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Kaliningrad, l’ultima linea rossa di Mosca

Mosca avverte la NATO: se qualcuno tenterà di isolare l’exclave russa, il Cremlino è pronto a utilizzare «l’intero arsenale» disponibile. Bruxelles replica accusando la Russia di retorica irresponsabile. Dietro lo scambio di parole c’è però una questione molto concreta: Kaliningrad è uno dei luoghi nei quali un incidente potrebbe trasformare rapidamente la guerra delle minacce in qualcosa di assai più pericoloso.

Mosca mette le carte sul tavolo

La tensione fra Russia e NATO torna a concentrarsi su una piccola striscia di territorio affacciata sul Baltico. È Kaliningrad, territorio russo separato geograficamente dalla Federazione e stretto fra Polonia e Lituania, entrambi Paesi dell’Alleanza Atlantica.

Il 29 settembre Mosca ha confermato di aver trasmesso alla NATO un non-paper, cioè un documento diplomatico informale. L’ambasciata russa in Belgio sostiene che alcune dichiarazioni e attività militari occidentali relative a Kaliningrad rischino di aumentare sensibilmente la possibilità di uno scontro armato diretto. La frase destinata a far discutere è quella successiva: la Russia afferma di possedere i mezzi per respingere un’eventuale aggressione e di essere pronta a utilizzare «l’intero arsenale» qualora Paesi NATO tentassero di isolare Kaliningrad dal resto della Federazione.

Parole pesantissime. Ma conviene essere precisi: Mosca non ha detto, in quella formulazione, che ricorrerebbe automaticamente all’arma nucleare. Ha parlato dell’intero arsenale disponibile. È stata la NATO, nella propria risposta, a richiamare espressamente il pericolo di una «retorica nucleare irresponsabile».

La NATO risponde: «Siamo pronti»

La portavoce dell’Alleanza Allison Hart ha confermato sia la ricezione del documento russo sia l’invio di una risposta.

La posizione di Bruxelles è quella consueta: la NATO si definisce un’alleanza difensiva e sostiene che le proprie esercitazioni non costituiscano una minaccia per il territorio russo. Hart ha inoltre affermato che l’Alleanza dispone dei mezzi per difendere «ogni centimetro» del territorio dei Paesi membri. Ha poi definito il ricorso russo alle tattiche ibride un «segno di disperazione», ribadendo che il sostegno occidentale all’Ucraina continuerà.

E qui si entra nel solito cortocircuito strategico. Mosca considera minacciosa l’attività NATO ai propri confini; la NATO considera minacciosa la risposta militare russa. Ciascuno sostiene di agire in difesa e attribuisce all’altro l’escalation.

Il problema è che, quando due potenze dotate di arsenali nucleari continuano ad alzare il livello delle minacce, stabilire chi abbia pronunciato per primo la frase più aggressiva diventa una consolazione piuttosto modesta.

Perché Kaliningrad è così importante

Kaliningrad non è una provincia qualsiasi. È un avamposto militare russo nel cuore del Baltico e si trova vicino al cosiddetto corridoio di Suwałki, la fascia di territorio fra Polonia e Lituania che collega via terra i Paesi baltici al resto della NATO.

In un eventuale conflitto aperto tra Russia e Alleanza Atlantica, quest’area assumerebbe quindi un’importanza strategica enorme. Ed è precisamente per questo che esercitazioni, ipotesi di blocco e dichiarazioni sulla possibilità di neutralizzare l’exclave vengono osservate da Mosca con particolare attenzione.

Il non-paper russo serve soprattutto a fissare una linea rossa: Kaliningrad viene considerata territorio nazionale russo e un tentativo di isolarla militarmente riceverebbe una risposta.

Lavrov alza ancora il tono

Nelle stesse ore il ministro degli Esteri Serghei Lavrov, intervenendo a margine del Valdai International Discussion Club, ha spinto il ragionamento oltre. Secondo il capo della diplomazia russa, l’Europa starebbe già conducendo una guerra contro Mosca attraverso le armi fornite all’Ucraina.

Lavrov sostiene che missili e droni occidentali consegnati a Kiev vengano utilizzati contro obiettivi russi e che, di conseguenza, per il Cremlino il coinvolgimento europeo abbia ormai superato il semplice sostegno politico o economico. Si tratta della posizione russa, non di un fatto accettato dalla NATO, che considera invece il proprio aiuto a Kiev sostegno all’autodifesa ucraina.

È proprio questa differenza di interpretazione a rendere il quadro pericoloso: ciò che per una parte è assistenza militare, per l’altra è partecipazione alla guerra.

Il Tu-95 precipita nell’Estremo Oriente

Ad agitare ulteriormente le acque, a Mosca è arrivata la notizia della caduta di un Tupolev Tu-95, bombardiere strategico russo capace di trasportare armamento nucleare.

L’aereo stava svolgendo un volo di addestramento nella regione dell’Amur, nell’Estremo Oriente russo, quando è precipitato in una zona disabitata. Il ministero della Difesa russo ha comunicato la morte di sei dei sette membri dell’equipaggio; il superstite è stato ricoverato. Il velivolo, secondo le autorità russe, non trasportava armi. Una commissione militare sta indagando sulle cause dell’incidente.

Il Tu-95 è uno dei simboli della potenza strategica russa: entrato in servizio durante la Guerra fredda, è stato ripetutamente modernizzato ed è tuttora impiegato come piattaforma per il lancio di missili da crociera.

Il Baltico diventa una polveriera

L’incidente aereo e lo scontro diplomatico su Kaliningrad non risultano collegati. Ma finiscono nello stesso quadro: quello di un continente nel quale la distanza politica e militare fra Russia e NATO continua a ridursi pericolosamente.

La questione decisiva non è stabilire chi sappia pronunciare la minaccia più impressionante. È evitare che alle parole seguano azioni difficili da fermare.

Perché Kaliningrad non è soltanto un punto sulla carta geografica. È uno dei luoghi dove Russia e NATO si guardano praticamente negli occhi. E quando esercitazioni, missili, basi militari e dichiarazioni sull’«intero arsenale» finiscono tutti nello stesso fazzoletto di Europa, il margine per un errore di calcolo diventa terribilmente piccolo.

In una situazione simile, la prudenza non è debolezza. È semplicemente la consapevolezza che, fra potenze nucleari, una guerra cominciata per errore potrebbe non concedere a nessuno il lusso di correggerlo.

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Pubblicato inGeopolitica

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