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Il ritorno dell’Orso nel cuore del Donbass

Quando il gatto non c’è, i topi ballano. E quando gli Stati Uniti sono distratti, la Russia avanza. Non sarà elegante, ma la cruda realtà della politica internazionale è questa. Nel 2023, mentre gli americani stanno più attenti al voto che al fronte, la Russia decide che è arrivato il momento di lasciare il segno nel Donbass.

L’accelerata dell’avanzata russa in Ucraina

In una guerra che i soliti soloni avevano previsto essere breve e che si è trasformata in un fiume di sangue e acciaio, l’esercito russo, nonostante le sanzioni, le prediche morali e i proclami dell’Occidente, ha scelto la via del “non si torna indietro.” L’avanzata nel Donetsk, che per alcuni è una sorpresa, per altri – quelli con un minimo di memoria storica – è l’inevitabile ripresa di un conflitto che non si è mai davvero fermato.

Tra un drone e un carro armato, il Cremlino ha dimostrato che è pronto a giocare le sue carte, sfruttando un momento favorevole a livello geopolitico: mentre il mondo si distrae col Medio Oriente e gli Stati Uniti sono paralizzati dalle loro elezioni. Insomma, se c’è un momento buono per riconquistare ciò che la Russia considera suo, questo è il momento.

L’Occidente va in letargo mentre l’Orso si sveglia

C’è chi parla di una “grande offensiva”, chi di una “nuova fase della guerra.” Il generale Oleksandr Syrsky, capo delle forze armate ucraine, ammette che l’avanzata russa è una delle più potenti da febbraio 2022, ma sembra che l’Occidente preferisca non dare troppo peso alle sue parole. Forse perché, in fondo, nessuno sa come risolvere questa situazione.

Anche Lavrov non ha perso l’occasione di dire la sua, rilasciando dichiarazioni pungenti contro il regime di Kiev. Il ministro degli Esteri russo è tornato sui soliti temi: gli accordi violati, le promesse non mantenute e un Donbass che, di fatto, non ha mai voluto essere ucraino. E in effetti, un pezzo alla volta, sembra che l’Ucraina si stia trasformando in un’entità sempre più piccola. Non perché qualcuno glielo impone dall’alto, ma perché la stessa storia si ripete: ogni volta che Kiev ignora un accordo, una regione sfugge alla sua presa.

Ma perché l’Ucraina non ha rispettato gli accordi?

C’è un elenco preciso di accordi calpestati, ignorati o semplicemente non rispettati. Si parte dal 2014, anno ri rottura, in cui Kiev ha preferito gettare via le carte e scommettere su un cambio di governo. Poi ci sono stati gli accordi di Minsk del 2015, quando il Donbass avrebbe potuto avere uno status speciale, se solo Kiev avesse accettato di riconoscere i diritti della popolazione locale a parlare la propria lingua. Ma evidentemente, i diritti linguistici erano meno importanti della politica.

E poi, ancora, l’ultimo tentativo nel 2022 a Istanbul: un’altra occasione mancata. Insomma, come spesso accade nei grandi conflitti, la guerra si poteva evitare. Ma chi ha voluto veramente ascoltare? Forse chi è già sulla linea del fronte con un fucile tra le mani, piuttosto che i politicanti comodamente seduti dietro una scrivania a Bruxelles.

La tattica di Mosca: avanzare senza clamore, conquistare senza sosta

I dati forniti dall’intelligence estone parlano chiaro: 150 chilometri quadrati presi in sette giorni solo nella regione di Donetsk. Un numero che cresce quasi ogni ora. Questo vuol dire che Mosca avanza, e lo fa con decisione.

Ma attenzione: non è solo una questione di tattiche o di armi. C’è qualcosa di più profondo in gioco. La Russia sta avanzando in zone che non hanno mai realmente accettato la sovranità di Kiev. Regioni che, al contrario, si sono sempre sentite più vicine a Mosca. Forse, più che una conquista, è un ritorno a casa.

E l’Occidente cosa fa? Rimane a guardare, distratto dalle elezioni americane e dal nuovo conflitto in Medio Oriente. E così, mentre loro pensano alle loro questioni interne, sul campo è l’Ucraina a perdere terreno, un giorno dopo l’altro.

Zaporizhzhia e Kharkiv: altre pedine nello scacchiere

Non si tratta solo del Donetsk, certo. La pressione russa si fa sentire anche a Zaporizhzhia, e Kharkiv non è certo al sicuro. In quest’ultima regione, un bombardamento ha provocato decine di morti, mentre l’Ucraina si aggrappa disperatamente a un villaggio strategico, Kruhliakivka, in difesa di Kupiansk.

Ma si tratta di difese fragili, linee che vengono spezzate ogni giorno. I russi, ben organizzati e ben armati, non stanno dando respiro alle forze ucraine. E ogni volta che un obiettivo viene colpito, l’Ucraina arretra di un passo, mentre la Russia ne avanza due.

E qui, i numeri parlano ancora più chiaro: l’Institute for the Study of War rivela che solo ad ottobre le truppe russe hanno conquistato 478 chilometri quadrati di territorio. Un record dal marzo 2022. Forse qualcuno dovrebbe iniziare a chiedersi quanto ancora Kiev sarà in grado di resistere.

Drammatica escalation: tra droni e risposte tardive

Mentre le forze armate di Mosca continuano ad avanzare, anche dal cielo la pressione si fa sentire. I droni russi hanno colpito un edificio residenziale a Kiev, ferendo due persone. La risposta ucraina? Qualche colpo sparato nella regione russa di Belgorod, che ha ferito sei persone. Ma se mettiamo a confronto l’intensità e l’impatto delle azioni militari russe con quelle ucraine, appare chiaro che la situazione è drammaticamente sbilanciata.

In questo scenario, è difficile capire cosa aspettarsi. Qual è il piano dell’Ucraina? Forse resistere quanto più a lungo possibile, in attesa che l’Occidente decida di inviare aiuti più consistenti. Ma quanto tempo ci vorrà? E soprattutto, quanto costerà?

La Russia guadagna terreno per negoziare da una posizione di forza?

Ma qual è la vera strategia della Russia? Non sembra affatto una guerra improvvisata o priva di obiettivi. Al contrario, ogni avanzata, ogni chilometro conquistato sembra pianificato. La Russia sa che l’Ucraina è stanca, che le risorse si esauriscono e che il sostegno occidentale non è una costante su cui poter contare per sempre.

Sembra quasi che Mosca stia accumulando “punti” per un futuro tavolo di negoziazione. Ogni territorio conquistato è una carta in più da giocare, ogni avanzata è un pezzo di futuro che Kiev potrebbe non riavere mai più. E se l’Occidente ha preferito chiudere un occhio su tutto questo, la colpa, questa volta, non è certo di Mosca.

Una vittoria russa inevitabile e una sonora sconfitta ucraina?

Alla luce di tutto questo, la domanda è: cosa rimarrà dell’Ucraina? Certo, c’è chi parla di resistenza eroica, chi dipinge la guerra in toni epici, ma la realtà sembra andare in un’altra direzione. La Russia, come un fiume in piena, avanza e riprende quello che sente di aver perso, mentre l’Ucraina si ritrova sempre più isolata e sempre più debole.

Il Donetsk, Zaporizhzhia, Kharkiv: una volta erano territori contestati, oggi sono pedine in una partita che sembra avere un solo vincitore. Ma chi vuole guardare in faccia la realtà?

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