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Il gruppo Wagner, la compagnia di contractors guidata da Evgheny Prigozhin, ha assunto nel corso dell’invasione russa dell’Ucraina un ruolo militare e politico estremamente rilevante. Se questo è vero soprattutto a partire dall’aggressione del 2022, è però altrettanto vero che le attività di Wagner nel teatro ucraino non possono essere circoscritte esclusivamente alla cosiddetta “operazione militare speciale”.

Le prime operazioni della Wagner in Crimea

La compagnia dello “chef di Vladimir Putin” – il soprannome con cui spesso viene definito Prigozhin – ha iniziato a operare in Ucraina già dal 2014, e cioè nelle missioni per annettere la Crimea alla Russia e in quella guerra oscura e a bassa intensità che si è combattuta in Donbass fino all’inizio dell’attuale invasione.

Secondo le informazioni ottenute dal Center for Strategic and International Studies, soltanto nel 2015 il gruppo Wagner aveva in territorio ucraino tra i 2500 e 5000 combattenti, suddivisi tra aree del Donbass e Crimea. Nella penisola, come spiegano diverse inchieste e analisi, il ruolo dei contractors di Prigozhin e Dmitriy Valeryevich Utkin è stato essenziale per fornire una linea di collegamento continuo sul campo tra gli uomini delle forze russe di stanza a Sebastopoli, Simferopoli e nelle basi della Crimea e per colpire e disarmare l’esercito ucraino. Molti di essi probabilmente facevano parte anche degli “omini verdi”, ovvero gli uomini in mimetica – ma senza alcun contrassegno ufficiale – apparsi in Crimea durante le fasi dell’annessione e che Mosca usava per non apparire ufficialmente coinvolta nell’occupazione della penisola (cosa che ha dovuto poi confermare successivamente).

Gli “omini verdi” nella base militare di Balaklava in Crimea nel marzo 20214 (Foto: EPA/ANTON PEDKO)

I mercenari russi dalla Crimea al Donbass

Dopo questo primo utilizzo della Wagner nello scenario del Mar Nero, alcuni reparti della compagnia di mercenari furono inviati in Donbass, dove il conflitto tra forze ucraine – esercito e gruppi paramilitari – e forze filorusse iniziava a essere sempre più feroce. Anche in questo caso, il loro è stato un utilizzo su diverse direttrici. I contractors della Wagner, infatti, essendo in gran parte uomini che avevano fatto parte delle forze armate russe, sapevano essere il ponte perfetto tra le milizie locali di Donetsk e Lugansk e i comandi di Mosca, oltre a rappresentare uomini specializzati per operazioni chirurgiche, raid, intelligence e per supportare i ribelli in diversi teatri dove era fondamentale ricevere un aiuto più avanzato e con tecniche e equipaggiamenti ben diversi da quelle delle forze “popolari”.

Secondo i servizi segreti ucraini dello Sbu è possibile che la Wagner sia stata coinvolta nell’abbattimento di un aereo da trasporto di soldati di Kiev. Per alcuni, gli uomini di Prigozhin furono impiegati anche nella battaglia di Debaltseve, tra gennaio e febbraio del 2015: scontro che si concluse con una vittoria delle milizie separatiste contro le unità di Kiev.

Stop alle battaglie e guerra ibrida: la Wagner strumento politico

A detta del Csis, l’attività della Wagner si è sostanzialmente interrotta, a livello tattico nel 2015. Questo può essere dovuto ad almeno due motivi. Da un lato, il conflitto in Donbass si era ormai congelato. Dall’altro lato, osservando anche le cronache degli anni successivi, gli interessi della Wagner, e dunque anche di Mosca, si erano ormai rivolti altrove, chiedendo un’intensificazione dell’impegno in Siria, in Libia e nell’Africa centrale. Oltre a questo, c’è poi da ricordare il dato dell’identificazione ormai netta tra le attività dei mercenari russi e le volontà del Cremlino: elemento che di fatto rendeva sempre più difficile continuare a negare la responsabilità di Putin per quanto realizzato da Prigozhin in Ucraina. In tutto questo, le inchieste occidentali e di Kiev hanno in larga parte ridefinito il ruolo della Wagner, per gli anni successivi, come quello di raccordo con Mosca e di forze sostanzialmente “speciali” impiegate per mantenere intatto il controllo e il predominio della linea russa rispetto a quella dei separatisti e dei comandante meno aderenti ai desiderata del Cremlino.

