C’è qualcosa di profondamente simbolico nella vicenda che sta facendo discutere Bruxelles. Mentre la Commissione europea invita cittadini e lavoratori ad affrontare l’ennesima ondata di caldo con consigli, sacrifici e sobrietà energetica, ai piani più alti del palazzo Berlaymont l’aria condizionata continua a funzionare regolarmente. Una scena che sembra uscita da un romanzo satirico, ma che invece fotografa perfettamente la distanza sempre più evidente tra chi governa l’Europa e chi quell’Europa la vive ogni giorno.
La vicenda è stata raccontata nell’articolo “Commissione europea, aria condizionata spenta per i dipendenti ma non ai piani di Ursula von der Leyen“, pubblicato da Il Fatto Quotidiano il 27 giugno e ripreso nelle stesse ore da numerose testate internazionali e specializzate nelle vicende comunitarie.
L’aria condizionata si ferma… ma non per tutti
La spiegazione ufficiale è apparentemente semplice. L’ondata di caldo che ha investito il Belgio ha provocato un forte incremento dei consumi elettrici, con problemi alla rete e perfino blackout che hanno interessato anche edifici istituzionali europei. Per evitare sovraccarichi, la Commissione ha deciso di spegnere l’impianto di climatizzazione.
Fin qui nulla di scandaloso.
Il dettaglio che ha fatto esplodere la polemica è però un altro: lo spegnimento ha riguardato soltanto i piani dal piano terra fino al settimo, mentre dall’ottavo piano in su, dove lavorano i 27 commissari europei e la presidente Ursula von der Leyen, il sistema ha continuato a funzionare.
È difficile immaginare una metafora più efficace dell’attuale costruzione europea. Sotto, migliaia di funzionari costretti a lavorare nel caldo. Sopra, il potere che continua tranquillamente a godere del proprio comfort.
Il ritorno del feudalesimo europeo
Non stupisce che la reazione dei dipendenti sia stata durissima. Secondo quanto riportato da Politico, ripreso da numerosi media europei, alcuni funzionari hanno parlato apertamente di “vergogna”, mentre altri hanno commentato amaramente: “Siamo tornati al feudalesimo.”
Un’espressione certamente polemica, ma difficile da liquidare come semplice sfogo. Perché la sensazione è proprio quella di un sistema nel quale esistono cittadini di serie A e cittadini di serie B. Il messaggio, involontario ma chiarissimo, sembra essere questo: il sacrificio è necessario, purché lo facciano gli altri.
La pedagogia europea del sacrificio
L’episodio assume un significato ancora più ampio se inserito nel contesto degli ultimi anni.
La Commissione europea ha costruito una parte importante della propria comunicazione pubblica sull’idea della responsabilità individuale. Bisogna consumare meno. Bisogna abbassare il riscaldamento. Bisogna limitare l’uso dell’automobile. Bisogna acquistare elettrodomestici più efficienti. Bisogna adattarsi.
Durante la crisi energetica del 2022 fu la stessa Ursula von der Leyen a invitare gli europei a modificare la temperatura di riscaldamento e condizionatori per ridurre i consumi energetici. Una richiesta che poteva anche apparire comprensibile in un momento eccezionale.
Il problema nasce quando chi predica il sacrificio sembra applicarlo soprattutto agli altri.
L’Europa delle regole… per gli altri
Negli stessi giorni in cui esplodeva il caso Berlaymont, la Commissione proponeva nuove norme affinché gli installatori di condizionatori illustrino ai clienti l’efficienza energetica degli impianti, nel quadro della strategia europea per il risparmio energetico.
Naturalmente nessuno contesta il principio dell’efficienza energetica. Ma il contrasto comunicativo appare quasi irresistibile. Da una parte Bruxelles spiega ai cittadini come utilizzare meglio i condizionatori. Dall’altra conserva il fresco nei propri uffici più prestigiosi.
È difficile immaginare una pubblicità peggiore per qualsiasi campagna di sensibilizzazione.
Il caldo diventa un problema politico
L’ondata di calore che sta investendo gran parte dell’Europa è reale e sta mettendo sotto pressione reti elettriche, trasporti e servizi pubblici.
Molti Paesi stanno registrando consumi record di elettricità proprio a causa dell’utilizzo dei climatizzatori. Il problema, quindi, non è inventato. Lo diventa però quando la gestione dell’emergenza produce immagini che trasmettono l’idea di una classe dirigente separata dal resto della popolazione.
Le istituzioni vivono anche di simboli. E questo simbolo rischia di essere devastante.
La credibilità prima delle direttive
Negli ultimi anni l’Unione europea ha moltiplicato regolamenti, strategie climatiche, obiettivi ambientali e campagne per modificare i comportamenti quotidiani dei cittadini. Sono politiche che possono essere condivise oppure contestate.
Ma qualunque politica pubblica vive anzitutto della propria credibilità. Se chi governa appare il primo a sottrarsi alle conseguenze delle proprie raccomandazioni, quella credibilità si sgretola rapidamente.
Il cittadino comune accetta molto più facilmente un sacrificio quando vede che esso viene condiviso anche da chi prende le decisioni. Quando invece il sacrificio sembra fermarsi davanti alla porta degli uffici del potere, nasce inevitabilmente il sospetto che esistano due Europe. Una che predica. E una che si climatizza.
Il paradosso del Palazzo Berlaymont
Probabilmente la Commissione aveva motivazioni tecniche per mantenere attivo l’impianto ai piani superiori. Può darsi che vi fossero esigenze di sicurezza, problemi impiantistici o vincoli strutturali.
Tuttavia, nella politica contemporanea, la percezione conta quasi quanto i fatti. E l’immagine che resterà impressa è quella di un palazzo nel quale il caldo si ferma al settimo piano. Esattamente dove comincia il potere.
Per un’Unione europea che da anni chiede fiducia ai cittadini, non è certo il miglior biglietto da visita.

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