Un anno oggi, il 7 ottobre 2023 segna una data che resterà scritta col sangue nella storia del Medio Oriente e del mondo. In quel giorno, Hamas ha attaccato il cuore di Israele, scatenando un’ondata di terrore che ha coinvolto uomini, donne e bambini, mietendo migliaia di vittime in una violenza che non ha risparmiato nessuno. Sono immagini indelebili quelle che restano impresse: famiglie sterminate, case distrutte, e una paura che si è estesa ben oltre i confini di Israele.
È una realtà che oggi sembra essere stata dimenticata da chi si autoproclama pacifista, ma in realtà veste i panni di chi fomenta l’odio. Prendiamo ad esempio quello che è successo sabato a Roma, nella cosiddetta “manifestazione della pace”. Un corteo non autorizzato, vietato dalle autorità, ma che i “paladini della giustizia” hanno deciso comunque di organizzare. Risultato? La città messa a ferro e fuoco, scontri con le forze dell’ordine e un bilancio di una trentina di poliziotti feriti.
E questo sarebbe un movimento per la pace? Cosa c’entra la pace con le bombe carta, con le sassate, con i manganelli usati contro chi è lì per mantenere l’ordine? Lo hanno chiamano “corteo per la Palestina”, ma in realtà si è tratta di un atto di violenza gratuita che nulla ha a che vedere con la tutela dei diritti. È come se, in una perversa logica, il massacro di innocenti da parte di Hamas fosse diventato, per questi teppisti, una sorta di “giustizia rivoluzionaria”. Ma quale giustizia può nascere dalla morte, dallo spargimento di sangue?
Il cuore del problema è proprio qui: viviamo in un mondo dove chi difende la vita, chi condanna il terrorismo, viene additato come reazionario, meglio fascista, mentre chi inneggia alla violenza viene osannato come difensore dei diritti umani. Ed è vergognoso che Roma, la nostra capitale, sia stata teatro di una simile follia.
La verità è che il 7 ottobre 2023 ha segnato uno spartiacque tra chi crede nella democrazia e nella pace reale, e chi invece strumentalizza queste parole per giustificare l’orrore. Il massacro di Israele è stato il culmine di una violenza cieca e ingiustificabile, un attacco terroristico che non ha lasciato scampo. Eppure, c’è chi osa ancora minimizzare, come se quelle vite perdute fossero sacrifici necessari per una causa più grande. Ma qual è questa causa? La giustificazione del terrore?
A Roma, quella che doveva essere una manifestazione di “pace” si è trasformata in una vera e propria guerriglia urbana. Bottiglie, sassi, persino un palo stradale usato contro le camionette della polizia. Circa 30 agenti sono rimasti feriti durante gli scontri, e questo non può essere tollerato. Le immagini parlano chiaro: non c’è stato dialogo, non c’è stato confronto, solo violenza. E chi ha pagato il prezzo? Sempre loro, le forze dell’ordine, messe sotto attacco da delinquenti che hanno solo strumentalizzato la causa palestinese.
Ed è ora di dirlo forte e chiaro: questa non è la strada per la pace. La violenza genera solo altra violenza, e chi soffia sul fuoco della guerra, come Hamas, è responsabile non solo delle vittime israeliane, ma anche di quelle palestinesi e ora anche iraniane. Ogni bomba che esplode, ogni razzo che viene lanciato, non porta libertà, ma solo distruzione.
Cosa possiamo dire allora a chi, come i manifestanti di Roma, inneggia alla resistenza armata? Che la pace non si conquista con la forza, che il dialogo è l’unica via possibile. Ma è un dialogo che deve partire dal riconoscimento di una verità fondamentale: il terrorismo non è mai la soluzione. E chi appoggia apertamente Hamas, come molti dei manifestanti a Roma, non sta lottando per la libertà, ma sta difendendo un regime di terrore.
Dobbiamo riflettere su ciò che sta accadendo. Il 7 ottobre 2023 è stato un grido d’allarme, un richiamo alla responsabilità di fronte al male assoluto del terrorismo. Ma quel grido sembra essere stato coperto da un coro dissonante di chi, in nome di una falsa idea di pace, alimenta solo odio e distruzione. Roma non può più essere teatro di simili vergogne, e l’Italia, anche da sinistra, deve prendere una posizione chiara: no alla violenza, no al terrorismo, sì alla pace vera, quella costruita sul rispetto della vita umana.

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