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In generale, quindi, si può dire che la Wagner opera in Ucraina da circa otto anni, facendo anche comprendere il motivo per cui, oltre ai soldi e all’addestramento, i mercenari al soldo di Putin sono spesso stati decisivi nelle battaglie del fronte del Donbass. In questi anni, infatti, migliaia di contractors sono stati impiegati nell’area orientale dell’Ucraina per combattere insieme alle milizie filorusse. E questo ha certamente apportato un sensibile vantaggio tattico ai mercenari Wagner rispetto a militari che non avevano mai visto il territorio ucraino.

Il checkpoint di nell’area di Donetsk il 29 December 2019. (Foto: EPA/VALERI KVIT)

L’invasione del 2022 cambia tutto

Con l’invasione del 2022, le cose sono diventate ancora più complesse. Secondo diverse analisi e come affermato dai servizi ucraini e occidentali, la Wagner sarebbe stata per prima assoldata come compagnia di “specialisti” per compiere lavori di importanza capitale ma ad alto rischio. Uno su tutti, quella che avrebbe dovuto portare all’omicidio o quantomeno alla cattura del presidente ucraino Volodymyr Zelensky durante i primissimi giorni della cosiddetta “operazione militare speciale”. La missione, come dimostrato poi dai fatti, è fallita.

Inoltre, spiegava il Times, già un mese prima dell’annuncio di Putin, migliaia di uomini della Wagner erano arrivati in Ucraina orientale, nelle aree del Donbass dove già avevano operato precedentemente, per studiare i piani per l’attacco. “Un mese prima, a dicembre, avevamo iniziato a vedere su diversi canali che il gruppo Wagner stava reclutando di nuovo. Allora, nessuno sapeva davvero a cosa servissero i reclutamenti, ma poi è arrivata l’invasione”, ha raccontato a France 24 Karen Philippa Larsen, ricercatrice del Danish Institute for International Studies e una dei massimi esperti riguardo la Wagner. E questo in qualche modo conferma l’utilizzo “specialistico” della compagnia di Prigozhin nella strategia iniziale di Putin per l’Ucraina.

Arruolamento in carcere e metodi brutali

Con lo stallo dell’operazione e il fallimento dell’”ipotesi A” di Putin, ovvero una guerra rapida per rovesciare Zelensky, i metodi e i piani di Wagner sono stati completamente stravolti. Da una parte, il gruppo di mercenari ha iniziato a essere impiegato per operazioni più violente e meno chirurgiche, dall’altro, i suoi metodi più cruenti – in parte anche frutto della guerra psicologica voluta da Mosca – si sono resi sempre più visibili fino a sfociare nelle testimonianze sulla presenza dei contractors nell’area di Bucha, divenuta nota per il massacro.

Nel frattempo, Prigozhin, probabilmente consapevole della possibilità di sfruttare lo stallo dell’avanzata russa a proprio vantaggio, ha iniziato a cambiare radicalmente il meccanismo di reclutamento. Quando appariva vicina la controffensiva ucraina e per aumentare il numero dei propri effettivi anche in termini di capacità di pesare nelle gerarchie dell’invasione, la Wagner ha iniziato a reclutare nuove leve dalle prigioni, promettendo la libertà in cambio dell’arruolamento e dei propri servizi lungo la linea del fronte.

Prigozhin da strumento a leader

Il cambiamento del meccanismo di reclutamento ha cambiato la percezione della compagnia Wagner di pari passo con l’ascesa della figura di Prigozhin quale leader politico oltre che militare. Come ha spiegato Larsen, l’arruolamento nelle prigioni ha rivoluzionato la composizione del gruppo portandolo a un numero molto più grande (circa 50mila uomini di cui 40mila ex detenuti), ma allo stesso tempo ha fortemente ridotto la qualità della compagnia, trasformandola in una sorta di grande armata privata meno efficace ma soprattutto meno compatta.

