Avanti popolo, che la Russia cade! Ce lo hanno detto nel 2022, nel 2023, nel 2024, e ce lo ripetono oggi. I titoloni sui giornali occidentali erano tutti uguali: “Le sanzioni affosseranno l’economia russa!”, “Putin senza soldi, la Russia al collasso!”, “Il Cremlino costretto a cedere!”. Ma oggi, a distanza di tre anni dall’inizio del conflitto, Mosca non solo non si è piegata, ma se la ride sotto i baffi mentre in Occidente qualcuno ancora cerca di capire come sia possibile.
Le profezie sbagliate degli esperti occidentali
Ricordate l’entusiasmo con cui Mario Draghi, Ursula von der Leyen e tanti altri leader euroatlantici ci raccontavano che la Russia sarebbe crollata sotto il peso delle sanzioni? “È una questione di settimane”, dicevano. “Non reggeranno”, ripetevano sicuri. E invece, sorpresa delle sorprese, la Federazione Russa ha dimostrato una resilienza economica che nessuno si aspettava. Tranne forse il Cremlino.
La realtà è che l’economia russa, pur con tutti i suoi problemi, continua a funzionare. Certo, l’inflazione è alta, il rublo traballa, ma il PIL cresce, la disoccupazione è ai minimi storici e la produzione industriale è esplosa. La macchina bellica non si è fermata, anzi, produce come mai prima d’ora. Sorpresi? Forse bisognava ascoltare meno gli “esperti” occidentali e guardare un po’ di più i numeri reali.
Le sanzioni: un boomerang per l’Europa
Le sanzioni dovevano strangolare l’economia russa. Ma alla fine chi sta pagando il prezzo più alto? Gli europei, che ora devono trovare gas e petrolio a prezzi maggiorati, mentre Mosca ha trovato nuovi mercati in Cina, India e Medio Oriente. Il petrolio russo scorre a fiumi e il Cremlino continua a riempire le casse. Intanto, in Europa, imprese chiuse, recessione in agguato e famiglie che si scaldano con le coperte perché il gas costa troppo.
E non parliamo dell’industria militare: mentre la Russia sforna carri armati e missili come se non ci fosse un domani, i magazzini della NATO si stanno svuotando. Zelensky chiede più armi, gli europei si grattano la testa. Chi si è davvero messo nei guai?
La Russia resiste, l’Occidente annaspa
Doveva essere un’economia di guerra fragile, incapace di sostenere il conflitto a lungo. E invece, secondo lo studio del RUSI, la Russia ha trovato il modo di far funzionare il sistema. Certo, ci sono problemi: la carenza di manodopera è un tema serio, il costo del denaro è alto e la pressione fiscale aumenta. Ma, a dispetto delle previsioni catastrofiste, Mosca non crolla. Anzi, cresce. Nel 2023 il PIL è salito del 3,6%, nel 2024 ancora di più. Altro che disfatta.
E mentre la Russia continua la sua corsa, gli Stati Uniti stampano dollari come se non ci fosse un domani e l’Europa si scopre debole e vulnerabile. Ma tranquilli, ci dicono che “le sanzioni stanno funzionando”. Certo, come no.
Un’altra lezione persa
Questa guerra economica doveva essere il colpo di grazia per Putin. Invece si sta rivelando un boomerang. L’Occidente ha sottovalutato la capacità di adattamento della Russia, la sua tenuta sociale, il suo sistema economico. E ora si ritrova con un pugno di mosche, mentre Mosca avanza.
Forse è il caso di smetterla con la propaganda e iniziare a guardare la realtà. Ma tanto, tranquilli: il prossimo anno ci diranno di nuovo che la Russia sta per crollare. E noi, puntuali, rideremo ancora.

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