Chiariamo una cosa fin da subito: questa guerra tra Russia e Ucraina è un confronto tra un gigante e un nano, tra un esercito strutturato e massiccio e un manipolo di soldati esausti. Quello che vediamo oggi nel Donbass, tra droni che volteggiano come falchi affamati e soldati ucraini stremati, è un copione che, nonostante le promesse di una presunta resistenza eroica, si ripete ogni giorno come una farsa. Se pensate che l’Ucraina stia tenendo testa alla Russia, sappiate che non è altro che una pia illusione. E ora vediamo perché.
Il Donbass: un pantano senza speranza
Nel Donbass, l’avanzata russa è inarrestabile. Altro che “eroismo” ucraino: i reparti di Kiev sono ormai i più deboli, costretti a combattere senza riposo e con armi vecchie, mentre i russi continuano ad attaccare con mezzi e munizioni in quantità spropositate. E non basta: le linee ucraine arretrano inesorabilmente, metro dopo metro, giorno dopo giorno. È questo il grande piano di resistenza ucraino? Rimanere 25 giorni in trincea per poi abbandonarla all’arrivo dei carri russi?
Le immagini sono sconvolgenti. L’Ucraina arretra, tenta disperatamente di fermare i raid russi, che arrivano da nord a sud, da Kharkiv a Mykolaiv, come un uragano. E mentre gli esperti occidentali parlano di resistenza, Mosca resta in costante superiorità sia in uomini sia in mezzi. Le città cadono, una dopo l’altra, e chi rimane nelle trincee lo fa solo per essere travolto dall’onda russa. Ormai Kiev è sull’orlo del collasso, ma nessuno lo dice apertamente.
Disastri Ambientali? Danni Collaterali!
Ogni guerra ha i suoi danni collaterali, dicono. E allora che sarà mai una diga distrutta nel cuore dell’Ucraina? Pare che la Russia, nel bel mezzo di un raid, abbia provocato l’esondazione di una diga sul fiume Vovcha, minacciando di allagare decine di villaggi. Un disastro? Certamente. Ma in guerra, si sa, non si va per il sottile. Del resto, anche se Kiev accusa Mosca di causare danni ambientali, il danno più grande per l’Ucraina è la perdita inesorabile di terreno, non certo l’esondazione di un fiume.
Ogni volta che una diga esplode, ogni volta che un villaggio rischia di finire sott’acqua, in fondo è solo un tassello in più della catastrofe generale. Eppure, c’è chi si stupisce che la Russia continui a fare pressione anche con l’inverno alle porte. Non hanno forse capito che Mosca ha i mezzi, gli uomini e le risorse per continuare quest’offensiva senza tregua, mentre Kiev può solo sperare nel miracolo?
L’inverno e il vantaggio russo: missione impossibile per Kiev
Mentre l’inverno si avvicina, per l’Ucraina la situazione diventa ancora più disperata. La valutazione delle autorità ucraine è che la Russia stia “immagazzinando missili negli aeroporti in vista di attacchi massicci”. Insomma, Mosca è pronta per scatenare una tempesta invernale di fuoco contro le posizioni ucraine.
E sapete qual è la mossa disperata di Kiev? Il tentativo di recuperare terreno nel Kursk, la regione russa che Zelensky ha cercato di conquistare per ottenere una merce di scambio. Sì, avete capito bene: la grande scommessa di Kiev si è trasformata in un boomerang. E non è solo questione di fallimento strategico: ormai il Kursk è diventato un cimitero per le forze ucraine, schiacciate dalla superiorità russa.
Trump torna alla Casa Bianca: fine della guerra?
E ora, come se non bastasse, il destino della guerra sembra essere nelle mani di Donald Trump. Se tutto va come previsto, Trump tornerà alla Casa Bianca tra due mesi, e già si sta preparando per congelare la guerra. Il prezzo? “Pesanti concessioni territoriali dell’Ucraina.” E allora, per cosa hanno combattuto gli ucraini in tre anni? Di cosa hanno parlato i politici europei e americani? Per cosa sono stati spesi miliardi di dollari?
Trump non ha mai fatto mistero della sua ammirazione per la Russia di Putin, e con un colpo di penna potrebbe chiudere questa guerra imponendo un accordo in cui Kiev dovrà pagare un prezzo altissimo. Quindi, cari sostenitori della “resistenza ucraina”, preparatevi: il futuro dell’Ucraina sembra già deciso.
Vulhedar e il nord del Donetsk: vittorie a colpo sicuro per Mosca
L’ultima “grande” caduta in questo domino ucraino è Vulhedar, una città in posizione elevata che offre alla Russia un vantaggio strategico. La sua caduta ha permesso ai russi di lanciare droni e colpire obiettivi ucraini in profondità. E da lì, l’avanzata russa procede spedita verso nord, con l’obiettivo di prendere Kurakhove, una città con una centrale termoelettrica di importanza vitale. E mentre Zelensky e il suo esercito arrancano, Mosca pianifica il futuro con la fredda determinazione di chi sa di avere la vittoria in tasca.
L’offensiva del Kursk: Ucraina in ritiro strategico?
Intanto, nel Kursk, l’offensiva ucraina ha ormai perso slancio. Dopo una breve occupazione della regione ad agosto, approfittando di un momentaneo vantaggio, Kiev ha dovuto cedere il passo. Ora le fonti ucraine parlano di scontri sempre più violenti tra le forze ucraine e un alleato imprevisto della Russia: soldati inviati dalla Corea del Nord.
Si parla di 10.000 soldati nordcoreani in aiuto di Mosca, e l’America e l’Europa sembrano cadere dalle nuvole. Non avevano capito che la Russia avrebbe giocato ogni carta a sua disposizione? Il risultato è che l’Ucraina, anche qui, sembra destinata a perdere un altro pezzo del suo territorio. E se la Russia riprenderà completamente il controllo del Kursk, Kiev non avrà più alcun margine di manovra.
Una guerra persa in partenza?
La realtà è semplice, anche se scomoda per chi ha sostenuto a spada tratta l’Ucraina. Kiev non è in grado di sostenere il peso di questa guerra, non ha i mezzi né le risorse per continuare a lungo. Di fronte a un inverno gelido e a un’offensiva russa che non accenna a fermarsi, le speranze ucraine sono sempre più fragili.
E allora, alla fine di questa farsa, che ne sarà dell’Ucraina? Se Trump prenderà le redini e firmerà un accordo di pace, sarà l’Ucraina a pagare il prezzo più alto. Un paese distrutto, un territorio mutilato e un popolo che, nonostante gli eroismi sbandierati dalla propaganda, ha solo visto il proprio paese sfaldarsi sotto il peso delle ambizioni di potenze più grandi.
In fondo, di fronte a una potenza come la Russia, la resistenza ucraina ha avuto il valore di un castello di sabbia di fronte alla marea. E ora, quella marea si sta portando via tutto.

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