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Come avevo previsto in un post di qualche giorno fa la Corte Costituzionale ha tradito la democrazia, la Repubblica e il Paese ribadendo un obbligo vaccinale per le professioni sanitarie pur in presenza di evidenze ormai non più contestabili sulla inutilità del vaccino che – questo è ormai ufficiale e dichiarato dagli stessi produttori in sedi come il parlamento europeo nonché aggiunto nei bugiardini – non serve comunque a impedire il contagio e dunque toglie a questi sieri ogni fasulla eticità. Da mesi se non addirittura da un anno tutto questo è fin troppo chiaro: la difesa in extremis degli stessi produttori dei vaccini anti covid che le dosi, moltiplicatesi via via proprio la scarsa efficacia, servirebbero a rendere meno grave la malattia è un clamoroso falso, ma in ogni caso riguarda esclusivamente la persona che si fa pungere, non la difesa di altri, visto che i vaccinati sono addirittura i maggiori diffusori di covid. Dunque, anche lasciando perdere la pericolosità di tali preparati ci troviamo di fronte a una sentenza che viola principalmente il principio di realtà e si colloca come sentenza politica nel senso più basso e più miserabile del termine.

Schopenhauer nella sua polemica con Hegel e l’hegelismo disse che la filosofia sarebbe stata uccisa dai professori di filosofia che altro non erano che impiegati statali e dunque sempre e comunque al servizio del potere. Poteva parere un giudizio astioso e ingeneroso, ma un secolo e mezzo dopo dobbiamo constatare che aveva perfettamente ragione, non solo la filosofia è in coma profondo, ma di fatto non abbiamo che rarissimi esempi di “professori” che abbiano avuto il coraggio di non stare nel coro e di non considerarsi semplici travet di concetto, abbiamo invece numerosi esempi di riposizionamento rispetto al nazismo e fascismo da parte di illustri filosofi nonché pastori dell’essere. Non è certo un caso se in Italia una pur timida ed esile opposizione o meglio una non prosternazione al fascismo venne solo da Benedetto Croce che, come è noto, non faceva parte del circuito accademico o se la più intelligente e libera discussione intorno al marxismo dagli anni ’80 in poi è venuta da un professore di liceo tenuto ben lontano dalle aule universitarie, ovvero Costanzo Preve. La stessa cosa potremmo dire della magistratura anch’essa fatalmente rientrata, alla faccia di Montesquieu, negli ambiti del pubblico impiego: e non bastano toghe o ermellini, medaglioni o anche spesso una narcisistica visione di sé per evitare la sgradevole sensazione che l’indipendenza della magistratura sia soltanto una favola. Carriere, prebende, potere, compromessi anche senza sfociare nella corruzione, favoriscono un atteggiamento gregario rispetto a una politica che ormai è essa stessa subalterna a un potere sostanzialmente privatizzato. Senza poi dire che anche in questo campo assistiamo alle solite porte girevoli, per cui molti personaggi passano dalle cariche della giurisdizione a quella della politica o addirittura dell’esecutivo. Per questo la Consulta ha ignorato ogni realtà e ogni verità seguendo pedissequamente gli ordini della politica, anche se questo significa il definitivo scasso delle istituzioni e della distinzione dei poteri che è essenziale per la democrazia. E in futuro una macchia indelebile su questa istituzione, quando saranno chiarite le questioni intorno alla più grande truffa sanitaria di tutti i tempi.

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Volendo potremmo chiamarla Corte anticostituzionale, perché i suoi membri vengono nominati per un terzo dal presidente della Repubblica che ormai da un quindicennio  ha cessato di essere una carica superpartes e di esercitare una funzione istituzionale di riferimento per tutti , per un terzo da un Parlamento che ormai non esiste più come interlocutore dell’esecutivo, ma solo come elemento coreografico di una democrazia di facciata e per un terzo dalle  magistrature ordinarie e amministrative, la cui reale indipendenza viene illustrata dal caso Palamara. In ogni caso si tratta di un meccanismo costituzionale che più di altri sembra vicino allo Statuto Albertino e ne condivide il destino: ovvero l’irrilevanza a cui giunse quella magna charta del Paese. Insomma, i membri di questa suprema assise sono più che una Corte, un insieme di cortigiani.

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