I mercenari non erano più ex militari che avevano deciso di guadagnare più soldi nella compagnia di sicurezza russa, ma migliaia di persone anche senza alcuna esperienza facenti parte di un gruppo che ora aveva decine di migliaia di combattenti da poter inviare su qualsiasi campo di battaglia, anche i più difficili, soprattutto perché questo imponeva un tributo di sangue più alto.

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prigozhin
Prigozhin durante la guerra in Ucraina

Le battaglie della Wagner e gli interessi dello “chef”

Questo ha permesso a Prigozhin di ottenere diversi risultati. In primis, gli ha consentito di elevare il proprio rango quale comandante di battaglie potenzialmente decisive. I suoi uomini sono stati mandati – spesso allo sbaraglio – a Popasna, Bakhmut, Soledar: scontri centrali nella strategia di Putin per la conquista del Donbass. In secondo luogo, l’inserimento della Wagner come protagonista di queste battaglia ha permesso a Prigozhin di mettere i proprio “boots on the ground” in territorio dove gli interessi dello “chef di Putin” sono molto radicati, basti pensare alle miniere di sale di Bakhmut, confermando quel metodo già usato in Africa con contratti per il proprio impero e uso dei suoi contractors. Infine, il sacrificio della Wagner e la lotta in prima linea del proprio fondatore e leader hanno rafforzato la leadership politica di Prigozhin, certificando la sua ascesa quale figura carismatica a capo dei più duri e feroci gruppi nazionalisti.

La parte più intransigente del mondo nazionalista russo, scontento della conduzione della guerra, si è così spostato a osservare le mosse di Prigozhin e ad ascoltare o leggere i suoi messaggi dal fronte, spesso aperte accuse nei confronti degli alti ranghi della Difesa.

Prigozhin e il suo ruolo politico

Tutto questo si è rivelato con sempre maggiore evidenza dopo l’estate del 2022, quando il capo della Wagner ha confermato pubblicamente per la prima volta di essere il fondatore e proprietario della compagnia privata di sicurezza. Un “segreto” che fino a quel momento era stato svelato solo dalle inchieste, ma mai dal diretto interessato.

Da quel momento, il capo della Wagner non solo ha mostrato con sempre maggiore chiarezza la sua rivalità con le forze armate regolari, accusate di perdere le battaglie e di farle perdere ai contractors, ma ha anche lasciato trapelare in modo più ampio le immagini dei metodi più brutali usati nei confronti di disertori e persone accusate di crimini dai suoi stessi uomini. Una scelta di immagine molto chiara, che se ha certificato il suo totale isolamento e la sua condanna più trasversale da parte della comunità internazionale, ha rafforzato la figura di Prigozhin nei segmenti più violenti e radicali dell’opinione pubblica nazionalista russa. Al punto che qualcuno lo considerava addirittura come un possibile candidato alla guida del Cremlino nel dopo-Putin, diventando infine una sorta di interlocutore diretto di Zelensky.

Il 2023 della Wagner tra accuse ai generali e assedi

In questo complesso percorso di cambiamento della Wagner, il 2023 è iniziato all’insegna di una doppia veste. Dal punto di vista politico, Prigozhin ha continuato ad accusare di tradimento i generali russi ritenendoli gli artefici della mancata vittoria di Mosca. Non solo: il capo dell’azienda di sicurezza ha anche detto pubblicamente che secondo lui la Difesa aveva volutamente negato i rifornimenti ai mercenari per far si che morissero più combattenti possibili e elevare le possibilità che a vincere le varie battaglie fossero le forze regolari.

