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Il suicidio dell’Europa tra dazi e fascisti

Ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere. La solita farsa europea, il solito teatrino delle marionette. “In che mani siamo!”, si potrebbe dire con un sospiro rassegnato. O forse sarebbe meglio levare gli occhi al cielo e supplicare: “Signore, salvaci!”. Ma tant’è, non ci resta che commentare lo spettacolo tragicomico dell’Unione Europea che, con il consueto zelo autolesionista, si prepara all’ennesima mazzata. Perché se c’è una costante in questa tragicommedia “bruxellese”, è la capacità straordinaria di infliggersi danni da sola. Altro che eroi o banditi, qui siamo in pieno regno degli imbecilli, come diceva Carlo Cipolla.

E allora guardiamo lo show. Gli Stati Uniti minacciano dazi sulle merci europee. E la UE, con la sua faccia di bronzo, esclama scandalizzata: “Ma come! Noi che abbiamo fatto tutto quello che ci avete chiesto!”. Sì, perché per accontentare Washington, Bruxelles si è letteralmente svenata. Ha versato miliardi nelle casse di un ex comico ucraino (come se finanziare l’armamentario bellico fosse un’abitudine da buoni cristiani), ha rinunciato al gas russo a basso costo per comprare quello americano, dieci volte più caro, e ha persino fatto finta di niente quando qualcuno – chissà chi… – ha pensato bene di far saltare il gasdotto che garantiva energia alle nostre industrie.

Ma non finisce qui! L’Europa, sempre ligia agli ordini del padrone, ha persino adottato tutte le fesserie woke rifilate dall’altra sponda dell’Atlantico. Perché complicarsi la vita con pronunce neutre, bagni gender e lotte climatiche senza senso era proprio ciò che serviva per dare il colpo di grazia all’industria. E poi l’automotive, il nostro fiore all’occhiello? Annientato dalle follie elettriche imposte dagli stessi che oggi ci vogliono soffocare con i dazi. Risultato? Un buco nero nell’economia tedesca. E addio locomotiva d’Europa.

Ma non è finita! Ora, per salvare il salvabile, l’UE si deve persino aggrappare alla “fascista” Giorgia Meloni. Già, quella stessa Meloni che fino a ieri Bruxelles trattava come una paria, quella che nei telegiornali europei è sempre “di estrema destra”, mentre la sinistra, ovviamente, non è mai estrema. Ma ora la UE la guarda con speranza, perché? Perché piace a Trump. Perché, in fondo, tra una stretta di mano e un sorriso, magari potrebbe convincerlo a non chiuderci in gabbia con i dazi.

Ah, l’Europa! Un continente che un tempo dominava il mondo e che oggi si riduce a sperare nella clemenza dell’ex tycoon americano. E pensare che abbiamo le basi militari americane ovunque, che abbiamo detto “sissignore” alla Nato su tutto, che abbiamo pure sopportato che qualcuno – chissà chi… – facesse saltare in aria il nostro gasdotto. Eppure eccoci qui, col cappello in mano, mentre Washington si prepara all’ennesima lezione di geopolitica: se non vi piegate, vi spezziamo con i dazi.

E allora non vogliamo credere al “complotto”. Non vogliamo credere che la guerra in Ucraina sia servita solo a ricacciare la Russia in Asia, a ripristinare una bella guerra fredda (che agli americani ha sempre fruttato affari d’oro), a ridimensionare un’Europa che rischiava di diventare troppo forte economicamente. No, no, non ci crediamo… Eppure, strano eh, lo sfacelo è iniziato proprio con l’accoppiata Obama-Biden. E gli americani lo hanno capito bene: l’hanno vomitata via, quella coppia di geni della diplomazia. Adesso c’è Trump che gioca la sua partita, e il primo obiettivo è – ovviamente – fare gli interessi degli americani.

I dazi sono solo una minaccia? Forse. Magari un modo per far rinsavire la UE e costringerla a darsi una regolata. E in fondo, sarebbe pure una fortuna: perché se per Bruxelles l’unico modo per tornare a pensare con la propria testa è prendere una sberla in faccia da Washington, allora che ben venga. Intanto, la partita è aperta. E noi, come sempre, siamo in panchina a guardare. Con il solito ghigno amaro sulle labbra.

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Pubblicato inGeopolitica

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