Lettonia chiedono tra l’altro con insistenza alla Germania di permettere la fornitura dei suoi carri armati Leopard all’Ucraina. E Tallinn ha appena annunciato che cederà a Kiev tutti gli obici da 155 millimetri in dotazione alle sue forze armate.

Nell’aprile dell’anno scorso i presidenti di Lituania, Estonia e Lettonia e quello della Polonia si erano recati insieme a Kiev per incontrare il loro omologo ucraino Volodymyr Zelensky. Quello stesso mese la Russia e i tre Paesi baltici avevano disposto le chiusure reciproche di alcuni consolati, mentre il presidente lituano Gitanas Nauseda lanciava l’allarme per un “possibile” attacco di Mosca al suo Paese.

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