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Monsignor Schneider: la Chiesa non può continuare nella confusione

Nel corso di un’intervista esclusiva concessa al portale Per Mariam, monsignor Athanasius Schneider ha tracciato un quadro lucido e severo della condizione attuale della Chiesa cattolica. Il vescovo ausiliare di Astana ha toccato tre nodi centrali: la crisi di fede e di dottrina, la questione Lgbt+ e il cammino sinodale verso il 2028.

La confusione della fede

Secondo Schneider, oggi la Chiesa è immersa in “un’indubbia confusione di fede, di morale e di liturgia”. Il presule invita il Papa a un atto magisteriale solenne che riaffermi la verità cattolica e restituisca chiarezza a un popolo disorientato. Come esempio cita il “Credo del Popolo di Dio” di Paolo VI (1968), un testo che — afferma — “seppe riportare ordine e sicurezza nella fede”.

Schneider sostiene che la mancanza di chiarezza dottrinale non è un dettaglio, ma un tradimento della missione stessa della Chiesa. “Se Cristo è la Verità — dice —, la Chiesa non può permettersi di navigare tra le nebbie. Deve parlare con voce chiara, come sempre ha fatto nei secoli”.
Per il vescovo, anche la liturgia ha bisogno di essere purificata dalle derive moderne: “Quando la liturgia perde il senso del sacro, si svuota la fede”.

Accogliere non significa giustificare

Sulla questione dell’accoglienza delle persone Lgbt+, Schneider adotta una posizione ferma ma non priva di discernimento. “Dio accoglie tutti, ma non conferma nessuno nel peccato”, sottolinea.
Commentando il controverso documento Fiducia Supplicans, il vescovo parla di “un gioco di parole ambiguo”, che finisce per legittimare, di fatto, un’unione contraria alla legge di Dio. “Non si può benedire ciò che Dio non può benedire”, dichiara con decisione.

Il presule distingue tra accogliere la persona e approvarne il comportamento: “Ogni peccatore è benvenuto, ma deve essere aiutato a cambiare vita. L’amore vero non è complicità, ma verità che salva”.
Secondo Schneider, la misericordia autentica non è tolleranza morale, bensì invito alla conversione. “La Chiesa deve dire: siete i benvenuti, ma riflettete seriamente su ciò che state facendo”.

Il “cammino sinodale” e il rischio dello smarrimento

Riguardo al percorso sinodale in atto, Schneider riconosce che il termine “sinodo” significa “camminare insieme”, ma precisa che non basta camminare: “Bisogna sapere verso dove si va”.
Il pericolo, secondo lui, è che il sinodo si trasformi in un processo orizzontale, dove la verità viene decisa per maggioranza. “Il cammino della Chiesa — avverte — non è un Parlamento, ma una sequela. Si cammina insieme solo se si segue Cristo”.

Per il vescovo kazako, il prossimo sinodo del 2028 potrebbe essere l’occasione per riaffermare la liturgia come primo strumento di evangelizzazione: “Lì dove la liturgia è viva e fedele alla tradizione, la fede rifiorisce”.
Schneider esorta la Chiesa a ritrovare la propria identità, a tornare a ciò che è sempre stata: “sacramento della verità in mezzo a un mondo di menzogna”.

Una voce che invita alla chiarezza

L’intervista si conclude con un monito: la confusione non è segno di misericordia, ma di debolezza.
La Chiesa deve essere madre, non matrigna. Deve dire la verità, anche quando costa”, ammonisce Schneider.
Il suo messaggio è chiaro: in tempi di relativismo e ambiguità, solo la fedeltà alla tradizione può salvare la Chiesa dal collasso spirituale.

In un’epoca in cui molti invocano adattamenti e aperture, le parole di Schneider suonano come una chiamata alla fermezza, alla bellezza della verità, alla coerenza tra fede professata e fede vissuta.

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Pubblicato inReligione

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