La Federazione Russa ha risposto con una sorta di “censura” nei confronti di queste accuse, riducendo lo spazio dato allo “chef di Putin” se non a casi eccezionali e facendo affidamento alle sole notizie dal fronte comunicate dalle forze armate. E in tutto questo, si è notato anche un irrigidimento da parte di Putin, consapevole che la figura del capo della Wagner stia diventando un vero e proprio punto interrogativo nei suoi piani: da un lato fondamentale strumento di guerra e per sollecitare le forze armate; dall’altro pericolosa spina nel fianco in grado di mettere a repentaglio la stessa capacità offensiva di Mosca.

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La soluzione della censura non sembra però avere avuto effetti tangibili, dal momento che a partire da aprile dello stesso anno la propaganda del capo della compagnia di mercenari è tornata a colpire. Prigozhin ha mostrato di essere l’unico potenziale artefice della vittoria di Bakhmut, la grande battaglia del Donbass. Contemporaneamente, però, ha fatto intendere attraverso i propri canali che la guerra andrebbe chiusa il prima possibile, manifestando una critica nei confronti dell’invasione che, a questo punto e con le accuse rivolte ai suoi mercenari di crimini di guerra, appare come una prova delle sue difficoltà sul campo e come un tentativo per minare nella Russia profonda le certezze sul conflitto in attesa della possibile nuova controffensiva ucraina.

I mercenari e i crimini in Ucraina

Insieme a queste accuse, i contractor della Wagner iniziano però in modo sempre più insistente a essere messi sotto i riflettori delle inchieste interazionali per i presunti crimini commessi in territorio ucraino. Oltre alle accuse riguardo il loro possibile impiego a Bucha, diverse testimonianze, comprese quelle di disertori hanno messo in luce azioni che – se confermate – sono sicuramente ascrivibili ai crimini di guerra. Dalla decapitazione dei nemici all’uccisione di civili, tra cui alcuni bambini nell’Ucraina orientale, fino all’assassinio dei “traditori”, i video sui sociale e le frasi dei pentiti certificherebbero un ricorso da parte della Wagner alla violenza più efferata. Questo potrebbe facilitare Putin, il ministro della Difesa Sergei Shoigu e il comandante Valerij Gerasimov nel lavoro di allontanamento e riduzione dello strapotere mediatico e tattico della Wagner. D’altro canto, queste accuse rappresentano anche una conferma verso i sostenitori di Prigozhin dell’attacco contro la sua compagnia, ritenuta dai più radicali l’unica forza in grado di condurre la guerra.

Trincee ucraine a Bakhmut (Foto: EPA/GEORGE IVANCHENKO)

La battaglia di Bakhmut e i nuovi rivali

Dal punto di vista tattico, sul campo le perdite per Prigozhin sono state molto incisive. Gli esperti pensano che la forza della Wagner si sia ormai sensibilmente ridotta nei vari “tritacarne” in cui è stata lanciata a più ondate, a parte da Bakhmut, mentre il governo ha reso più complicato l’arruolamento dei detenuti, togliendo la più grande fonte di nuove leve a un’armata che cerca disperatamente di raggiungere i suoi obiettivi prima delle truppe regolari.

L’inizio del 2023, forse non a caso, è stato segnato da un rinnovato interesse dell’oligarchia russa riguardo la creazione di strutture simili o parallele alla Wagner – come il battaglione degli Urali o la compagnia Convoy – che certificano il desiderio di inserirsi in quello che appare come un mercato redditizio e forse anche meno dominato dall’agenzia di Prigozhin. Segnali che non devono comunque indurre a facili interpretazioni.

Convoy, ad esempio, nasce – come appare dalle più recenti analisi – da una branca di Wagner attiva in Crimea e su iniziativa del braccio destro di Prigozhin in Africa. Questione che potrebbe anche sottintendere una diversificazione dell’impero dello “chef” e non una sua ritirata. Diverso il caso del battaglio degli Urali e di altri rivali già esistenti che, sostenuti in parte dalla Difesa russa per colpire il predominio della Wagner, possono essere o già sono validi “competitor” in quello he appare come un vero e proprio processo di privatizzazione della forza (e della guerra).

Lorenzo Vita / continua

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