Vai al contenuto

L’Africa mette Macron alla porta

Se la Francia fosse un’orchestra, Emmanuel Macron sarebbe il direttore che ha deciso di suonare il requiem per il colonialismo francese in Africa. Ma non è un requiem pacato, da ascoltare in silenzio con le lacrime agli occhi. No, è un mix di stonature e dissonanze, una sinfonia di errori strategici che stanno trasformando l’Africa francofona in un campo minato per Parigi. Dopo decenni di dominio incontrastato, due mandati di Macron sono stati sufficienti per spazzare via l’influenza francese costruita con secoli di occupazioni, ingerenze e basi militari.

E ora, dopo il Mali, il Niger e il Burkina Faso, anche Senegal e Ciad hanno deciso di mostrare a Macron la porta. Altro che grandeur francese: qui si parla di un’umiliazione storica, una débâcle che fa sembrare Waterloo una vittoria diplomatica.

Cacciati da Dakar: il Senegal dice “basta”

Cominciamo dal Senegal. Quando il primo ministro senegalese Ousmane Sonko ha annunciato la chiusura delle basi militari straniere nel paese, il messaggio era chiaro: “Francia, pack your bags”. Certo, l’annuncio è stato presentato come una scelta di sovranità, ma nessuno si è fatto illusioni. Parigi è diventata una presenza scomoda, un inquilino che non paga l’affitto e pretende pure di scegliere il colore delle pareti.

Il presidente senegalese Bassirou Diomaye Faye ha rincarato la dose in un’intervista a Le Monde, sottolineando che l’epoca delle influenze coloniali è finita. “Solo perché i francesi sono qui dai tempi della schiavitù non significa che sia impossibile fare altrimenti.” Una dichiarazione talmente lapidaria da far tremare i muri dell’Eliseo. Ma la verità è che la Francia si è scavata da sola questa fossa, con un atteggiamento paternalistico e un’incapacità cronica di adattarsi ai cambiamenti geopolitici.

Ciad: cade l’ultimo bastione

Se il Senegal è stato un colpo al cuore, il Ciad è il colpo di grazia. Il Ciad, un tempo fedele alleato della Francia, ha annunciato a novembre la fine della cooperazione militare con Parigi. Il ministro degli Esteri Abderaman Koulamallah ha dichiarato che il paese vuole “ridefinire la propria sovranità”. Traduzione: i francesi hanno finito il loro tempo di permanenza gratuita.

L’esercito francese, una volta onnipresente nel Sahel, è ora costretto a smobilitare in fretta e furia. Convogli militari lasciano le basi, mentre gli ultimi soldati francesi cercano di mantenere la dignità mentre caricano casse e attrezzature. Il Ciad non è solo un paese: è il simbolo del crollo dell’intera strategia postcoloniale francese. Se persino il Ciad, che ospitava un migliaio di militari francesi e una dozzina di velivoli, si ribella, significa che il castello di carte è crollato.

Il tracollo del dominio francese in Africa

La lista dei paesi che hanno detto “au revoir” alla Francia cresce ogni mese. Mali, Niger, Burkina Faso, Ciad e ora Senegal. La strategia di Parigi per mantenere il controllo sulla regione era già in crisi, ma Macron ha accelerato il declino con una serie di decisioni mal concepite. Dalla disastrosa gestione di Operation Barkhane, che doveva essere la grande risposta francese al terrorismo, alla totale incapacità di competere con nuovi attori globali come Russia, Cina e Turchia.

L’influenza francese è stata letteralmente spazzata via dalla strategia del “multi-polarismo” adottata da molti paesi africani. Non si tratta solo di politica: è una rivoluzione culturale. Le nuove generazioni africane, connessi al mondo attraverso i social media e le piattaforme globali, vedono la Francia come un simbolo di oppressione, non come un alleato. E così, mentre Macron cerca di convincere l’opinione pubblica che il ritiro è una “scelta strategica”, il resto del mondo guarda con un misto di scherno e incredulità.

Macron: un Napoleone al contrario

Se Napoleone aveva il genio militare per conquistare mezza Europa, Macron sembra avere il talento opposto: trasformare amici in nemici e alleati in critici. La sua visione dell’Africa come “giardino di casa” della Francia è stata accolta con aperta ostilità dai governi africani. L’idea di riformare la presenza francese in Africa, annunciata con tanto clamore, si è rivelata un flop totale.

Jean-Marie Bockel, inviato personale di Macron per l’Africa, ha presentato un rapporto sull’evoluzione della presenza francese nel continente. Ma i dettagli di quel rapporto restano un mistero, forse perché l’unica evoluzione visibile è il ritiro delle truppe francesi e il crollo della loro credibilità.

Russia, Cina e Turchia: i nuovi padroni di casa

Mentre Macron si arrabatta a spiegare come mai la Francia stia abbandonando le sue basi, altri attori globali si stanno muovendo velocemente. La Russia, con la sua famigerata compagnia Wagner, ha stretto accordi militari in Mali, Burkina Faso e Niger. La Cina, dal canto suo, ha investito miliardi in infrastrutture e progetti di sviluppo, guadagnandosi la fiducia delle popolazioni locali. E la Turchia, con il suo pragmatismo geopolitico, ha stabilito legami commerciali e militari strategici.

Parigi, invece, sembra intrappolata in un circolo vizioso di nostalgia coloniale e incapacità di innovare. L’Africa del 2024 non è più quella degli anni ’60, e Macron sembra l’unico a non essersene accorto.

Il futuro della Francia in Africa: una parabola discendente

La verità è che la Francia ha perso il controllo della narrativa. Quella che un tempo era vista come una partnership, oggi è percepita come un’ingerenza insopportabile. Gli errori strategici di Macron hanno accelerato un processo che era già in atto, ma che ora appare irreversibile.

Il ritiro delle truppe dal Senegal e dal Ciad rappresenta non solo la fine della presenza militare francese, ma anche il crollo della sua influenza politica ed economica. Parigi continuerà a tentare di salvare il salvabile, ma il messaggio è chiaro: l’Africa sta voltando pagina, e la Francia non è più protagonista di questa storia.

Il crollo di un impero

Il disastro africano di Macron è il risultato di una combinazione letale di arroganza, incompetenza e cecità strategica. Invece di riformare le relazioni con i paesi africani, Macron ha accelerato il processo di disgregazione. Ora, mentre le bandiere francesi vengono ammainate e le basi militari chiuse, resta solo una domanda: chi suonerà il requiem per la Francia in Africa?

Hey, ciao 👋
Piacere di conoscerti.

Iscriviti per ricevere le ultime notizie nella tua casella di posta, ogni settimana.

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

Ti è piaciuto questo post? Allora condividilo!
Pubblicato inPolitica

Sii il primo a commentare

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    PHP Code Snippets Powered By : XYZScripts.com